https://doi.org/10.36253/rse-19837
Received: February 9, 2026; Accepted: February 10, 2026; Published: June 15, 2026
Book Reviews
M. D’Ascenzo, L. Balduzzi (a cura di), «I modi dell’insegnare» tra scuola e società. Riflessioni sull’eredità di Bruno Ciari. Roma, Tab edizioni, 2025, pp. 156
Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara, Italia
Il volume «I modi dell’insegnare» tra scuola e società. Riflessioni sull’eredità di Bruno Ciari raccoglie gli Atti del convegno svoltosi a Bologna il 24 ottobre 2023 in occasione del centenario della nascita di Bruno Ciari, figura centrale della pedagogia italiana del secondo dopoguerra. Curato da Mirella D’Ascenzo e Lucia Balduzzi, il libro si colloca in modo consapevole all’interno di una tradizione di studi che, negli ultimi anni, ha mostrato un rinnovato interesse per la storia dell’educazione come chiave interpretativa dei problemi della scuola contemporanea.
L’opera si propone esplicitamente di superare una lettura meramente celebrativa della figura di Ciari, offrendo invece una riflessione articolata sulla sua eredità pedagogica, politica e culturale. Tale eredità viene interrogata nella sua dimensione storica e, al contempo, nella sua capacità di parlare al presente, in un momento in cui la scuola è nuovamente attraversata da tensioni legate alla partecipazione democratica, all’inclusione, alla formazione degli insegnanti e al rapporto tra educazione e società.
In questo senso, il volume si presenta come un contributo di rilievo sia per gli studiosi di pedagogia e storia dell’educazione sia per quanti operano nel campo della formazione, offrendo strumenti concettuali utili a ripensare il ruolo dell’insegnante e le finalità dell’istituzione scolastica alla luce dei mutamenti sociali e culturali.
Il libro è organizzato in tre parti principali, precedute da un’introduzione delle curatrici che chiarisce le finalità scientifiche del progetto editoriale. La prima parte raccoglie i saluti istituzionali e gli interventi di apertura del convegno; la seconda, di carattere maggiormente analitico, comprende contributi storico-pedagogici e teorici; la terza è dedicata alle testimonianze e alla restituzione della memoria viva di Bruno Ciari attraverso voci di collaboratrici, familiari e insegnanti.
Questa articolazione riflette una scelta metodologica precisa: mettere in dialogo la dimensione della ricerca storica con quella della memoria, evitando una separazione rigida tra fonti documentarie e fonti testimoniali. Tale impostazione risulta coerente con l’oggetto stesso dell’indagine, poiché il pensiero di Ciari si è sviluppato in una costante interazione tra riflessione teorica, pratica educativa e impegno politico. La pluralità di voci presenti nel volume non indebolisce l’unità complessiva dell’opera, ma contribuisce piuttosto a restituire la complessità di una figura che ha agito su più livelli: come maestro elementare, come intellettuale militante, come dirigente dei servizi educativi e come protagonista del dibattito pedagogico nazionale.
Gli interventi che aprono il volume collocano la riflessione su Bruno Ciari all’interno di una cornice istituzionale e politico-culturale ampia. In particolare, i contributi di Roberto Vecchi, Daniele Ara, Stefano Versari e Donatella Merlo insistono sul nesso tra educazione e democrazia, elemento strutturale del pensiero e dell’azione di Ciari.
L’idea di eredità, richiamata esplicitamente nel titolo del volume, viene interpretata non come semplice trasmissione del passato, ma come scelta attiva e responsabile. Essere eredi di Ciari significa interrogarsi criticamente sulle condizioni attuali della scuola e assumere una postura progettuale nei confronti del futuro. In questa prospettiva, la pedagogia appare intrinsecamente legata alla politica, intesa non in senso partitico, ma come impegno per la costruzione di una società più giusta e democratica.
Particolarmente significativa è la riflessione sul ruolo delle istituzioni scolastiche e universitarie come luoghi di formazione della cittadinanza. Gli interventi sottolineano come l’esperienza di Ciari, soprattutto nel contesto bolognese, abbia rappresentato un tentativo concreto di tradurre i principi costituzionali in pratiche educative quotidiane, anticipando temi che restano centrali nel dibattito contemporaneo.
La sezione centrale del volume costituisce il nucleo scientifico dell’opera. I contributi qui raccolti offrono una ricostruzione approfondita della figura di Ciari, collocandola all’interno della storia della pedagogia italiana del Novecento e mettendone in luce l’originalità teorica e pratica.
Il saggio di Mirella D’Ascenzo sugli “anni magici” di Bruno Ciari a Bologna rappresenta uno dei punti di maggiore interesse del volume. Attraverso un’attenta analisi di preziose fonti archivistiche, in parte inedite, l’autrice ricostruisce il periodo in cui Ciari ricoprì il ruolo di direttore delle istituzioni educative comunali (1966-1970). L’attenzione alle dinamiche amministrative e politiche consente di comprendere come l’innovazione pedagogica sia stata resa possibile da un contesto favorevole, caratterizzato da una forte alleanza tra amministrazione comunale, scuola e mondo accademico. Il contributo si distingue per il rigore metodologico e per la capacità di intrecciare la microstoria istituzionale con i processi educativi più ampi, mostrando come l’esperienza bolognese abbia costituito un laboratorio di riforma scolastica di rilevanza nazionale.
Lucia Balduzzi affronta il tema della scuola dell’infanzia, soffermandosi sul contributo di Ciari alla trasformazione di un segmento educativo a lungo marginalizzato. L’analisi mette in evidenza il passaggio da una concezione assistenziale a una visione pedagogica della scuola dell’infanzia, fondata sulla centralità del bambino, sulla continuità educativa e sulla qualificazione professionale degli insegnanti. Questo contributo assume particolare rilevanza alla luce delle attuali discussioni sul sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita ai sei anni.
Tiziana Pironi propone una lettura del pensiero di Ciari nel contesto della pedagogia laica del secondo dopoguerra, evidenziando il dialogo con figure come Lamberto Borghi e Raffaele Laporta. Attraverso questo confronto emerge una concezione dell’educazione come pratica sociale e politica, profondamente influenzata dal pensiero di Antonio Gramsci e aperta al contributo del pragmatismo di Dewey e della psicologia di Piaget e Bruner. L’educazione viene intesa come strumento di emancipazione e di partecipazione democratica, in opposizione a modelli scolastici selettivi e autoritari.
Il saggio di Elena Pacetti sul giornalino scolastico analizza uno degli strumenti didattici più rappresentativi dell’esperienza di Ciari e del Movimento di Cooperazione Educativa. L’autrice mostra come il giornalino non sia soltanto un mezzo espressivo, ma una vera e propria pratica di educazione democratica, capace di promuovere la partecipazione, la cooperazione e lo sviluppo del pensiero critico. La riflessione si estende alle potenzialità di questo strumento nella scuola contemporanea, suggerendo possibili sviluppi in chiave inclusiva e partecipativa.
Elena Malaguti affronta infine il tema dell’inclusione educativa, rileggendo le riflessioni di Ciari alla luce delle attuali prospettive sulla disabilità e sui bisogni educativi speciali. Il contributo evidenzia come molte intuizioni di Ciari anticipino una concezione inclusiva della scuola, fondata sul riconoscimento delle differenze e sulla costruzione di ambienti di apprendimento capaci di valorizzare tutti gli alunni.
La terza parte del volume è dedicata alle testimonianze e rappresenta un elemento di forte originalità. Attraverso ricordi personali, interviste e materiali audiovisivi trascritti, il lettore entra in contatto con la dimensione umana e relazionale di Bruno Ciari. Le testimonianze di Francesca Ciampi e Marcella Bufalini Ciari, insieme al contributo del Gruppo territoriale di Bologna del Movimento di Cooperazione Educativa, restituiscono l’immagine di un maestro profondamente coinvolto nella vita delle comunità educative. Questa sezione, pur collocandosi su un piano meno teorico, svolge una funzione essenziale: mostra come le idee pedagogiche di Ciari si siano tradotte in pratiche quotidiane e in relazioni educative concrete, rafforzando la coerenza tra pensiero e azione.
Nel complesso, il volume si distingue per coerenza tematica, solidità scientifica e ricchezza documentaria. Uno dei principali punti di forza risiede nella capacità di tenere insieme storia, memoria e attualità, evitando sia il rischio dell’agiografia sia quello di una lettura puramente antiquaria della figura di Ciari.
«I modi dell’insegnare» tra scuola e società rappresenta un contributo significativo al dibattito pedagogico contemporaneo e alla riscoperta critica di Bruno Ciari. L’opera offre strumenti interpretativi utili per comprendere le radici storiche di molte questioni educative attuali e sollecita una riflessione sul ruolo della scuola come spazio di partecipazione democratica e di trasformazione sociale.
L’eredità di Ciari, così come emerge da queste pagine, non è un modello da replicare in modo acritico, ma un patrimonio di idee e pratiche da reinterpretare alla luce delle sfide del presente. In questo senso, il volume si configura come una lettura di grande interesse per studiosi, insegnanti e formatori, e come un invito a ripensare continuamente i modi dell’insegnare in relazione ai mutamenti della società contemporanea.