https://doi.org/10.36253/rse-19646
Received: January 11, 2026; Accepted: February 11, 2026; Published: June 15, 2026
Scuola e società negli scritti politici di Antonio Banfi pubblicati su «l’Unità»
School and Society in Antonio Banfi’s Political Writings: Articles Published in the Communist Daily l’Unità
Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Italia
Abstract. This article explores a largely overlooked dimension of Antonio Banfi’s political and educational writings: the articles on school and society published in the communist daily l’Unità during his years as a Member of Parliament, which have remained outside the mainstream of editorial and historiographical inquiry. Drawing on a systematic review of the principal bibliographies on Banfi and on direct examination of materials held at the Antonio Banfi and Daria Malaguzzi Valeri Archive (Panizzi Library, Reggio Emilia), the study reconstructs the full corpus of 83 miscellaneous articles that appeared in the newspaper. Through qualitative content analysis, it identifies 29 pieces that engage explicitly and in a sustained manner with questions of educational policy and with the relationship between schooling and society. The article elucidates the philological, bibliographical and methodological criteria adopted in selecting, verifying and dating the texts, thereby establishing a critically grounded documentary record. From an interpretative perspective, the findings invite a reassessment of Banfi’s political profile, showing that the pages of the communist daily functioned as a privileged space for pedagogical intervention and for the public articulation of educational concerns complementing, but not reducible to, his work in Parliament.
Keywords: Antonio Banfi, history of education, political pedagogy, Communist press, l’Unità.
Riassunto. Il contributo esamina un segmento della produzione politico-educativa di Antonio Banfi rimasto ai margini della canonizzazione editoriale e storiografica: gli articoli dedicati ai temi di scuola e società pubblicati sul quotidiano comunista «l’Unità» nel periodo del suo impegno parlamentare. A partire da una ricognizione sistematica delle principali bibliografie banfiane e dall’esame diretto dei materiali conservati presso l’Archivio Antonio Banfi e Daria Malaguzzi Valeri (Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia), la ricerca ricostruisce il corpus degli 83 articoli di “varia” apparsi sul quotidiano, isolando, attraverso un’analisi qualitativa del contenuto, 29 testi che affrontano in modo esplicito e strutturale le questioni delle politiche scolastiche e del rapporto fra scuola e società. Il saggio esplicita i criteri filologici, bibliografici e metodologici adottati nella selezione, nella verifica e nella datazione dei testi, restituendo un repertorio documentario criticamente fondato. Sul piano interpretativo, l’analisi consente di riconsiderare il profilo del Banfi politico, mostrando come lo spazio del quotidiano comunista abbia costituito un luogo privilegiato di intervento pedagogico e di elaborazione pubblica delle istanze educative, complementare ma non riducibile all’attività svolta nelle sedi parlamentari.
Parole chiave: Antonio Banfi, storia della scuola, pedagogia politica, stampa comunista, «l’Unità».
Contents
Antonio Banfi senatore della Repubblica
L’Archivio Banfi a Reggio Emilia
Criteri metodologici e obiettivi dell’indagine
Articoli di Banfi su scuola e società pubblicati su «l’Unità»
Delimitazione del corpus di riferimento
Tre momenti di una scuola: democratica, antidogmatica, copernicana
«l’Unità» come spazio d’azione politica
Antonio Banfi senatore della Repubblica
Il presente articolo indaga uno specifico segmento della produzione politico-educativa di Antonio Banfi rimasto in parte inesplorato: gli articoli e gli interventi sui temi di scuola e società pubblicati su alcune delle più importanti testate e riviste all’epoca del suo impegno politico e del contestuale incarico come Senatore della Repubblica. In ragione della quantità di contributi ospitati, della continuità della collaborazione e del legame politico che intratteneva con l’autore, il riferimento fondamentale è costituito dal quotidiano «l’Unità», organo ufficiale di stampa del Partito Comunista Italiano1. Banfi aderì al PCI nel 1941, partecipando alle attività clandestine dell’associazione; a partire dal V Congresso nazionale (1945–1946) entrò nel Comitato Centrale e, già dal giugno 1945, avviò la collaborazione con il quotidiano comunista. La sua carriera politica si articolerà lungo le prime due legislature della storia d’Italia repubblicana, e sarà segnata da un impegno costante sui problemi della scuola e della cultura del Paese. Fu così che concretizzò l’interesse rivolto ai temi della filosofia dell’educazione e della pedagogia normativa che, molti anni prima, lo avevano impegnato nella stesura di importanti studi e saggi2. Eletto senatore nel 1948 nel collegio di Abbiategrasso3 (e riconfermato nel 1953 in quello di Cremona), Banfi fu membro della Commissione speciale ddl ratifica decreti legislativi (dal 1951 al 1953) e componente della 6ª Commissione permanente (Istruzione pubblica e belle arti) per entrambe le legislature, fino alla morte, avvenuta a Milano il 22 luglio del 1957, dopo una breve malattia.
L’Archivio Banfi a Reggio Emilia
Nell’ambito della storia della pedagogia e dell’educazione, l’interesse per la figura e l’opera di Banfi si è progressivamente consolidato, ampliandosi, a partire dal 19574, grazie anche all’eredità intellettuale di allievi e colleghi che contribuirono alla trasmissione e alla prima elaborazione critica del suo lascito5. Tale linea di ricerca risulta tuttora confermata da un’attenzione scientifica ampia e diversificata6. In questo contesto, l’indagine storico-educativa prende in esame il fondo documentario banfiano conservato presso la Biblioteca Comunale “Antonio Panizzi” di Reggio Emilia, la cui storia archivistica, le modalità di ordinamento e le vicende di conservazione sono ricostruite nell’Inventario del 20157. Si tratta di un’estesissima selezione del patrimonio documentale banfiano complessivo8, parte del quale risulta tuttora inedita o, pur essendo stata pubblicata, non è mai stata raccolta né studiata in modo sistematico dopo la scomparsa dell’autore. Dall’Inventario emerge infatti che:
Il lavoro di indagine e schedatura delle carte di Antonio Banfi ha messo in luce la presenza di una sorta di miniera inesplorata di elaborati, studi, appunti, prodotti dall’attività intellettuale di una delle figure che col proprio pensiero hanno firmato il XX secolo […] (Ivi, 7).
Fonti edite e “inedite”
Le fonti documentali considerate in questa indagine si articolano in due ambiti principali. Un primo nucleo è costituito dalle fonti edite, comprendenti la letteratura primaria e secondaria sui temi di scuola e società, nonché gli articoli e gli interventi raccolti nel Volume XIII – Scritti e discorsi politici. I. Scuola e società, a cura di Alberto Burgio (1987), che rappresenta tuttora un riferimento imprescindibile per lo studio della riflessione banfiana sulle politiche scolastiche nel secondo dopoguerra. Accanto a queste, la ricerca ha preso in esame materiali non confluiti nelle principali raccolte a stampa, riconducibili a una parte della produzione rimasta a lungo marginale sul piano editoriale e storiografico (materiale sommerso). Il confronto diretto con tali fonti ha consentito di intercettare testi esclusi dai processi di canonizzazione e di ricostruirne le modalità di selezione e trasmissione. In questo quadro, la Bibliografia banfiana curata da Roselina Salemi (1982) ha costituito un riferimento costante per l’organizzazione e la verifica del materiale, fornendo un sistema di identificazione filologico-bibliografica dei testi adottato in bibliografia e utile al censimento e alla delimitazione del corpus in oggetto.
Il primo tomo del Volume XIII
Come si apprende leggendo la Nota al testo di Burgio, curatore dell’edizione, il Volume XIII delle Opere banfiane include e raccoglie «[…] interventi in tema di politica scolastica – scritti compresi tra il 1946 e il 1957 – con l’eccezione di quelli apparsi su “l’Unità”, che saranno riuniti nel secondo tomo […]» (Burgio 1987, IX). L’esclusione di questi scritti si è imposta, prosegue il curatore, «[…] sia per non appesantire ulteriormente la mole del libro (oltre 600 pagine, N.d.A.) […]» (Ibidem), ma anzitutto per ragioni di rigore e criterio editoriale:
[…] il Comitato Scientifico, curatore dell’edizione, ha ritenuto opportuno, a illustrazione della figura del politico militante, presentare unitariamente gli interventi pubblicati sul quotidiano del Partito comunista italiano (Ibidem).
L’indicazione editoriale in questione – che, nelle intenzioni originarie implicava la prosecuzione del progetto di sistemazione e pubblicazione del materiale banfiano, finalizzata alla realizzazione di un secondo tomo –, assume ora, a distanza di decenni, un rilievo ermeneutico specifico, soprattutto se posta in relazione con un’ulteriore direttiva. Quest’ultima, di carattere filologico-bibliografico, chiarisce infatti le peculiarità del fondo banfiano e i criteri adottati per la definizione di inedito, in un contesto in cui il materiale, dalla pubblicazione del Volume XIII (1987) a oggi, è stato oggetto di un articolato processo di riordino, catalogazione e inventariazione.
Si definisce inedito, oltre al materiale mai pubblicato, anche quanto è stato oggetto soltanto di pubblicazione postuma (nei volumi: Scuola e società, Editori Riuniti, Roma 1958, d’ora in avanti abbreviato con SS; La problematicità dell’educazione e il pensiero pedagogico, a cura di Giovanni Maria Bertin, La Nuova Italia, Firenze 1961; La crisi della civiltà borghese e il marxismo. Introduzione, scelta e note a cura di Giovanni Mari, Cooperativa editrice universitaria, Firenze 1977) (Ivi, XI).
Il secondo tomo del Volume XIII, previsto nel progetto editoriale dell’Istituto Banfi, non venne mai portato a compimento e, attualmente, non risulta in fase di progettazione o di lavorazione9. Nel quadro dell’edizione delle Opere risultano attualmente pubblicati, tra il 1986 e il 1988, i Volumi I, V e VI, cui si aggiunge il Volume X, apparso nel 1996 presso un diverso editore. Indicazioni puntuali circa la struttura e la consistenza del materiale destinato al secondo tomo del Volume XIII si rintracciano nel volume edito dall’Istituto Banfi in occasione del Centenario della nascita di Antonio Banfi (1986, 22–24), che riporta il piano dell’edizione redatto, per conto del Comitato Scientifico, da Livio Sichirollo10. Dalle note di quest’ultimo si apprende che il secondo tomo avrebbe dovuto comprendere: «[…] gli 83 articoli vari per “l’Unità”; i 96 articoli della rubrica de “l’Unità” Banfi risponde ai giovani; 31 articoli vari in riviste; 14 discorsi al Senato» (Istituto Banfi 1986, 23). Erbetta (2008, 177) riporta il titolo del tomo come Politica e cultura, specificando che si tratta di un testo non ancora pubblicato.
Criteri metodologici e obiettivi dell’indagine
La strategia d’indagine che orienta il lavoro, in primo luogo per ciò che concerne la selezione e l’interpretazione delle fonti, si configura, da un lato, come un progetto di recupero critico e, dall’altro, come un’operazione di riattivazione ermeneutica del quadro interpretativo trasmesso dai curatori delle Opere banfiane dell’epoca, nel rispetto dell’impianto editoriale e filologico originario. Gli obiettivi della ricerca si articolano secondo una pluralità di dimensioni metodologiche, tra loro interconnesse e complementari: la dimensione filologica, che presiede al reperimento, alla verifica e all’analisi dei materiali d’archivio mediante criteri di coerenza interna e contestuale; la dimensione bibliografica, finalizzata alla costruzione di un repertorio analitico e criticamente fondato, concepito come strumento di orientamento per la futura ricerca banfiana; la dimensione storico-educativa, condotta in chiave qualitativa attraverso la lettura critica dei testi e il loro confronto con la produzione coeva, al fine di indagarne la valenza teorico-politica nel contesto del dibattito educativo.
Articoli di Banfi su scuola e società pubblicati su «l’Unità»
Se Burgio e il Comitato scelsero, malgrado la pertinenza dei contenuti, di non includere nel primo tomo del Volume XIII alcuni scritti apparsi su «l’Unità», ciò denota la coerenza di una parte di tali materiali con il nucleo tematico della raccolta – scuola e società. Il confronto sistematico tra le principali bibliografie banfiane, integrato dall’esame diretto di manoscritti, dattiloscritti e ritagli conservati presso l’Archivio Banfi, ha consentito di ricostruire e isolare, nel corpus di 83 articoli di “varia” pubblicati su «l’Unità», i 29 nei quali sono tematizzate e affrontate, in modo esplicito e strutturale, questioni di scuola e società. Inoltre, in riferimento alla rubrica «Banfi risponde ai giovani», composta da 96 testi, l’analisi del contenuto ha isolato oltre 30 interventi incentrati sui temi della scuola, delle politiche scolastiche, dell’università e della formazione delle nuove generazioni11. La selezione dei testi sottoposti a lettura interpretativa risponde a criteri differenziati, coerenti con la diversa morfologia dei materiali considerati. Nel caso degli articoli di “varia”, la delimitazione dell’oggetto risulta prevalentemente tematica e consente un’esclusione chiara dei contributi non pertinenti, dedicati ad altri nuclei della riflessione banfiana (quali la politica culturale del partito o le questioni internazionali). Diversamente, la struttura dialogico-epistolare della rubrica «Banfi risponde ai giovani» richiede un ulteriore livello di discriminazione analitica: oltre all’esclusione dei testi tematicamente estranei alle questioni educative, sono stati considerati solo gli interventi nei quali la tematizzazione della scuola e della formazione assume un rilievo autonomo e riconoscibile, distinto da riferimenti episodici o strumentali. Segue l’elenco dei 29 articoli dedicati ai temi della scuola e della società inclusi nel corpus degli 83 articoli di “varia”. Per ciascun articolo sono stati verificati e, ove necessario, corretti – con segnalazione esplicita – il titolo, l’annualità, il numero e la data del fascicolo, mediante il confronto sistematico tra le diverse edizioni del quotidiano: quella dell’Italia settentrionale (Milano), l’edizione piemontese (Torino), l’edizione ligure (Genova) e, infine, l’edizione romana, in un’operazione di controllo incrociato particolarmente complessa in ragione delle irregolarità nella scansione temporale delle diverse edizioni e della conseguente variabilità della numerazione. L’edizione di riferimento principale per gli articoli di Banfi resta in ogni caso quella milanese. Tale operazione è stata condotta mediante un confronto sistematico tra i dati forniti dalla Bibliografia banfiana di Salemi (1982), la successiva ricognizione curata da Ceglia (2007), la documentazione originale conservata nell’Archivio Banfi12, gli strumenti di corredo archivistico (l’Inventario del 2015), nonché l’Archivio storico digitale de «l’Unità»13. La compilazione dell’elenco ha richiesto un’analisi integrale del corpus degli articoli banfiani pubblicati sull’allora organo di stampa del Partito Comunista Italiano: ciò ha reso necessario esaminare l’intero materiale archivistico, procedendo poi all’esclusione degli scritti non direttamente pertinenti o privi di una tematizzazione esplicita e articolata delle politiche scolastiche e, più in generale, del rapporto fra scuola e società. Il numero tra parentesi quadre, posto prima di ciascun titolo, rinvia alla Bibliografia banfiana curata da Salemi (1982), che, per ragioni cronologiche, si arresta al 198114, ed è utilizzato esclusivamente in questa sede (elenco analitico) ai fini dell’identificazione e del censimento puntuale dei singoli articoli di Banfi pubblicati su «l’Unità», in quanto materiali non confluiti in raccolte a stampa. Quando il numero del fascicolo e la città di pubblicazione compaiono tra parentesi quadre, si tratta di dati ricostruiti per interpolazione, sulla base della progressione delle uscite contigue del quotidiano e del confronto diretto e sistematico tra le diverse edizioni. Tali elementi risultano infatti assenti in Salemi (1982), la cui utilità di riferimento, pur generalmente riconosciuta, non consente, in questi casi, una restituzione puntuale. Quando disponibile, è stato inoltre indicato il numero delle pagine dattiloscritte originali. Infine, sono esclusi dall’elenco gli articoli su scuola e pedagogia apparsi su «l’Unità» che furono già raccolti da Bertin in La problematicità dell’educazione e il pensiero pedagogico (1961) e successivamente confluiti nel Vol. VI delle Opere banfiane (1986).
1. [4509] Per la vita dell’Università, a. XXII, [n. 69], Edizione dell’Italia Settentrionale, Milano, 27 giugno 1945;
2. [4513] Realtà della cultura, a. XXII, [n. 112], Milano, 15 agosto 1945;
3. [4524] L’Università e la vita sociale, a. XXII, n. 172, Milano, 24 ottobre 1945 (5 pp.);
4. [4529] L’elemosina del latino, a. XXII, n. 187, Milano, 9 novembre 1945;
5. [4531] Scuola e democrazia, a. XXII, n. 215, Milano, 11 dicembre 194515;
6. [4605] Uomo di mai, uomo di oggi (polemica di Banfi con Concetto Marchesi sull’insegnamento del latino), a. XXIII, n. 13, Milano, 15 gennaio 194616. [Ristampato in Umanità. Pagine autobiografiche (UM), a cura di Daria Banfi Malaguzzi, Reggio Emilia, Franco, 1967, pp. 245–247];
7. [4606] Per una cultura umana, a. XXIII, n. 23, [Roma], 27 gennaio 1946;
8. [4607] Discorso agli insegnanti, a. XXIII, n. 44, Milano, 20 febbraio 1946;
9. Scuola democratica17, a. XXIII, [n. 66, Milano], 17 marzo 1946;
10. [4620] Insegnanti artigiani al Fronte della cultura, a. XXIII, n. 273, Milano 17 novembre 1946. [Uno stralcio è ristampato in Antonio Banfi e il pensiero contemporaneo. Atti del Convegno di studi banfiani, Reggio Emilia, 13–14 maggio 1967 (Atti), Firenze, La Nuova Italia, 1969, p. 173];
11. [4738] Una scuola al servizio del progresso, a. XXIV, [n. 98, Milano], 26 aprile 1947;
12. [4744] Salvare l’anima della scuola, a. XXIV, [n. 158, Milano], 6 luglio 1947 (5 pp.);
13. [4821] L’opera di Gonella [in]cominciò con Croce18. “La battaglia della scuola”, a. XXV, n. 139, Milano, 15 giugno 1948 (8 pp.);
14. [4822] Lo specchietto per allodole. “La battaglia della scuola”, a. XXV, n. 153, Milano, 1° luglio 1948;
15. [4825] Intellettuali nella realtà, a. XXV, [n. 290, Milano], 9 dicembre 1948;
16. [4826] Le immaginette del principino. “Il clero fa propaganda monarchica nelle scuole”, a. XXV, [n. 306, Milano], 29 dicembre 1948;
17. [4920] Come la scuola è stata tradita, a. XXVI, n. 114, Milano, 13 maggio 1949 (6 pp.);
18. [4924] Il problema scolastico, a. XXVI, [n. 251, Milano], 20 ottobre 1949 (4 pp.);
19. [4925] Direzione pedagogica e assistenza scolastica, a. XXVI, [n. 263, Milano], 3 novembre 1949 (3 pp.);
20. [5008] Cultura viva. “Il mese del libro popolare e della scuola”, a. XXVII, n. 39, Milano, 15 febbraio 1950;
21. [5009] Offese alla scuola, a. XXVII, n. 56, Milano, 7 marzo 1950;
22. [5111] La crisi dell’Università, a. XXVIII, n. 60, Milano, 13 marzo 1951 (5 pp.);
23. [5115] La staffetta della gioventù, a. XXVIII, n. 161, Milano 10 luglio 1951;
24. [5118] In difesa della scuola19, a. XXVIII, n. 244, 16 ottobre 1951 (6 pp.);
25. [5213] Per far festa ai loro ragazzi ogni domenica salgono a La Rasa. I lavoratori hanno capito come si educano i ragazzi20, a. XXIX, n. 49, [Milano], 26 febbraio 1952;
26. [5424] Il problema universitario, a. XXXI, n. 305, Milano, 23 dicembre 1954. [Ristampato in SS, pp. 231–234];
27. [5517] La scuola e l’ora politica, a. XXXII, [n. 152, Milano], 28 giugno 1955;
28. [5603] La riforma della scuola, a. XXXIII, n. 9, Milano, 11 gennaio 1956;
29. [5709] Difendiamo la scuola, a. XXXIV, [n. 167, Milano], 16 luglio 1957. [Ristampato in SS, pp. 282–286 e in UM, pp. 301–303].
Delimitazione del corpus di riferimento
La delimitazione dell’oggetto interpretativo si fonda su un lavoro di ricostruzione e censimento filologico-bibliografico degli scritti banfiani su scuola e società pubblicati su «l’Unità», che ne ha chiarito estensione, scansione cronologica e fisionomia tematica complessiva. Tale ricognizione costituisce un risultato autonomo dell’indagine; l’analisi ravvicinata di un numero circoscritto di articoli interviene come momento ulteriore e distinto, teso a sottoporre a verifica interpretativa alcuni nodi testuali emblematici di un corpus ora definito. La selezione di tre articoli posti al centro dell’analisi si fonda su criteri strutturali e storiograficamente rilevanti: la loro rilevanza interna significativa nella definizione del “problema scolastico” nel primo decennio repubblicano; la parziale integrazione nella letteratura secondaria, che li ha finora citati o evocati senza sottoporli a un’analisi testuale sistematica; la possibilità di verificare come la riflessione politica banfiana riprenda e sviluppi problemi e proposte elaborati e discussi parallelamente in sede di dibattito parlamentare. La scelta è ulteriormente motivata da criteri interni di coerenza, quali l’omogeneità tematica, la continuità cronologica (1947–1951) e l’unità di sede, che fanno di questi testi un laboratorio discorsivo specifico e complementare agli interventi senatoriali, caratterizzato da un registro argomentativo e da un destinatario politico-sociale distinti rispetto ai saggi teorici e ai discorsi parlamentari.
Tre momenti di una scuola: democratica, antidogmatica, copernicana21
I tre articoli qui analizzati sono stati selezionati, tra gli altri criteri, in ragione della limitata attenzione loro riservata dalla letteratura critica secondaria. Nell’elenco analitico figurano infatti anche scritti che ricorrono con maggiore frequenza nella storiografia banfiana, mentre alcuni contributi risultano meno indagati, senza che tale minore frequentazione possa essere ricondotta né a una qualità teorica inferiore, né a un’attenuazione dello slancio politico. La scansione proposta circoscrive l’analisi alle modalità discorsive e agli accenti concettuali che, nella scrittura giornalistica su «l’Unità», si riorganizzano in relazione ai contesti politici e alle urgenze del dibattito scolastico, mettendo in luce connessioni, risonanze e tensioni – tre momenti, appunto – all’interno di un orizzonte epistemologico complesso e stratificato, senza ridurli a una sintesi teorica generale del pensiero banfiano. Emblematico è l’articolo Salvare l’anima della scuola22, nel quale un Banfi non ancora Senatore della Repubblica accusa l’azione ministeriale di aver restaurato un dominio burocratico e centralizzato sull’istituzione scolastica, compromettendone autorità ed efficacia in favore di progressive concessioni alla scuola privata23. Nel testo si delinea uno dei nuclei portanti della prospettiva pedagogica e civile banfiana: l’attribuzione alla scuola di una funzione eminentemente pubblica, orientata alla rigenerazione democratica del Paese:
[…] far della scuola, tra i giovani, il centro vivo di propulsione per il rinnovamento civile e democratico del Paese. […] il nucleo vivente d’elaborazione e di sviluppo della nuova coscienza civile, perché attraverso di essa i giovani – restituiti ai diritti della loro gioventù – fossero insieme immersi […] nell’opera di ricostruzione del Paese; [4744] (Banfi 06/07/1947, 1).
La riflessione pedagogica si salda in modo strutturale con l’analisi politica e sociale:
[…] il problema della scuola è non un astratto problema pedagogico, ma un problema politico e sociale. La scuola è il centro della coscienza aperta e rinnovatrice di una società progressiva, e la sua malattia dipende dal fatto che oggi la classe dirigente in Italia ha perduto la volontà e la capacità di progresso: perciò la scuola è inutile, staccata dalla vita; e si corrompe con essa (Ivi, 3–4).
A distanza di poco più di due anni ritroviamo Banfi eletto nel frattempo al Senato. Dalle colonne de «l’Unità» (Il problema scolastico24) prosegue la sua invettiva contro il governo centrale in materia di scuola: Banfi estende la critica e valuta complessivamente la gestione centrale, ritenuta responsabile di aver ricondotto lo slancio progressivo della ricostruzione – e delle forze emerse dalla Resistenza – a un processo di ordinaria amministrazione; il giorno seguente riprenderà e amplierà tali argomentazioni nel discorso parlamentare La scuola del popolo italiano, pronunciato in occasione della discussione sullo stato di previsione della spesa per la pubblica istruzione (cfr. Banfi 1987, 72–100). Nell’articolo, Banfi registra un tentativo, da parte del Governo, di ristabilimento di uno stato anteriore, in opposizione al disegno democratico comunista di costruzione rinnovatrice. Si inserisce qui l’affondo sull’oscurantismo clericale a firma democristiana che, nelle parole dell’autore:
[…] appoggiandosi sulla pigrizia e sul pessimismo d’una burocrazia stanca, ha diluito questo slancio, socialmente vigoroso ed efficace, da un lato in un astratto umanitarismo pedagogico, dall’altro in una restaurazione archeologica dei vecchi valori culturali; [4924] (Banfi 20/10/1949, 2).
In questo quadro si colloca una precisa e originale proposta politico-pedagogica: articolata in sette punti programmatici, oltre a profilare un progetto materiale di stampo laico e popolare, denota una chiara volontà politica di intervento e, soprattutto, di inversione rispetto alla rotta tracciata dal governo. Si riportano due nodi cruciali:
5°) Incremento agli studi superiori scientifici e intervento diretto a promuovere le ricerche di interesse cittadino e la diffusione dell’alta cultura; 6°) Aiuto concreto e coordinatore alle iniziative di cultura del popolo, specie alle biblioteche, ai musei, con indirizzo e metodo che tengano conto del nuovo significato di cultura popolare, come coscienza che le masse popolari vanno conquistando nella loro realtà storica e politica e dell’ambito senso umano del loro lavoro (Ivi, 3–4).
Un ulteriore salto temporale di un biennio, cronologicamente e tematicamente coevo a un momento decisivo della stagione politica italiana in materia di scuola, colloca Banfi in posizione ancora più netta. Siamo nel contesto della discussione al progetto di riforma della pubblica istruzione redatto da Gonella – il disegno di legge n. 2100, Norme generali sull’istruzione, presentato alla Camera dei deputati il 13 luglio 1951, rimase infine senza applicazione ufficiale. In autunno, il 12 ottobre, il senatore comunista presenta un lungo e articolato intervento parlamentare, In difesa della scuola italiana (Banfi 1987, 177–202): il 16 dello stesso mese torna sulle pagine de «l’Unità» con un titolo in continuità con quello dell’aula (In difesa della scuola25), caratterizzato da un registro retorico marcatamente politico, che invita il pubblico alla presa di coscienza e a una mobilitazione26. La grammatica discorsiva poggia su una cornice teorica riconducibile all’elaborazione dell’Uomo copernicano27. Un passaggio in particolare rende esplicita questa declinazione, mostrando come scuola e società, reciprocamente compenetrate, orientino e contribuiscano alla costruzione del futuro dell’umanità:
La scuola, quale noi la pensiamo, raccoglie tutte, nessuna esclusa, le giovani energie del paese; le introduce in una cerchia più vasta di quella familiare; apre ai loro occhi la visione di questo mirabile mondo della natura e degli uomini, e ridestando, fecondando e dividendo in ciascuno la capacità e le forze native assegna a ciascuno un proprio posto e una propria funzione; [5118] (Banfi 16/10/1951, 1).
L’incidere argomentativo, consolidato all’interno della prospettiva marxista, rivela un’architettura di pensiero modulata dall’ideale dell’umano copernicano, il quale analizza e comprende il mondo, ne elabora strumenti di lettura critica, ne configura una costruzione progressiva ed egualitaria.
Del resto, la scuola, così com’è, soggiace ancora alle leggi e ai regolamenti fascisti; centralizzazione, burocratizzazione, autoritarismo, antidemocrazia, ancora resistente della disfunzionalità sociale che la caratterizza in regime di privilegio di classe e di reazione; dello svilimento didattico e morale che da essa deriva; nonostante i coraggiosi a volte eroici sforzi degli insegnanti, che ancora reclamano uno stato giuridico ed economico corrispondente alla dignità, al valore della loro opera civile. Ma, peggio ancora, il sottile veleno del conformismo confessionale si insinua nell’organismo scolastico […]. Oggi la riforma Gonella non fa che codificare legalmente tale situazione […] (Ivi, 3–4).
Di fronte a quello che viene definito senza appello un «[…] attentato contro la scuola, la cultura e la civiltà, contro la democrazia e il principio dell’autonomia statale soprattutto contro la gioventù d’Italia […]» (Ivi, 5), Banfi invita alla mobilitazione le forze democratiche e progressive del Paese, anzitutto quelle del mondo della scuola e della cultura, passando dalle organizzazioni sindacali all’associazionismo, fino ai partiti tradizionali, affinché questi «[…] si uniscano in opera comune di difesa della scuola […]» (Ibidem), e che la coscienza del Paese […] si illumini e si levi a difesa della sua scuola, […] che è difesa della sua tradizione di cultura, della sua democrazia politica, del suo avvenire di umanità (Ivi, 5–6).
«l’Unità» come spazio d’azione politica
La ricognizione sistematica del fondo archivistico ha reso possibile problematizzare, e conseguentemente ricalibrare, un giudizio storico-ermeneutico ormai stabilizzato sulla figura del Banfi politico. Se in sede istituzionale e di Comitato Centrale egli accettò, con rigorosa disciplina di partito, la funzione di tecnico specializzato sulle questioni educative, lo spazio culturale del quotidiano comunista rappresentò per il filosofo un terreno di maggiore agibilità politica (pur nella sostanziale continuità di orientamento tra livello editoriale e livello istituzionale), anche in virtù del carattere minoritario della sua linea all’interno del partito28. Una testimonianza di Ludovico Geymonat, insieme preziosa e personale – e nondimeno scarsamente valorizzata dalla letteratura critica – consente di verificare e chiarire, nel caso di Banfi, la complessa articolazione tra la responsabilità connessa all’incarico parlamentare e l’urgenza intellettuale e civile di intervenire nel dibattito pubblico, assumendo le questioni scolastiche come dispositivo discorsivo per parlare della società e rivolgersi, intenzionalmente, all’intero corpo sociale. Occorre mantenere costantemente sullo sfondo come, per figure di alto profilo intellettuale e politico quali Banfi, impegnate – com’è noto – su più livelli simultanei, accademico, istituzionale e parlamentare, la scrittura giornalistica costituisse uno strumento di mediazione pubblica, capace di intercettare e sollecitare un pubblico di lettori che, pur attento alle vicende del Paese, rinveniva nelle pagine del quotidiano comunista spazi di informazione e di approfondimento maggiormente accessibili rispetto alle comunicazioni ufficiali veicolate dalle sedi parlamentari. Nell’ambito dell’attività in Senato, Geymonat (1986, 241) ricorda infatti come il maestro milanese, pur possedendo «[…] un’esatta e profonda comprensione dei problemi politici di fondo […]», si astenesse dall’intervenire su temi generali per rispettare il mandato di Togliatti e del PCI, che gli avevano affidato il fronte dei problemi scolastici:
[Banfi] confessava però che avrebbe gradito parlare anche di altri problemi politici non necessariamente legati alle questioni scolastiche. Questo suo desiderio non lo portò comunque mai alla negazione della disciplina che allora vigeva nel Comitato Centrale del Pci: “mi affidano quel compito ed io lo eseguo però – a volte mi diceva Banfi stesso – avrei desiderio di prendere la parola anche su questioni politiche occupandomi di problemi politici più generali”. In realtà Banfi rimase relegato alla figura del comunista che doveva occuparsi dei problemi della scuola, dell’università, ecc. (Ibidem).
L’ampiezza e l’eterogeneità degli scritti pubblicati su «l’Unità» – di cui i 29 sopra riportati costituiscono solo il nucleo tematico – testimoniano come Banfi cercasse di forzare, o quantomeno dilatare, il perimetro d’azione assegnatogli. Se per Banfi il Senato rappresentava il luogo della specializzazione, il quotidiano si configurava invece in qualità di “officina” (per utilizzare un’espressione banfiana) all’interno della quale la battaglia scolastica poteva caricarsi di significati politici generali che il senatore, per disciplina di partito, tendeva altrimenti ad «[…] ‘abbandonare’ ai ‘politici’ del partito […]» (Ibidem). Il ricordo biografico di Geymonat termina con un’ulteriore considerazione sulla caratura umana e intellettuale del filosofo comunista: una testimonianza che permette di inquadrare e riconsiderare la figura di Banfi sia sul versante dell’impegno parlamentare, sia su quello del lavoro culturale come giornalista militante. Banfi, scrive ancora Geymonat, svolgeva questi compiti:
[…] con grande umiltà poiché era convinto che il filosofo e il grande pensatore doveva essere anche una persona umile, una persona che è in grado di accettare le istanze che provengono dalla grande politica (Ivi, 241–2).
Il materiale banfiano ricostruito sulle pagine de «l’Unità» permette di cogliere, dall’interno di una piattaforma centrale nella pratica culturale del partito, una costellazione di problemi che non rimase confinata alla dimensione dell’intervento contingente o giornalistico. Un riscontro significativo di questa dialettica emerge anche in studi che hanno ricostruito il dibattito pedagogico sviluppatosi nel Partito Comunista Italiano nel secondo dopoguerra: il caso analizzato da Maltese (2009) sulle pagine di «Rinascita» mostra come le questioni sollevate negli scritti banfiani – dalla funzione sociale della scuola al rapporto tra cultura e politica – attraversassero il campo comunista ben oltre il contesto immediato dell’intervento militante. Ulteriore conferma della preminenza e della complessità di tale dibattito culturale si rintraccia nelle ricostruzioni dedicate al rapporto tra il PCI e il mondo intellettuale. Lo studio di Agosti (2012) sul ruolo svolto da «Il Politecnico» e sulle strategie culturali promosse da Palmiro Togliatti tra il 1944 e il 1947 evidenzia come la questione dell’autonomia degli intellettuali e della loro funzione politica fosse al centro di un confronto tutt’altro che lineare all’interno del partito. Nella stampa comunista, intesa come spazio di mediazione problematica tra indirizzo politico e iniziativa culturale, si concentravano infatti tensioni decisive per la definizione dei rapporti tra direzione politica e produzione intellettuale – tensioni che illuminano retrospettivamente anche la specificità dell’intervento banfiano su «l’Unità». Come osserva Burgio (1987, 277) in un contributo pubblicato in stretta contiguità temporale con la curatela del Volume XIII, l’attività politica e intellettuale di Banfi non si configura soltanto come «appassionata e generosa», ma dà luogo a un «[…] corpo di scritti di battaglia […], occasionati dai problemi del momento, motivati dalle esigenze della lotta politica, percorsi da passione civile e forza polemica […]» che, precisa l’autore, non di rado «[…] dettano accenti duri, toni accesi, impongono posizioni semplici e nette, indicazioni chiare per l’azione». È ancora Burgio, in qualità di curatore, a sottolineare come, nel corpus degli interventi politici in materia di scuola, la prospettiva banfiana implichi costantemente e in modo consapevole:
[…] un’idea determinata di scuola […] e, molto più circolarmente, un’idea precisa di società, una società che si struttura e si sviluppa in conformità ai valori propri di una cultura intesa come creazione e patrimonio collettivo dell’intera comunità sociale (Ivi, 279).
Conclusioni
Il presente contributo ha restituito visibilità e consistenza documentaria a un segmento della produzione di Banfi rimasto ai margini della ricognizione storiografica, attraverso un lavoro di ricostruzione filologico-bibliografica fondata sull’analisi archivistica e sulla verifica sistematica dei materiali pubblicati su «l’Unità». La delimitazione e il censimento del corpus rappresentano un risultato autonomo dell’indagine e consentono di riconsiderare con maggiore precisione la fisionomia degli scritti banfiani su scuola e società, ricomponendo virtualmente un insieme testuale disperso che si colloca all’incrocio tra intervento giornalistico, impegno parlamentare e riflessione teorica. L’analisi di alcuni articoli ha inoltre messo in luce elementi strutturali dell’impegno politico di Banfi nel contesto dei suoi rapporti con il PCI, mostrando come le questioni scolastiche concentrino e riflettano conflitti e trasformazioni sociali. Il saggio individua, infine, possibili linee di sviluppo della ricerca, dal confronto con altre sedi editoriali coeve all’estensione dell’analisi ad altri intellettuali-parlamentari.
Bibliografia
Le abbreviazioni e i numeri tra parentesi quadre rinviano, anche in questa sede, alla Bibliografia banfiana di Salemi (1982) e sono utilizzati come strumenti di identificazione e tracciabilità filologico-bibliografica dei testi.
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1 Soppresso nel 1926 dalle leggi fasciste sulla stampa, il giornale continuò a circolare in clandestinità, con uscite irregolari sia dall’estero che dall’interno; riprese quindi le pubblicazioni legali a Roma nel contesto della Liberazione della città e, successivamente, anche a Milano, Genova e Torino.
2 Si richiamano alcuni contributi di riferimento: il saggio La problematicità della vita spirituale e il pensiero pedagogico di G. Capponi (1924); la monografia su Pestalozzi (1929); il Sommario di storia della pedagogia (1931); e il volume postumo La problematicità dell’educazione e il pensiero pedagogico (1961). Tali scritti pedagogici sono successivamente confluiti nel sesto volume delle Opere, curato da Bertin e Sichirollo (Banfi, 1986).
3 Banfi si candidò alle elezioni politiche, tra le file del gruppo Comunista, nelle liste del Fronte Democratico Popolare, federazione costituita il 28 dicembre 1947 e composta principalmente dal Partito Comunista Italiano e dal Partito Socialista Italiano.
4 Si segnalano il numero monografico di aut aut dedicato a Banfi (1958); la prima edizione della storia della scuola di Bertoni Jovine (1958); e i fondamentali studi di Bertin (1961) e Papi (1961).
5 Sulla decisiva influenza teorica e civile esercitata da Banfi attraverso la “Scuola di Milano” e sulla continuità del suo insegnamento, cfr. Antonio Banfi tre generazioni dopo (1980). Per una più recente e sistematica ricostruzione storiografica del valore di tale magistero, si veda inoltre Minazzi (2020).
6 Per il triennio 2025–2027, il Centro Italiano per la Ricerca Storico-Educativa (CIRSE) ha attivato, tra gli undici complessivi, un gruppo di lavoro coordinato da F. De Giorgi, A. Mariuzzo e S. Salustri intitolato: Il pensiero pedagogico ed educativo di Antonio Banfi. In data 22 ottobre 2025, presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia (Dipartimento di Educazione e Scienze Umane), si è tenuto il convegno dal titolo: Antonio Banfi interprete della pedagogia critica in Italia: dimensioni storiche, pedagogiche e giuridiche. Nel 2026 ricorreranno inoltre i 140 anni dalla nascita del filosofo.
7 Per una ricostruzione complessiva della storia archivistica dell’Archivio Antonio Banfi e Daria Malaguzzi Valeri, nonché degli interventi di riordino, inventariazione e dei criteri descrittivi adottati per i 424 fascicoli che ne compongono la consistenza, si rinvia all’Inventario curato da Pulini e Rosa (2015), che documenta anche la precedente conservazione del fondo presso l’Istituto Antonio Banfi nel complesso de ‘Il Mauriziano’ e il successivo trasferimento, nel 2015, presso la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia.
8 L’Archivio privato familiare Antonio Banfi (o Archivio segreto Antonio Banfi) è attualmente depositato presso il Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti” dell’Università degli Studi dell’Insubria (3145 unità, in 15 buste): per approfondimenti, si veda Scolozzi (2024). La Biblioteca di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano custodisce invece il Fondo Banfi Antonio e Malaguzzi Valeri Daria (167 fascicoli, 12 buste), al quale si aggiunge una collezione libraria (cfr. Gallo 2015).
9 In assenza di riscontri documentari espliciti in merito alle ragioni dell’interruzione del progetto editoriale, non è tuttavia da escludere che fattori di natura economico-editoriale abbiano inciso sulla mancata prosecuzione dell’opera, come avveniva non di rado in imprese di ampia estensione e lunga durata.
10 La medesima annotazione ricorre in un saggio coevo di Sichirollo (1986, 86–8). Un ulteriore riferimento è reperibile nella monografia di Erbetta (1978/2008, 177).
11 Questo segmento della produzione banfiana, in ragione della sua specificità morfologica (registro epistolare-dialogico), costituisce un corpus autonomo ed è oggetto di un lavoro di ricerca dedicato, distinto dalla presente indagine. Si tratta della rubrica epistolare che Banfi tenne su «l’Unità» tra il 21 gennaio 1952 e il 1° febbraio 1954, per un totale di 96 interventi. Le risposte settimanali indirizzate a lettrici e lettori del quotidiano comunista documentano una significativa relazione pedagogica autore-pubblico. Su 96 testi, l’analisi del contenuto ha individuato gli interventi in cui le questioni educative sono affrontate in modo esplicito e strutturale, distinguendoli da quelli in cui il riferimento alla scuola svolge una funzione meramente contestuale o pretestuale.
12 Tutti i materiali d’archivio utilizzati provengono dall’Archivio Antonio Banfi (Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia), la cui segnatura complessiva è qui indicata a fini di tracciabilità. Serie II: Attività scientifica, pubblicazioni e scritti: sottoserie 3 (Scritti diversi), fasc. 18, s.f. 1–6, b. 42: “Scuola e società” (cfr. Pulini e Rosa 2015, 147–8); serie II: sottoserie 6 (Articoli a stampa), f. 1, s.f. 1–3, b. 50: “Articoli di e su Antonio Banfi in quotidiani e riviste” (cfr. Pulini e Rosa 2015, 161); serie III: Attività politica: sottoserie 3 (Attività in Senato), fasc. 1–6, bb. 53–56 (cfr. Pulini e Rosa 2015, 167– 175).
13 L’Unità. n.d. “Archivio storico digitale (1946–2014)”. https://archivio.unita.news.
14 Negli anni, il lavoro di compilazione bibliografica è stato condotto dall’Istituto Banfi attraverso la pubblicazione degli Annali (voll. 1–4, 1988–1998), e successivamente integrato dall’aggiornamento curato da Ceglia (2007).
15 La copia dattilografata dell’Archivio Banfi (s. II, ss. 3, f. 18, s.f. 1, b. 42) reca la data 11 novembre 1945 (cfr. Pulini e Rosa 2015, 147); Arcelli (1958), Papi (1961), Tomasi (1976) e Salemi (1982) indicano invece 11 dicembre. La progressione della numerazione dei fascicoli de «l’Unità» rende plausibile un errore di datazione nella copia dattilografica.
16 Verifica condotta su fotocopia dell’articolo originale in: Archivio Banfi, s. II, ss. 3, f. 18, s.f. 5, b. 42 (cfr. Pulini e Rosa 2015, 147), con ulteriore riscontro in Tomasi (1976, 99n, 100n) e Pruneri (1999, 187n). L’articolo fu pubblicato anche nell’edizione romana del quotidiano alle pp. 1–2 (a. XXIII, n. 15, 18 gennaio 1946), come segnalato da Ajello (1979, 466n), Bini (1981, 175n) e, più recentemente, da Palumbo (2024, 178n). Le principali bibliografie (Arcelli 1958; Papi 1961; Salemi 1982) indicano invece, per l’edizione del Nord Italia, il n. 14 del 16 gennaio; tale datazione risulta tuttavia incongrua alla luce del riscontro diretto sull’edizione milanese, che attesta la pubblicazione al 15 gennaio.
17 L’articolo è attestato esclusivamente in Bini (1981, 175n) e non trova riscontro, allo stato attuale della ricerca, in altre fonti bibliografiche o archivistiche.
18 Tomasi (1976, 199n) riporta l’articolo con il titolo L’opera di Croce continua con Gonella; il titolo è stato verificato su copia dattiloscritta in: Archivio Banfi, s. II, ss. 3, f. 18, s.f. 1, b. 42 (cfr. Pulini e Rosa 2015, 147). Ajello (1979, 471n) rinvia verosimilmente all’edizione romana del 18 giugno 1948, in base alla coincidenza cronologica e al contesto editoriale richiamato nel passo.
19 Ceglia (2007, 351) e Susi (2012, 142n) riportano l’articolo con il titolo Decadenza della scuola; il titolo è stato verificato su copia dattiloscritta in: Archivio Banfi: s. II, ss. 3, f. 18, s.f. 1, b. 42 (cfr. Pulini e Rosa 2015, 147).
20 Segnalato anche in Peroni (1969, 177n), con datazione al 26 novembre 1952; indicazione problematica se confrontata con i criteri di ordinamento di Salemi (1982), in particolare con la progressione numerica del fascicolo.
21 Il titolo del paragrafo richiama quello dell’articolo banfiano [5713], ora in Banfi (1987), Tre momenti di una politica, pubblicato originariamente nel mensile «La voce della scuola democratica», IV (XIV), 16 giugno–16 agosto 1957, nn. 12–16, p. 1.
22 [4744] Archivio Banfi: s. II, ss. 3, f. 18, s.f. 1, b. 42 (cfr. Pulini e Rosa 2015, 147).
23 L’impegno di Banfi per una legislazione scolastica democratica e laica, coerente con i principi costituzionali, si tradusse in una critica sistematica all’indirizzo politico-culturale promosso dal Ministro della pubblica istruzione Guido Gonella e dal governo democristiano. Fin dall’inizio della I Legislatura, Banfi individuò in tale orientamento una deriva clericale e confessionale, denunciando, insieme ai colleghi comunisti, i tentativi di privilegiare la prospettiva del mondo cattolico attraverso il sostegno alla scuola privata confessionale. La difesa di una scuola di Stato laica assunse per Banfi il valore di presupposto irrinunciabile di ogni elaborazione normativa, organizzativa e pedagogica in ambito educativo.
24 [4924] Archivio Banfi: s. II, ss. 3, f. 18, s.f. 1, b. 42 (cfr. Pulini e Rosa 2015, 147).
25 [5118] Archivio Banfi: s. II, ss. 3, f. 18, s.f. 1, b. 42 (cfr. Pulini e Rosa 2015, 147).
26 Il rapporto tra gli interventi su «l’Unità» e i discorsi parlamentari va inteso non come anticipazione o ripresa tematica, ma come rielaborazione discorsiva di un medesimo nucleo problematico, differenziata in base ai registri, ai destinatari e alle condizioni istituzionali dell’enunciazione.
27 Cfr. Banfi 1950. Il volume raccoglie saggi pubblicati tra il 1941 e il 1949 sulla rivista «Studi filosofici», fondata anche da Banfi e cessata nel 1949 a seguito di divergenze politico-editoriali con il PCI. I contributi, dedicati a temi di estetica, religione, morale, cultura scientifica e marxismo, elaborano una concezione dell’umano in cui la prospettiva marxista e la figura dell’«uomo copernicano» convergono nell’idea di un soggetto storico costituito dall’attività collettiva del lavoro. Come osserva Ajello (1979, 290), il volume fu «[…] l’unico libro di Banfi verso il quale il partito mostrava un certo gradimento […], perché coincideva con il culmine della campagna laicista condotta in polemica con la Dc».
28 Come annota, tra gli altri, Fabio Minazzi (2020, 130), l’intervento di Banfi sul problema della scuola e della sua riforma risultò infine «[…] ‘perdente’, perlomeno nel suo partito, rispetto all’opzione classicista configurata da Concetto Marchesi». Quest’ultimo, figura centrale del PCI e principale interprete di una linea culturale egemone in materia di politica scolastica e universitaria, finì per orientare in modo prevalente le scelte del partito.