https://doi.org/10.36253/rse-19509
Received: December 15, 2025; Accepted: February 5, 2025; Published: June 15, 2026
Scientific Reports
La ricerca come crocevia: Raymond Buyse tra storia dell’educazione e pedagogia sperimentale. Due lezioni di Marc Depaepe
Research as a Crossroads: Raymond Buyse between the History of Education and Experimental Pedagogy. Two Lectures by Marc Depaepe
Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Italia
Il complesso intreccio fra teoria e prassi è un tema che, nel campo della ricerca educativa, corre il rischio di essere sottovalutato. Per ragionare sull’interdipendenza che, invece, dovrebbe costantemente legare e vivificare i differenti rami degli studi pedagogici, l’8 ottobre 2025 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano si è tenuto il Seminario dal titolo Research as a crossroad: Raymond Buyse between educational history and experimental pedagogy, promosso dalla Facoltà di Scienze della Formazione e dal Dipartimento di Pedagogia dello stesso Ateneo e patrocinato dal Centro italiano per la ricerca storico-educativa (Cirse), dalla Società italiana per lo studio del patrimonio storico-educativo (Sipse) e dalla Società italiana di ricerca didattica (Sird).
L’incontro, curato e moderato dalle professoresse Simonetta Polenghi (ordinaria di Storia della pedagogia e dell’educazione e past president della Società italiana di pedagogia) e Renata Viganò (ordinaria di Pedagogia sperimentale e presidente della Sird), ha visto la partecipazione di Marc Depaepe, professore emerito di Storia dell’educazione e della psicologia presso l’Università Cattolica di Lovanio, autorevole studioso riconosciuto non solo per i ruoli ricoperti nell’ambiente accademico belga, ma anche per le numerose collaborazioni a livello internazionale, tra le quali la presidenza della International standing conference for history of education (Ische). I suoi ambiti di ricerca riguardano la teoria, la metodologia e la storiografia della storia dell’educazione; la storia della pedagogia e della psicologia; la storia dell’educazione in Belgio; la storia dell’educazione in contesti coloniali e postcoloniali; e la storia delle relazioni interculturali in educazione.
L’avvio dei lavori è stato affidato ai professori dell’Università Cattolica di Milano Domenico Simeone (Preside della Facoltà di Scienze della Formazione) e Pierluigi Malavasi (Direttore del Dipartimento di Pedagogia), i quali hanno rispettivamente sottolineato l’importanza del contributo cattolico alla pedagogia sperimentale – un contributo capace di contemperare il rigore metodologico con gli orizzonti di senso dell’educazione – e gli effetti potentemente generativi del dialogo fra le diverse branche degli studi pedagogici, auspicabili anche in altri ambiti della ricerca.
Nella sessione mattutina, Depaepe ha ripercorso le tappe fondamentali dell’esperienza formativa, professionale e scientifica dello studioso cattolico belga Raymond Buyse (1889-1974), rilevando l’impatto della sua opera sul Novecento pedagogico. Figura poliedrica nel contesto educativo belga (fu infatti insegnante, ispettore ministeriale e infine docente universitario), già durante il corso di perfezionamento in pedagogia speciale, Buyse entrò in contatto con Ovide Decroly e, in qualità di suo segretario, nel 1922 compì un viaggio di studio negli Stati Uniti. Significativa testimonianza di questa esperienza è un diario di Buyse che, con stile vivace e umoristico, descrive la realtà sociale e educativa statunitense del Ventesimo secolo. Esso offre uno strumento prezioso che oggi aiuta a comprendere quali aspetti del modello culturale americano attirassero l’interesse degli osservatori europei. Sul piano pedagogico, l’attenzione dei due studiosi si concentrò sull’impiego della psicologia in ambito educativo, e in particolare sull’uso dei test mentali.
Anche in seguito alla morte di Decroly, Buyse proseguì la sua attività di ricerca sia lavorando all’interno del laboratorio di pedagogia sperimentale da lui fondato nel 1928, sia coltivando relazioni internazionali, come testimoniano l’affiliazione ad associazioni internazionali di psicologia e di psicotecnica e la partecipazione in qualità di relatore a un ciclo di conferenze sulla pedagogia sperimentale tenuto in Colombia nel 1933. Pur avendo esteso i propri interessi alla storia della pedagogia moderna, il cuore della sua indagine rimase sempre la pedagogia sperimentale, materia sulla quale scrisse la sua opera fondamentale, L’expérimentation en pédagogie (1935). In essa, dopo aver enucleato quelle che a suo giudizio rappresentavano le principali correnti pedagogiche dell’epoca, Buyse pose le basi per una nuova modalità di ricerca educativa, delineando la metodologia della ricerca sperimentale in ambito educativo.
Di grande rilevanza fu anche la sua attività di docenza: nel corso della sua lunga carriera, Buyse fu infatti relatore di 97 tesi di laurea e supervisore di 56 dottorati di ricerca. Tra i suoi allievi figurano personalità provenienti da tutto il mondo. Alcuni di loro divennero poi esponenti del contesto universitario, sociale e politico dei rispettivi Paesi di provenienza (quali Colombia, Cile, Congo). Grazie all’esperienza formativa maturata a fianco di Buyse, i suoi allievi contribuirono a diffondere anche all’estero una tradizione metodologica legata alla ricerca empirica ispirata da principi cattolici.
La ricerca di Buyse ebbe una considerevole ricaduta sul pensiero pedagogico novecentesco. Il primo riconoscimento del suo lavoro giunse nel 1958, quando l’Istituto Jean-Jacques Rousseau di Ginevra gli attribuì il dottorato honoris causa. A questo vanno poi aggiunte la diffusione delle sue opere (tradotte soprattutto nell’Europa di lingua romanza) e l’attenzione che, in anni recenti, è stata riservata al suo lavoro da alcuni studiosi. In Italia, si ricordi soprattutto l’interesse maturato da parte del Dipartimento di Pedagogia dell’Università Cattolica e, in particolare, la monografia di Katia Montalbetti (La pedagogia sperimentale di Raymond Buyse. Ricerca educativa tra orientamenti culturali e attese sociali, Vita e Pensiero, Milano 2002). In area iberica, invece, va menzionato l’articolo di Antonio Francisco Canales Serrano, pubblicato su Paedagogica Historica (n. 3, 2019).
Nel corso della sessione pomeridiana, Depaepe ha approfondito i contenuti illustrati durante la mattinata, dimostrando l’imprescindibile valore euristico di una ricerca storico-educativa attenta alle variabili di contesto. Il discorso del relatore ha preso avvio dalla presentazione dei risultati delle ricerche da lui condotte in occasione del suo secondo dottorato, finalizzato a chiarire la funzione dei test mentali nella ricerca educativa del primo Novecento. La sua analisi ha mostrato come la scienza pedagogica, in progressiva affermazione nel panorama degli studi superiori, si sia avvalsa di simili strumenti per rafforzare, in campo accademico, i nuovi professionisti del settore (quali psicologi e pedagogisti) più che per migliorare le capacità di apprendimento dei bambini. Lo stesso Raymond Buyse, che pure fu tra i più convinti innovatori nella ricerca educativa della sua epoca, sarebbe stato spinto a condurre i suoi studi da ragioni di carattere scientifico prima ancora che da motivazioni di carattere educativo.
Le avvertenze di carattere metodologico che hanno reso possibile tale ricostruzione – vale a dire un approccio capace di integrare fattori e fenomeni scientifici, sociali e ideologici – sono, secondo Depaepe, il mezzo per destrutturare una storia dell’educazione spesso intenta a rileggere il passato per rispondere alle esigenze educative del presente. In alternativa, il relatore propone di trasformarla in una «vera storia», ossia una pratica che aiuti lo studioso a osservare le sfumature, a relativizzare e a contestualizzare i fatti analizzati; uno sguardo profondo di taglio rigorosamente storico che, lungi dall’essere un mero esercizio intellettuale, diventa invece un punto di riferimento costante per ogni indagine e per ogni azione di carattere educativo, perché – ha concluso Depaepe – «tutto passa, tranne il passato».