https://doi.org/10.36253/rse-19290

Received: November 28, 2025; Accepted: January 16, 2026; Published: June 15, 2026

L’istruzione secondaria in Terra d’Otranto: l’ampliamento del Ginnasio “Francesca Capece” di Maglie e l’impianto delle classi liceali (1898-1899)

Secondary Education in Terra d’Otranto: the Expansion of Maglie’s “Francesca Capece” Gymnasium and the Introduction of its Lyceum Courses (1898–1899)

Anna Maria Colaci

Università del Salento, Italia

annamaria.colaci@unisalento.it

Abstract. This contribution is situated within research on the local history of secondary education, with particular attention to the concrete forms assumed by the post-unification classical curriculum in peripheral territories. Through the case of the “Francesca Capece” Gymnasium–Lyceum of Maglie, analysed through archival documentation, it reconstructs the ways in which classical education was organized and administered in Terra d’Otranto between the late nineteenth and early twentieth centuries. The study engages with historiography that has highlighted the territorial dimension of schooling (Barausse, Ghizzoni, Meda 2018) and with research that has shown the relevance of local contexts in educational practices (D’Ascenzo 2016). Archival sources from the “Provincia II Deposito” collection of the State Archive of Lecce make it possible to trace the expansion of the institution in 1898–1899 and the introduction of lyceum classes, prompted by educational demand from the communities of the Capo di Leuca area, geographically distant from the lyceums of Lecce and Taranto. Annual reports, subsidy requests, and enrollment data reveal recurring issues: the management of a pareggiato institution, the selection of teachers, and the continuity between gymnasium and lyceum. Overall, the case of Maglie offers the image of an institution that, while embedded within the national regulatory framework, operated as an educational structure capable of interpreting and mediating the social, cultural, and economic specificities of Terra d’Otranto.

Keywords: classical education, gymnasium, lyceum, Terra d’Otranto, history of education.

Riassunto. Il contributo si inserisce nella ricerca sulla storia locale dell’istruzione secondaria, con particolare attenzione alle forme concrete assunte dal modello classico postunitario nei territori periferici. Attraverso il caso del Ginnasio-Liceo “Francesca Capece” di Maglie, analizzato tramite documentazione d’archivio, si ricostruiscono le modalità di organizzazione e gestione dell’istruzione classica nella Terra d’Otranto tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Il lavoro dialoga con la storiografia che ha evidenziato la dimensione territoriale delle istituzioni scolastiche (Barausse, Ghizzoni, Meda 2018) e con gli studi che hanno mostrato la rilevanza dei contesti nelle pratiche educative (D’Ascenzo 2016). Le fonti del fondo Provincia II Deposito dell’Archivio di Stato di Lecce permettono di seguire l’ampliamento dell’istituto nel 1898–1899 e l’introduzione delle classi liceali, rispondendo alla domanda formativa proveniente dai centri del Capo di Leuca, distanti dai licei di Lecce e Taranto. Le relazioni annuali, gli atti di sussidio e i dati di frequenza mostrano questioni ricorrenti: la gestione di un istituto pareggiato, la selezione dei docenti, la continuità tra ginnasio e liceo. Nel complesso, il caso di Maglie restituisce l’immagine di un’istituzione che, pur inserita nel dispositivo normativo nazionale, agì come struttura educativa capace di interpretare e mediare le specificità sociali, culturali ed economiche della Terra d’Otranto.

Parole chiave: istruzione classica, ginnasio, liceo, Terra d’Otranto, storia della scuola.

Contents

Premessa

Il ginnasio-liceo “Francesca Capece” di Maglie

Conclusioni

Bibliografia

Fonti archivistiche e normative

Premessa

Il presente contributo si propone di approfondire la riflessione intorno alla diffusione dell’istruzione classica in Terra d’Otranto a cavallo tra XIX e XX secolo, collocandosi nel più ampio filone della storia locale dell’educazione. Come ricordano Barausse, Ghizzoni e Meda (2018), la ricerca storico-educativa contemporanea ha progressivamente riconosciuto il valore euristico della dimensione locale, capace di illuminare «le tante (micro)realtà in cui si dipana il concreto realizzarsi del processo della scolarizzazione italiana» (Barausse e Meda 2018, 7), mettendo in evidenza conflitti, resistenze e mediazioni tra centro e periferia, tra Stato e comunità, tra interesse pubblico e interessi familiari e tradizionali. Nel Mezzogiorno, la letteratura ha mostrato come i processi di scolarizzazione siano stati modellati da vincoli strutturali e da una disponibilità limitata di risorse, producendo esiti differenziati rispetto alle aree centro-settentrionali del Paese (Pruneri et al. 2022). Gli studi locali contribuiscono, quindi, a verificare sul campo continuità e discontinuità rispetto ai modelli nazionali, facendo emergere specificità territoriali, composizioni sociali e dinamiche culturali spesso non riconducibili a narrazioni uniformi. In questa prospettiva, l’indagine microstorica e territoriale si intreccia con la storia culturale della scuola e con la storia materiale delle pratiche scolastiche.

Il rinnovamento metodologico della ricerca storico-educativa, sviluppatosi a partire dalla stagione delle Annales e della microstoria, ha infatti favorito l’attenzione verso gli attori locali, le culture professionali e le dinamiche quotidiane dell’istituzione scolastica. Tale orientamento trova corrispondenze anche nella storiografia francese (Figeac-Monthus 2021) e spagnola (Benito 2020; Viñao Frago 2012), secondo la quale la cultura materiale della scuola - oggetti, spazi, pratiche, tecnologie didattiche - costituisce un condensato simbolico della tradizione educativa e una fonte privilegiata per interrogare i processi di scolarizzazione e le loro trasformazioni nel tempo (Meda 2016).

Pertanto, l’analisi della diffusione dell’istruzione classica in Terra d’Otranto non si limita a registrare un processo, ma intende situarlo entro il suo ecosistema territoriale, mettendo a fuoco le dinamiche economiche, le tensioni sociali, le culture scolastiche e le strategie di adattamento adottate da amministratori, famiglie e docenti.

In Italia, la legge Casati (R.D. n. 3725 del 13 novembre 1859) emanata con la finalità di potenziare le istituzioni scolastiche sabaude ed estesa al Regno d’Italia dopo il 1861, poneva l’istruzione classica e l’università come canale formativo privilegiato destinato a formare le nuove classi dirigenti. La legge divideva l’istruzione classica in due gradi: il Ginnasio, di durata quinquennale, e il Liceo, di durata triennale. Osserva Laeng, «Il liceo classico, di lontana derivazione dai collegi gesuiti e poi protestanti del tardo rinascimento e della riforma e controriforma, è stato a lungo la scuola di élite per le future classi dirigenti, consentendo nono-stante la forte accentuazione umanistico-letteraria l’accesso a tutte le facoltà universitarie» (Laeng 2014). Tra gli insegnamenti del primo grado vi erano la Lingua Italiana, la Lingua Latina, la Lingua Greca, Istruzioni Letterarie, Aritmetica, Geografia e Storia e Nozioni di antichità latine e greche. Il secondo grado prevedeva invece l’insegnamento della Filosofia, di Elementi di Matematica, Fisica, Elementi di Chimica, Letteratura italiana, latina e greca, Storia e Storia Naturale. La legge del 1859 stabilì che l’istruzione del primo grado, il Ginnasio, era prevista in tutte le città capoluogo di provincia e nelle città capoluogo di circondario mentre il secondo grado, il Liceo, era istituito in ogni capoluogo di provincia (L. n. 3725/1859).

Nel 1867 il Regio Decreto n. MDCCCCXLII (1942), a firma del ministro Coppino, approvò i nuovi programmi per l’insegnamento secondario classico e tecnico, normale e magistrale, ed elementare, nelle pubbliche scuole del Regno. Per quanto concerne l’istruzione secondaria classica, le istruzioni e i programmi approfondivano ogni materia di insegnamento a cominciare dalle Lettere Italiane. L’insegnamento delle lettere nei licei e nei ginnasi prevedeva la lettura dei classici e dei grandi pensatori con il fine di «educare il senso del vero, dell’onesto e del bello» (R.D. n. MDCCCCXLII/1867) e di imparare «quali siano gli offici delle lettere, quali le doti e le leggi della composizione, onde nasca la varietà e l’efficacia dello stile e, infine, qual carattere abbiano avuto le lettere italiane nelle età più gloriose e negli scrittori più insigni» (R.D. n. MDCCCCXLII/1867). Per quanto riguarda le lettere classiche, latine e greche, lo studio consisteva in tre parti: «le due lingue, gli scrittori, l’erudizione, ossia la notizia della vita civile, religiosa, morale e intellettuale dei greci e dei romani» (R.D. n. MDCCCCXLII/1867). Scopo degli studi classici era «esercitare l’intelletto e la memoria e arricchire la mente di svariate cognizioni, ma accostumare l’alunno alle gioie spirituali della scienza e dell’arte, al sapere storico dell’umana civiltà, alle opere egregie della vita civile» (R.D. n. MDCCCCXLII/1867). Per quanto concerne il metodo, l’insegnamento delle lingue dove essere impostato con uno stretto legame tra esse. Allo studio della grammatica e della letteratura italiana dovevano concorrere confronti con la grammatica e la letteratura latina. Durante il ginnasio l’insegnamento era «ragionativo e pratico insieme», cioè «avendo sempre a guida un principio: cercare nei classici il fondamento e le norme dell’arte» (R.D. n. MDCCCCXLII/1867). Specifiche indicazioni metodologiche riguardavano lo studio delle lingue classiche. A partire dai primi rudimenti di grammatica latina, lo studio della lingua procedeva con la traduzione di brano dall’italiano. Nei programmi ministeriali era fortemente consigliato l’uso delle “retroversioni”, ovvero la traduzione in latino di testi italiani a loro volta frutto di lavori di traduzione, in modo da comparare il lavoro dell’alunno con l’originale testo in latino. Era trattato un numero limitato di autori, affinché gli alunni traessero beneficio dalla ripetizione approfondita di pochi piuttosto che dalla «fugace osservazione di molti». In quarta classe era introdotto lo studio del greco, per il quale era indicata una metodologia didattica simile a quella suggerita per lo studio della lingua latina:

Se il volgere dall’italiano fu stimato esercizio utile ad acquistare la famigliarità delle forme grammaticali de’ vocaboli e dei costrutti latini, ragion vuole che si segua la stessa pratica nello studio del greco. Perciò contemporaneamente alle declinazioni si farà imparare alcune voci del verbo eimi e de’ verbi in omega, e si prepongano tosto brevi e facili proposizioni a tradurre e dal greco in italiano, e dall’italiano nel greco, curando scrupolosamente l’osservanza di tutti i segni ortografici (R.D. n. MDCCCCXLII/1867).

Oltre allo studio della lingua italiana e delle lingue classiche, improntato non solo sull’acquisizione delle lingue come strumenti tecnici ma anche e soprattutto come conoscenza dei sistemi valoriali del mondo classico, i programmi ministeriali forniscono indicazioni ed istruzioni anche circa l’insegnamento della geografia1 e della storia2 , della filosofia3.

Trattati sono anche gli insegnamenti scientifici, per i quali era lasciata maggiore libertà all’insegnante sul piano metodologico. Si legge, ad esempio, in riferimento alle indicazioni riguardanti lo svolgimento del programma di fisica:

Il Governo, convinto che il buon metodo d’insegnare non si può né prescrivere, né restringere in poche regole, ma che dipende dall’indole e dallo stato di istruzione degli allievi e più ancora dalle inclinazioni del maestro, lascia all’insegnante piena facoltà intorno al modo di trattare e di distribuirsi la materia. Perciò questi potrà scegliere quell’ordine nella trattazione delle materie, e quel metodo che crederà più adatti allo scopo, purché alla fine del corso il programma sia compito e sia ottenuto un buon successo.

L’insegnate giudicherà da sé quali siano le parti che richiedano maggiore sviluppo, fino a qual punto si debba fare uso del calcolo nelle dimostrazioni dei vari teoremi di meccanica e di fisica, e potrà anche aggiungere qua e là qualche parte non indicata espressamente nel programma (R.D. n. MDCCCCXLII/1867).

A seguire i programmi di matematica4, divisa in geometria e aritmetica ragionata per il ginnasio e geometria, algebra e trigonometria e geometria per il liceo; fisica, divisa in chimica, meccanica, idrostatica, aerostatica, acustica, termodinamica, elettricità e magnetismo, ottica e cosmografia; e storia naturale5.

Emergono le modalità didattiche differenziate per gli insegnamenti scientifici i cui programmi non prevedevano rigide prescrizioni didattiche ma lasciavano ampia libertà all’insegnante sul modo di trattare la materia.

Fu così che – osservano Bonetta e Fioravanti (1995) – «nei ginnasi e nei licei del Regno venne ad instaurarsi una egemonia classicistica e linguistico-letteraria» (Bonetta e Fioravanti 1995, 45), ovvero la risposta alla necessità di unificare linguisticamente e culturalmente il paese: «l’esaltazione della via linguistica alla creazione culturale e alla formazione della coscienza culturale nazionale, fecero del ginnasio-liceo il ‘tempio’ della classicità e della lingua italiana» (Ibidem).

I programmi del 1867 rappresentarono un profondo mutamento pedagogico e didattico. Le istruzioni, affiancate ai programmi, rappresentarono un vademecum del fare didattico e pedagogico.

Tra il 1872 e il 1875 l’inchiesta voluta dal ministro della pubblica istruzione del Regno d’Italia Antonio Scialoja (1817-1877) sull’istruzione secondaria maschile e femminile si propose di conoscere e identificare i problemi della scuola classica tardo ottocentesca. Gli intenti di tale indagine sono chiariti dallo stesso ministro in una Relazione inviata al re Vittorio Emanuele II di Savoia nel 1872, scrive Scialoja:

Né si può dubitare che l’istruzione secondaria, sebbene difetti nella parte che concerne la coltura, sia più manchevole ancora nella parte che riguarda la educazione.

Questa è un risultamento complessivo di tutti gli insegnamenti, di tutte le pratiche, di tutte le discipline; delle esercitazioni, degli esempi, del modo di spendere il tempo, e dello stesso ordinamento estrinseco e, dirò pure, amministrativo di una scuola. Ne sono pure gran parte le relazioni della famiglia e quelle stesse che hanno tra loro i giovani e nei convitti o fuori di essi (Scialoja 1872).

L’inchiesta voluta dal ministro Scialoja fu approvata con Regio Decreto 29 settembre 1872, n. 1016, per mezzo di interrogatori scritti diretti ad autorità scolastiche, presidi e direttori di istituti, insegnanti e famiglie e visite agli istituti scolastici stessi. Tuttavia, già alla fine del 1873 lo svolgimento dell’inchiesta presentava i primi segni di crisi, causati dalla scarsa disponibilità dei Commissari, poco disponibili ai frequenti spostamenti che il lavoro di indagine richiedeva, e alla scarsità di fondi a disposizione del ministero. L’inchiesta, terminata nel 1875, non portò a nessuna relazione finale né ai risultati attesi dal ministro Scialoja (Morelli 2009; Montevecchi e Raicich 1995).

Il presente studio si propone di esaminare l’attività del Regio Ginnasio-Liceo “Francesca Capece” di Maglie, comune della provincia di Terra d’Otranto, attraverso fonti d’archivio inedite conservate presso l’Archivio di Stato di Lecce. La documentazione emersa dal fondo della Provincia II Deposito consiste in diversi fascicoli contenenti richieste di sussidio da parte del Liceo Capece di Maglie accompagnate da relazioni sull’andamento dell’istituto in un arco temporale compreso tra 1872 e 1910. Risultano mancanti, tuttavia, alcune annualità, mentre particolarmente ricca è la documentazione a partire dal 1898.

Il ginnasio-liceo “Francesca Capece” di Maglie

La nascita del Liceo-Ginnasio “Francesca Capece” di Maglie trae le sue origini nelle volontà e nel lascito dell’omonima Duchessa magliese alla Compagnia di Gesù che, nel periodo borbonico, gestiva la maggior parte dei licei e dei convitti annessi all’interno del territorio nel Regno della Due Sicilie. Il lascito della Duchessa Capece alla Compagnia prevedeva la fondazione di una Casa dell’Ordine nel comune di Maglie e l’apertura di scuole pubbliche (Colaci 2022). La nascita dell’istituto fu sancita da Decreto Reale n. 2094 del 20 gennaio 1851 che autorizzava «lo stabilimento di una Casa Gesuitica nel Comune di Maglie per la educazione ed istruzione della gioventù». I moti che scossero la penisola a partire dal 1848 sino al 1861, anno dell’unificazione nazionale, videro l’allontanamento della Compagnia di Gesù e la confisca dei beni della Duchessa con la conseguente sospensione di ogni attività scolastica. Solo nel 1971 i beni confiscati furono restituiti al comune di Maglie con l’obbligo di tenervi classi ginnasiali ed elementari superiori. Una fonte utile a ricostruire le dinamiche dell’apertura dell’istituto magliese è l’opera Memorie su la origine e le vicende del Pio Istituto scolastico Capece di Maglie di Alessandro De Donno, nella quale l’autore ripercorre le vicende e rapporti con la Compagnia di Gesù e il comune di Maglie per il funzionamento dell’istituto scolastico.

All’interno del fondo della Provincia (II Deposito) dell’Archivio di Stato di Lecce, sono conservate diverse carte riguardanti l’attività del Ginnasio Capece a partire dal 1872. Un primo documento analizzato in questa sede consiste di un estratto del Verbale del Consiglio Provinciale di terra d’Otranto datato 12 ottobre 1872. All’interno del verbale si legge della richiesta presentata da parte di Alessandro De Donno per un sussidio al Ginnasio Capece di Maglie. Il Consiglio provinciale, nella persona del signor Gaetano Brunetti dichiarò di «approvare la proposta del Sig. De Donno ed ammirare il pensiero da cui deriva. Ammette la importanza e la utilità attribuita al Ginnasio Convitto Capece di Maglie, e quindi la necessità di un sussidio»6. Il Consiglio deliberò di acconsentire alla richiesta di sussidio, a seguito però di accertamenti circa lo stato finanziario dell’istituto per assicurarsi del reale bisogno. De Donno sollevò in sede di Consiglio provinciale anche la questione circa le sorti dell’istituto. All’istituto Capece, infatti, fu attribuita la funzione di Opera Pia e il Cav. De Donno fu tra coloro che si impegnarono in favore dell’autonomia dell’istituto. Fu incaricata una Commissione, di cui De Donno fece parte, che tra il 1877 e il 1887 si occupò di promuovere la necessità del raggiungimento di tale autonomia sottoponendo la questione anche al Ministero dell’Interno (Colaci 2022). L’effettiva autonomia dell’Istituto fu raggiunta con il Real Decreto n. 2583 del 22 maggio 1887 che stabilì che «il Pio Istituto Capece di Maglie è eretto in Corpo Morale» (R.D. n. 2583 del 22 maggio 1887). Scrive De Donno

E così fu fatto: tal che sin d’allora il grande Istituto ottenne il godimento della sua vita autonoma e normale, dei di cui brillanti successi il mondo scolastico ed a preferenza il paese, opportunamente profittano e si giovano; e viepiù profitteranno e si governeranno in avvenire per la legge del progresso ch’è il premio naturale di tutte le Istituzioni legittime e ben organizzate. […] Ne volete le prove? Stanno nel progressivo incremento materiale e morale dello Istituto: nel gran numero degli alunni interni ed esterni che ospita, paesani e forestieri; nei brillanti successi della istruzione che somministra (De Donno 1900).

Sul finire del XIX secolo il Ginnasio Francesca Capece aveva, dunque, raggiunto la sua autonomia. Da alcune carte emerge che, tuttavia, nel 1898 il Ginnasio-Convitto Capece di Maglie era l’unico istituto scolastico di Terra d’Otranto a non ricevere nessun sussidio dall’Amministrazione provinciale, malgrado, si legge su una relazione redatta dal Consiglio d’amministrazione dell’istituto in data 9 aprile 1898 e inviata al Consiglio provinciale di Terra d’Otranto, «sia il più gran centro d’istruzione del Capo di Leuca. Infatti, è a queste scuole ginnasiali, nelle quali è nobile tradizione la serietà dell’insegnamento e dell’educazione impartiti che accorrono tutti i giovanetti dei paesi del Capo»7. Il successo del Ginnasio spinse il Consiglio di amministrazione a voler ampliare l’offerta formativa della scuola attraverso l’istituzione delle classi liceali. L’impianto della prima classe di Liceo aggiunta al Ginnasio Capece è riconducibile all’anno scolastico 1898-1899. È conservata, nel fascicolo esaminato, una Relazione sull’andamento della prima classe di Liceo aggiunta al ginnasio pareggiato Capece datata 23 agosto 1899, nella quale emergono alcune criticità legate alla condizione privata dell’istituto stesso, si legge infatti:

Il tentativo fatto in quest’anno per la prima volta di aggiungere i corsi liceali a quelli del ginnasio è riuscito tale da dare diritto a buone speranze; soprattutto tenuto conto delle difficoltà che esso naturalmente portava con sé, e di quelle non meno gravi creategli dalla ostilità. Si considera Innanzitutto lo sfavore che desta negli alunni e nei loro genitori la nessuna volontà degli esami di una scuola privata e là inferiorità in cui i frequentatori di questa si troverebbero se volessero sostenerle prove in un istituto Reggio, di fronte ai loro compagni che qui Vi hanno seguito i corsi, meglio noti quindi alle commissioni esaminatrici […]8.

Nonostante tali difficoltà, la prima classe liceale dell’istituto Capece ebbe 11 alunni reclutati, si legge nella Relazione, attraverso garanzie di qualità e non tramite mezzi di discutibile e onesta provenienza:

Pur non si sono fatte sollecitazioni, non si è scesi a fatti di dubbia onestà, non si è usata nessuna di quelle arti più o meno equivoche a cui si ricorre per mandare in ansia una baracca che da sé non va. Amministratori e professori si sono anche astenuti dal mettersi in relazione coi Padri di famiglia di tutta questa regione se non per farsi un po’ di réclame, almeno per respingere gli attacchi di una concorrenza Invidiosa Non hanno fatto ciò ed è stato bene per la dignità della scuola. Invece questa amministrazione ha cercato di offrire reali e sole garanzie agli alunni, ha sottoposto all’approvazione delle autorità superiori scolastiche la nomina dei professori e ha scelto ad occupare le cattedre persone munite da titoli legali e note per il loro valore e per la loro rettitudine9.

Tutti gli 11 alunni iscritti avevano conseguito gli studi ginnasiali nello stesso istituto e furono, si legge, per tutta la durata dell’anno scolastico «studiosi e disciplinati»10. Il profitto registrato fu “notevole” e dieci di essi sostennero gli esami, l’undicesimo alunno non li sostenette a causa di impedimenti legati al suo stato di salute. Quattro alunni furono promossi al primo esame, gli altri furono rimandati alla seconda sessione. La qualità dell’insegnamento nel confronto degli altri istituti regi o pareggiati del Regno è ribadita anche per quanto riguarda lo svolgimento del programma didattico: «Ho potuto constatare che nella nostra classe non si è svolta meno materia nel fatto minor numero di prove scritte che in ciascuna delle prime classi dei licei regi o pareggiati di questa provincia e di una limitrofa. Sono state eseguite tutte le disposizioni del regolamento in vigore per i programmi e per gli esami e per gli scrutini finali»11. Il Regolamento a cui si fa riferimento nella relazione fu approvato con Regio Decreto 250 ottobre 1894 n. 512. Notizie circa l’attività del Ginnasio durante l’anno scolastico 1898-1899 emergono dalla Relazione sull’andamento delle scuole del Ginnasio pareggiato Capece redatta dal Direttore supplente Pasquale De Lorentis, in data 22 agosto 1899, conservato nel medesimo fascicolo. In primo luogo, è lodata la disciplina e l’attitudine agli studi degli allievi dell’istituto:

Notevole in quest’anno, come nei precedenti, è stata la diligenza e la buona disciplina serbata dagli alunni. Si può dire che siano mancati affatto in tutto il Ginnasio scolari restii all’adempimento dei loro doveri, ribelli alle ammonizioni dei superiori, o che si siano assentati dalle lezioni per pigrizia o malvolere. È fatto degno di nota che nel nostro Istituto manchi l’abitudine portando comune, di deturpare o guastare le panche con iscrizioni12.

A seguire i commenti del Direttore De Lorentis sul corpo docente dell’Istituto: «I professori si sono attenuti fedelmente ai prescritti del regolamento, hanno svolto con tanta diligenza i programmi, hanno mostrato sempre grande zelo nelle istruzioni ed educazione delle classi alle loro mani affidate, si sono osservati costantemente integerrimi»13. A prova dell’ottimo lavoro svolto dai docenti, De Lorentis riportò nella sua Relazione i risultati degli scrutini e degli esami finali: 116 alunni furono iscritti al Ginnasio all’inizio dell’anno, 11 si allontanarono durante il suo corso e dei rimanenti 50 ottennero la promozione e la licenza. Dei 52 rimandati la maggior parte dovette ripetere gli esami in un paio di materie alla seconda sessione. All’interno erano, inoltre, presenti alcune classi delle scuole elementari interne frequentate, per l’anno scolastico di riferimento, da 17 alunni di cui 11 ottennero la promozione.

La relazione contiene anche informazioni circa i materiali, scientifici a disposizione degli insegnamenti. Il Direttore riferisce che negli anni precedenti alcune lamentele erano giunte a causa della carenza di carte murali per l’insegnamento della geografia.

La difficoltà nell’approvvigionamento dei materiali didattici e la limitata capacità di sostegno economico da parte degli enti centrali mostrano come l’attuazione del progetto formativo liceale dipendesse dalle condizioni locali, dalle risorse disponibili e dalla capacità organizzativa degli attori territoriali. In questo senso, le lacune materiali e finanziarie non vanno lette come semplici carenze amministrative, ma come indicatori del modo in cui la periferia interpretava, adattava e talvolta faticava a sostenere un modello scolastico concepito per i centri urbani del Regno. Gli studi di Pruneri, Sindoni, Serpe, e Lentini (2022) hanno contribuito a rovesciare l’idea di una scuola meridionale semplicemente «arretrata», mostrando come la scolarizzazione fosse condizionata da fattori strutturali - sociali, economici e territoriali - e non solo da carenze interne alla scuola. Nel caso dell’istituto Capece, l’inadeguatezza dei materiali fu colmata con numerosi acquisti e, a partire dall’anno scolastico 1898-1899, ogni classe fu fornita di carte geografiche; fu arricchito anche il materiale a disposizione del gabinetto di scienze naturali e la biblioteca, che

se non è ricca di opere moderne, è pur copiosa di classici italiani e latini e possiede notevoli opere di filologia, di storia, di giurisprudenza, di teologia qualche volume di pregevole edizione, ai libri dell’Istituto furono aggiunti quelli già dell’associazione ‘Ugo Foscolo’, alcuni del Municipio e tutti sono stati riordinati, inventati, e la massima parte schedati14.

Annesso all’istituto vi era anche il Convitto. Le notizie sull’attività del Convitto per l’anno scolastico 1898-1899 sono riportate sulla Relazione intorno all’andamento morale, disciplinare, didattico ed economico del Convitto Capece per l’anno scolastico 1898-99 ed intorno ai bisogni del medesimo datata 16 settembre 1899, allegata alle due relazioni precedentemente citate.

Dal documento emerge che per l’anno scolastico preso in esame si ebbero 65 convittori, dei quali 47 iscritti alle varie classi del Ginnasio pareggiato, uno iscritto alla prima classe liceale e 17 iscritti alle scuole elementari preparatorie interne. Le considerazioni finali circa la disciplina furono positive, si legge infatti

Il profitto dei Convittori nello studio, come sono ha la prova nei risultati degli esami finali, è stato invero notevole e di ciò va data lode al personale interno, il quale ha saputo indirizzarli non trascurando cure per incoraggiare gli svogliati, sorreggere i deboli e promuovere un’onesta emulazione. Di tutto ciò la disciplina ha tratto vantaggio e difatti è risultata inappuntabile sotto tutti i rapporti.

L’affiatamento degli alunni coi superiori e degli alunni fra loro ha fatto del Convitto un piacevole soggiorno per essi, una lieta palestra nella quale ciascuno ha svolto la propria attività educando la mente e il cuore15.

Il fascicolo esaminato contiene al suo interno anche le relazioni sull’andamento disciplinare e didattico del ginnasio Liceo Capece di Maglie anche per le annualità successive che non è possibile approfondire negli spazi di questa sede. Sull’annualità scolastica 1898-1899, in quanto soggetta all’ampliamento dell’Istituto tramite l’istituzione delle classi liceali, le carte mettono in luce il rilievo del Liceo-Ginnasio Capece di Maglie, soprattutto nella comparazione con gli altri istituti di istruzione secondaria classica presenti nel territorio provinciale e nelle province confinanti, evidenziandone la funzione formativa e attrattiva. È evidenziata la lontananza dei paesi vicini al Capo di Leuca dagli istituti presenti nel capoluogo di provincia, Lecce, e nei capoluoghi di circondario come Taranto. Si legge infatti all’interno della relazione riguardo all’andamento della prima classe liceale:

c’è un’altra potente ragione esterna che mi incoraggia a prevedere una grande vitalità nel nostro liceo. In questa vasta provincia vi sono due licei regi, nessun pareggiato. Quello di Taranto, già ricco di alunni, è troppo lontano da questa regione del Capo; e, quello di Lecce e ormai uno di più frequentati d’Italia tanto che tutte le classi sono sdoppiate e ciascuna sezione ha il massimo degli alunni. Si vede quindi la necessità di un liceo che sia a Mezzogiorno di Lecce e che accolga i giovani del Capo16.

Conclusioni

L’esame del materiale archivistico relativo al Ginnasio–Liceo “Francesca Capece” di Maglie consente di cogliere con particolare nitidezza il modo in cui la diffusione dell’istruzione classica in Terra d’Otranto si articolò al di là delle prescrizioni normative nazionali e dei programmi ministeriali. La parabola del Capece mostra infatti come, in un contesto periferico e distante dai principali poli scolastici della regione, l’istituto abbia rappresentato un nodo di irradiazione di mobilità sociale, fungendo da riferimento formativo per il territorio.

L’autonomia, raggiunta nel 1887, segnò un passaggio decisivo: liberato dalla dipendenza amministrativa, il Capece poté configurarsi come un organismo scolastico dinamico, capace di gestire la propria offerta formativa e di consolidare progressivamente il proprio ruolo. Le relazioni esaminate evidenziano come, ancora prima dell’introduzione delle classi liceali, il Ginnasio fosse già un centro attrattivo per gli studenti del Capo di Leuca, grazie alla reputazione della severità degli studi, della disciplina scolastica e della qualità del corpo docente. L’avvio del primo corso liceale nell’a. s. 1898-1899 confermò questa tendenza: nonostante l’assenza di sussidi provinciali e la condizione privata dell’istituto, il Capece fu in grado di reclutare un numero significativo di studenti, selezionati in base ai meriti e non tramite pratiche di concorrenza scolastica.

I risultati didattici della prima classe liceale e dell’intero Ginnasio nello stesso anno documentano un buon livello di rendimento, un quadro disciplinare stabile e un’organizzazione educativa attenta sia agli aspetti formativi sia alla gestione degli ambienti, delle risorse e dei materiali didattici. La documentazione mostra, infatti, un progressivo potenziamento delle dotazioni scientifiche, della biblioteca e dei materiali di supporto alle lezioni, segno di una volontà costante di miglioramento e di allineamento agli standard dei licei regi e pareggiati.

In un quadro nazionale in cui l’egemonia classicistica dei ginnasi e licei del Regno rispondeva alla necessità di costruire un’identità culturale e linguistica comune (Pruneri et al, 2022), il caso di Maglie testimonia come l’istruzione classica potesse divenire, nelle periferie del Mezzogiorno, uno strumento di integrazione territoriale e di promozione sociale. La lontananza geografica dagli istituti di Lecce e Taranto, rilevata nelle relazioni del 1899, non costituiva soltanto un vincolo logistico: favoriva la creazione di un centro scolastico capace di intercettare bisogni educativi specifici e di rispondere alle aspirazioni di famiglie e comunità locali.

L’esperienza del Ginnasio–Liceo “Francesca Capece” mostra che la storia dell’istruzione classica in Terra d’Otranto non può essere ricostruita soltanto attraverso le norme e i programmi ufficiali. Essa va invece interpretata nella prospettiva della storia locale, capace di restituire la concretezza dei processi formativi e di mostrare le dinamiche sociali, economiche e culturali che li hanno attraversati. A partire da un contesto marginale, Maglie si configurò come un centro di riferimento e snodo di accesso alla formazione classica nell’estremo Sud della provincia di Terra d’Otranto, contribuendo a colmare la distanza tra centro e periferia e offrendo al territorio una via di accesso alla cultura umanistica e ai circuiti di formazione delle élite nazionali.

Il caso del Ginnasio-Liceo di Maglie non costituisce un semplice caso “locale”, ma partecipa al panorama nazionale di studi sulla diffusione dell’istruzione classica, con particolare riferimento al Mezzogiorno post-unitario, contribuendo a colmare il divario tra storia normativa della scuola e storia concreta delle istituzioni educative. Attraverso l’osservazione ravvicinata delle pratiche, delle scelte politiche e delle dinamiche sociali, la ricerca mira a contribuire alla comprensione del processo di scolarizzazione italiana, restituendo al territorio salentino – spesso marginalizzato nelle sintesi generali - un ruolo attivo nella costruzione dell’identità educativa nazionale.

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Archivio di Stato di Lecce. 1899. Fondo Provincia II Deposito, Maglie – Ginnasio – Sussidio. Relazione sull’andamento della prima classe di Liceo aggiunta al ginnasio pareggiato Capece, 23 agosto 1899.

Archivio di Stato di Lecce. 1899. Fondo Provincia II Deposito, Maglie – Ginnasio – Sussidio. Relazione sull’andamento delle scuole del Ginnasio pareggiato Capece, redatta dal Direttore supplente Pasquale De Lorentis, 22 agosto 1899.

Archivio di Stato di Lecce. 1899. Fondo Provincia II Deposito, Maglie – Ginnasio – Sussidio. Relazione intorno all’andamento morale, disciplinare, didattico ed economico del Convitto Capece per l’anno scolastico 1898–99 ed intorno ai bisogni del medesimo, 16 settembre 1899.

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Regno d’Italia. 1872. Regio Decreto 29 settembre 1872, n. 1016. Che ordina un’inchiesta sulla istruzione secondaria. Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia n. 182, 12 ottobre 1872.


1 “Questo dovrà essere diretto a doppio intento: fornire agli alunni (ed in ispecialità a quelli che non progrediranno a studi superiori) una conoscenza elementare, ma completa, della terra in generale e più particolarmente dell’Italia; servire allo studio della storia. […] il professore, cominciando dalle cose più generali e complesse, farà lento e progressivo passaggio alle particolari, accertandosi massime sui primordi, d’essere seguito ed inteso a tutta la classe. Gli esercizi graduati, multiformi, costanti, saranno rivolti a conseguire che gli alunni arrivino ad imprimersi nella mente la immagine della terra, delle sue parti, dei principali accidenti di esse e delle grandi divisioni politiche”. Regno d’Italia. 1867. Regio Decreto 10 ottobre 1867, n. 1942. Regio Decreto che approva le Istruzioni ed i Programmi per l’insegnamento nelle pubbliche scuole del Regno. Supplemento Ordinario della Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia n. 291, 24 ottobre 1867.

2 “Or non v’ha dubbio: porgere idea fondata, complessa, precisa della vita collettiva del genere umano, rappresentato dai popoli che si segnalarono colle armi, colle leggi, colla espressione felice del bello o colle ardimentose indagini del vero: confortare l’amore di patria per la conoscenza più esplicita delle nazionali vicende; educare gli animi alla scuola severa delle grandi virtù, dei grandi errori, anticipando le lezioni della esperienza, è fine ragionevole e quanto basta elevato al primo ammaestramento storico della gioventù dedita ai classici studi”. Regno d’Italia. 1867. Regio Decreto 10 ottobre 1867, n. 1942. Regio Decreto che approva le Istruzioni ed i Programmi per l’insegnamento nelle pubbliche scuole del Regno. Supplemento Ordinario della Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia n. 291, 24 ottobre 1867.

3 “Mentre il Governo cerca provvedere al ristoramento degli studi letterari, non può non volere il ristoramento ancora degli studi filosofici, dacché filosofia e letteratura sian cose non divisibili, come il pensiero bene ordinato e la parola conveniente. […] Si desidera pressoché da tutti che l’insegnamento della filosofia nelle scuole secondarie, senza perdere solidità, od anzi acquistandola maggiore, più s’adatti alla capacità dei giovani; e, inoltre, certe dispute molto spinose, che trovano luogo in un superiore insegnamento, ma in un primo grado d’istruzione confondono le menti novizie o le svogliano dalla filosofia, sian tralasciate; poi mettasi cura d’istituire i giovanetti ad un abito di ragionamenti severi, non per metafore o per facili e vaporose generalità, o per ipotesi strane, ma per principii bene definiti, per fatti bene osservati, per graduato ed avvertito passaggio nelle idee; altresì addestrando gli intelletti alla ricerca del vero ed all’esame, movasi per l’incerto dal certo, e per l’ignoto dal noto, senza perdere gl’ingegni, le volontà, gli ordini civili nel vuoto inerte dello scetticismo; infine agli studi teoretici s’unisca sempre l’esercizio del pensiero, talchè la scuola, secondo i precetti di Socrate,, ammaestri l’alunno a trovar da sé la verità entro se stesso”. Regno d’Italia. 1867. Regio Decreto 10 ottobre 1867, n. 1942. Regio Decreto che approva le Istruzioni ed i Programmi per l’insegnamento nelle pubbliche scuole del Regno. Supplemento Ordinario della Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia n. 291, 24 ottobre 1867.

4 “La matematica nelle scuole secondarie classiche non è da riguardarsi solo come un complesso di proposizioni o di teorie, utili in sé, delle quali i giovinetti debbano acquistare conoscenza per applicarle poi ai bisogni della vita; ma principalmente come un mezzo di coltura intellettuale, come una ginnastica del pensiero, diretta a svolgere la facoltà del raziocinio, e ad aiutare quel giusto e sano criterio che serve di lume per distinguere il vero da ciò che ne ha soltanto l’apparenza”. Regno d’Italia. 1867. Regio Decreto 10 ottobre 1867, n. 1942. Regio Decreto che approva le Istruzioni ed i Programmi per l’insegnamento nelle pubbliche scuole del Regno. Supplemento Ordinario della Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia n. 291, 24 ottobre 1867.

5 Il professore che dà opera allo insegnamento degli elementi di storia naturali nei licei si deve proporre tre principali intenti:

1° Guidare i suoi alunni allo acquisto di cognizioni che sono parte oggi della coltura generale;

2° Educarli ad osservare ed imprimersi nella mente i caratteri dei corpi naturali e comparali gli uni cogli altri;

3° dalla investigazione diligente e comparazione dei corpi naturali educare i giovani a riconoscere le leggi secondo le quali essi sono foggiati. […]

Questo insegnamento non condurrebbe a nulla ove non fosse in tutto dimostrativo, e stesse pago il professore di fare studiare a memoria ai giovani questo o quel trattatello, oppure le pagine di un suo dettato, e il dettato avrebbe ancora il danno dello spreco del tempo.

In questo insegnamento si deve sempre parlare agli occhi dei giovani mentre si parla alla loro mente, facendo vedere gli oggetti di cui si tiene discorso, oppure disegni corrispondenti”. Regno d’Italia. 1867. Regio Decreto 10 ottobre 1867, n. 1942. Regio Decreto che approva le Istruzioni ed i Programmi per l’insegnamento nelle pubbliche scuole del Regno. Supplemento Ordinario della Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia n. 291, 24 ottobre 1867.

6 Archivio di Stato di Lecce. 1872. Fondo Provincia II Deposito, Maglie – Ginnasio – Sussidio. Estratto del Verbale del Consiglio Provinciale di Terra d’Otranto, 12 ottobre 1872.

7 Archivio di Stato di Lecce. 1899. Fondo Provincia II Deposito, Maglie – Ginnasio – Sussidio. Relazione del Consiglio d’amministrazione dell’istituto al Consiglio provinciale di Terra d’Otranto, 9 aprile 1898.

8 Archivio di Stato di Lecce. 1899. Fondo Provincia II Deposito, Maglie – Ginnasio – Sussidio. Relazione sull’andamento della prima classe di Liceo aggiunta al ginnasio pareggiato Capece, 23 agosto 1899.

9 Ibidem.

10 Ibidem.

11 Ibidem.

12 Archivio di Stato di Lecce. 1899. Fondo Provincia II Deposito, Maglie – Ginnasio – Sussidio. Relazione sull’andamento delle scuole del Ginnasio pareggiato Capece, redatta dal Direttore supplente Pasquale De Lorentis, 22 agosto 1899.

13 Ibidem.

14 Ibidem.

15 Archivio di Stato di Lecce. 1899. Fondo Provincia II Deposito, Maglie – Ginnasio – Sussidio. Relazione intorno all’andamento morale, disciplinare, didattico ed economico del Convitto Capece per l’anno scolastico 1898–99 ed intorno ai bisogni del medesimo, 16 settembre 1899.

16 Archivio di Stato di Lecce. 1899. Fondo Provincia II Deposito, Maglie – Ginnasio – Sussidio. Relazione sull’andamento della prima classe di Liceo aggiunta al ginnasio pareggiato Capece, 23 agosto 1899.

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