https://doi.org/10.36253/rse-18877
Received: October 15, 2025; Accepted: February 5, 2026; Published: June 15, 2026
La controversia sui libri di testo fascisti negli Stati Uniti d’America (1934-1937)
The Controversy over Fascist Textbooks in the United States of America (1934–1937)
Oxfam Italia
Abstract. During the Fascist era, the publishing production aimed at Italian schools abroad and young people of Italian descent experienced significant growth, particularly after the appointment of Piero Parini as head of the General Directorate for Italians Abroad and Schools in December 1929. Parini directed the content of these publications - especially the school textbooks with the introduction of the unified state textbook (1929) - towards a pronounced nationalist and fascist orientation, surpassing the more moderate patriotic tone they had held during the 1920s. These schoolbooks were distributed worldwide, but in the United States they sparked strong protests from the public opinion, the press, and American diplomatic authorities. Furthermore, Italian consuls and school directors in the US voiced specific criticisms, considering the texts unsuitable for Italo-American students attending Italian language courses in American schools and after-school programs. This controversy, which lasted several years (1934-1937), had significant repercussions up to the fall of Fascism. Despite the moderate and cautious tone of the parties involved, divergent and sometimes irreconcilable positions emerged regarding the political-cultural, educational, and propagandistic role of the “Fascist” textbook. The paper reconstructs the entire affair in detail: the underlying motivations, the various positions and interests at stake, the main protagonists in Italy and especially in the United States, the proposed, adopted, or rejected solutions, and the deadlock situations that arose. Finally, it analyzes the structure and content of the new reading book destined for the United States, produced following the described events, to assess its response to the previously raised critical objections.
Keywords: fascism, italian school abroad, fascist textbooks, United States of America, cultural diplomacy.
Riassunto. Durante il ventennio fascista, la produzione editoriale destinata alle scuole italiane all’estero e ai giovani italo-oriundi conobbe un forte impulso, in particolare dopo la nomina di Piero Parini a capo della Direzione generale degli italiani all’estero e delle scuole, avvenuta nel dicembre 1929. Parini orientò i contenuti di queste pubblicazioni, e in particolare i testi unici di stato per le scuole italiane all’estero, verso un marcato indirizzo nazionalista e fascista, superando la più moderata connotazione patriottica che avevano avuto negli anni Venti. Questi libri scolastici furono distribuiti in tutto il mondo, e negli Stati Uniti suscitarono forti proteste da parte dell’opinione pubblica, della stampa e delle autorità diplomatiche. Critiche puntuali furono espresse anche dai consoli e dai direttori didattici italiani in quel Paese, i quali ritennero quei testi inadatti agli studenti italo-americani frequentanti i corsi di lingua italiana delle scuole e dei doposcuola americani. La controversia, durata alcuni anni (1934-1937), ebbe importanti ripercussioni fino alla caduta del fascismo. Nonostante i toni moderati e cauti dei protagonisti, emersero posizioni divergenti e talvolta inconciliabili circa la funzione politico-culturale, educativa e propagandistica del libro di testo “fascista”. Il contributo ricostruisce nei dettagli l’intera vicenda: le motivazioni di fondo, le diverse posizioni e gli interessi coinvolti, i protagonisti principali in Italia e soprattutto negli Stati Uniti, le soluzioni proposte, adottate e respinte, e le situazioni di stallo che si determinarono. Infine, il contributo esamina la struttura, i contenuti e le specificità del nuovo libro di lettura rivolto agli studenti delle scuole d’italiano, appositamente redatto a seguito degli eventi descritti, per verificarne la risposta alle obiezioni sollevate.
Parole chiave: fascismo, scuole italiane all’estero, libri di scuola, Stati Uniti d’America, diplomazia culturale.
Contents
2. La ricerca di nuovi testi e nuovi autori
4. Il nuovo libro di letture scolastiche per i giovani italo-americani
1. Introduzione
Con il fascismo le istituzioni scolastiche e i libri di scuola rivestirono un ruolo centrale nella strategia di italianizzazione e di creazione del consenso fra le collettività di connazionali all’estero (Luconi 2000; Cavarocchi 2010). Tra gli obiettivi del regime figurava, come dichiarò Dino Grandi, «il recupero spirituale di tutte le collettività italiane sparse per il mondo»1, attraverso il rafforzamento e la valorizzazione del senso di appartenenza nazionale sia nei genitori sia nelle generazioni successive (Ragone 1999, p. 127).
La produzione editoriale per le scuole italiane all’estero e per i giovani italo-oriundi ebbe un notevole impulso nel ventennio (Pretelli 2010, pp. 138-142; Luatti 2017 e 2023; Ascenzi 2020), soprattutto con la nomina, nel dicembre 1929, di Piero Parini alla guida della Direzione generale degli italiani all’estero e scuole (la Dies, poi Die), già dal 1928 a capo della Segreteria generale dei fasci italiani all’estero (Bertonha 2018). A lui si devono l’ideazione e la realizzazione del progetto del testo unico di Stato per le scuole italiane d’oltreconfine, e più in generale tutta la produzione editoriale scolastica e parascolastica per i giovani figli di italiani residenti all’estero, dal 1928 al 1937, in cui assunse di volta in volta ruoli differenti (promotore, coordinatore, compilatore, revisore e prefatore). Anche i contenuti di tali testi conobbero, nell’arco temporale di direzione Parini, un progressivo orientamento «in senso decisamente fascistizzante rispetto alla più sfumata connotazione patriottica che essi avevano assunto negli anni Venti» (Cavarocchi 2020, p. 241).
«Questi volumi – scrive Matteo Pretelli a conclusione della sua monografia sul fascismo e gli italiani all’estero (2010, p. 141) –, vennero inviati in tutto il mondo», e negli Stati Uniti (e pure in Francia, Brasile e Turchia: Luatti 2017, p. 260 ss. e 2023, p. 44) suscitarono malcontenti, proteste e critiche puntuali, anche e soprattutto da parte di osservatori italiani, in quanto ritenuti poco adatti agli allievi italo-americani delle scuole laiche e delle più diffuse scuole cattoliche parrocchiali di livello elementare2, nonché frequentanti l’ampia rete di doposcuola italiani, legati agli stessi istituti o ad associazioni culturali degli immigrati, che nel pomeriggio offrivano corsi di lingua italiana ai bambini italo-oriundi. Furono giudicati poco adatti sia per i toni e i contenuti apertamente nazionalistici e apologetici del fascismo, sia per la scarsa aderenza al contesto storico e sociale americano, sia, infine, per il livello linguistico e testuale ritenuto troppo complesso in alcuni casi, o troppo infantile in altri (Pretelli 2010, p. 141 e 2012; Luatti 2017 e 2023).
Una querelle che si protrasse per alcuni anni (1934-1937) documentata da una cospicua corrispondenza intercorsa tra istituzioni consolari e diplomatiche italiane negli Stati Uniti, direttori didattici per il coordinamento dell’insegnamento della lingua italiana nelle scuole americane, Parini e alti funzionari della Die, dalla quale trasparivano, al di là dei toni moderati e prudenti dei vari interlocutori, le divergenti e talvolta le inconciliabili posizioni rispetto alla funzione e alle finalità, educative e politico-culturali – e certamente propagandistiche –, del libro di testo fascista. In questo contributo propongo una ricostruzione analitica dell’intera vicenda.
2. La ricerca di nuovi testi e nuovi autori
Un buon punto di partenza è offerto dalla lettera che Parini scrive nel febbraio 1935 all’ambasciatore italiano a Washington, Augusto Rosso, per prospettargli una ragionevole soluzione alla fastidiosa controversia in atto negli Stati Uniti sui testi editi dalla Die, affinché si superino così i malumori e le proteste delle autorità nordamericane, spiacevolmente rimbalzate e alimentate da alcuni interventi nella stampa locale3. La questione conobbe un’accelerazione e venne definita con maggiore chiarezza nei mesi di febbraio e marzo 1935, quando il Dipartimento di Stato americano presentò formali proteste alle autorità diplomatiche italiane, lamentando il contenuto troppo politico di alcuni volumi provenienti dall’Italia, ritenuti inadatti agli studenti americani4. Un memorandum del Dipartimento di Stato presso l’ambasciata Italiana a Washington (20/2/1935) attribuiva la responsabilità della vicenda all’operato degli addetti culturali presso i consolati italiani.
[…] Le attività dei professori Cesare Porotti, Mario Giani e Marcello Zerqueni, rispettivamente addetti ai consolati italiani di Detroit, New York e Philadelphia, non possono essere considerate senza preoccupazione dal governo americano. L’intera portata delle loro attività non è nota al Dipartimento, ma il fatto stesso che uomini di tali capacità siano addetti ai consolati in qualità di impiegati ha suscitato un sentimento di sospetto tra i cittadini americani, particolarmente ostili a qualsiasi forma di propaganda straniera in questo paese. Hanno importato e distribuito gratuitamente alle scuole pubbliche e parrocchiali libri di testo che non sono adatti all’uso nell’istruzione dei bambini americani, e l’uso di questi libri di testo ha suscitato ampie critiche […]. Alla luce dei fatti sopra esposti, si suggerisce informalmente che […] i professori Porotti, Giani e Zerqueni vengano trasferiti in un altro Paese […] e che venga interrotta la distribuzione gratuita nelle scuole americane di libri di testo stampati in Italia.
In un memorandum successivo (Washington, 28/2/1935), Jay Pierrepont Moffat, direttore della Divisione per gli Affari dell’Europa Occidentale, rilevava che, sebbene il Ministero degli Esteri italiano avesse riconosciuto l’inadeguatezza di tali libri per le scuole americane a causa di alcuni passaggi eccessivamente nazionalistici, non intendeva sospenderne la distribuzione gratuita, giudicando la richiesta «irragionevole e difficile da rispettare»; tuttavia, il 5 febbraio aveva impartito disposizioni per la sostituzione dei testi con altri non soggetti alle medesime critiche.
Il riferimento era alla menzionata lettera inviata da Parini all’ambasciata d’Italia a Washington, nella quale si ammetteva che le edizioni della Die pensate per le scuole governative e sussidiate dallo Stato italiano, per il loro «carattere fortemente nazionale», risultavano inadatte agli studenti italo-americani delle scuole degli Stati Uniti – «dove chiediamo ospitalità per la lingua italiana» –, in quanto potevano suscitare «sospetti e resistenze» da parte dei loro insegnanti, in particolare nelle scuole parrocchiali gestite in larga misura da suore irlandesi. Si rendeva urgente, proseguiva il direttore, «predisporre una edizione speciale di uno o più libri di testo adatta allo scopo», e a questo riguardo proponeva di convocare un gruppo di esperti cui sarebbe spettato il compito di «fornire dati e indicazioni sul tipo di libro che occorrerebbe»5. Questa sorta di “commissione” avrebbe avuto il compito di individuare le parti da eliminare e quelle da aggiungere – «di argomento opportuno per gli studenti italo-americani» – all’interno dei testi unici in uso. I nuovi volumi avrebbero dovuto conservare le stesse caratteristiche grafiche ed essere illustrati dallo stesso artista che aveva curato le immagini dei libri originali.
Parini proponeva quali membri del gruppo di lavoro: il prof. Giuseppe Prezzolini, dal 1930 direttore della Casa Italiana presso la Columbia University, Bruno Roselli, professore di lingua e letteratura italiana al Vassar College di Poughkeepsie a New York e uno dei più attivi propagandisti fascisti in Nord America6, padre Giuseppe Maria Congedo, direttore di alcune scuole parrocchiali a New York (Frisullo, Bondanese 2022), i direttori didattici generali per il coordinamento dell’insegnamento della lingua italiana prof. Giani, prof. Zerqueni e prof.ssa De Renzio, rispettivamente, a New York, Filadelfia e Boston.
La proposta Parini – si trattava, in buona sostanza, di operare un restyling ai testi di lettura in corso – fu bocciata dall’influente direttore didattico di New York Mario Giani, secondo cui occorrevano «libri nuovi compilati organicamente con differenti intendimenti, concetti e mentalità», e non una «rabberciatura» di quelli già editi7. Giani, facendo cadere l’idea della commissione di revisione del libro di testo, propose di affidare la scrittura dei nuovi testi ai summenzionati direttori didattici in collaborazione con Leonard Covello, fondatore e preside della Benjamin Franklin High School a East Harlem a New York e attivo promotore della lingua italiana nella metropoli (Cagnolati, Petruzzi 2023; Petruzzi 2023), e la prof.ssa Annita Emily Giacobbe, docente di Italiano al De Witt Clinton High School di New York, coautori di un diffusissimo libro di testo d’italiano per le High-Schools (Cantore 2022, pp. 91-92)8. In una densa relazione datata 26 marzo 1935, inviata dal consolato di New York all’ambasciata italiana e da questa trasmessa a Roma, Giani chiedeva che i libri unici, in particolare quelli per le classi prima, seconda e quarta, fossero «coraggiosamente modificati e nella sostanza e nella forma», in poche parole, rifatti daccapo.
Ora gli attuali “Libri per le scuole italiane all’estero” – innegabilmente gioielli d’arte tipografica e tutto un ispirato canto italico di amore e di fede – sono il non plus ultra per gli alunni delle RR. Scuole Italiane all’Estero, già pronti e disposti a comprenderli e ad assimilarli; ma non sono, purtroppo, quelli che possono essere usati liberamente e proficuamente in queste scuole italiane, frequentate da ragazzi affatto digiuni di nostra lingua e di nostra storia, circondati da gente a noi poco amica ed affetti, quindi, da un latente sentimento di diffidenza e di pregiudizio contro l’Italia e gli Italiani.
“I ragazzi d’America – proseguiva nella sua relazione il direttore Giani, con parole che rammentano le osservazioni di trent’anni precedenti di Arturo Galanti, Giuseppe Lombardo Radice e soprattutto di Gabriele De Robbio (Luatti 2017, p. 179) – vivono in un ambiente dove i bisogni, i desideri, le aspirazioni sono del tutto diversi da quelli dei nostri bambini; ond’è che se noi mettiamo nelle loro mani un libro che li trascini di sana pianta in un mondo che essi non amano perché ad essi sconosciuto, questo libro, che non sa commuoverli, non può che lasciarli indifferenti o annoiarli tremendamente”9.
Questi libri poco parlavano «al cuore dei fanciulli italo-americani»: accanto alle usanze, alle feste e alle glorie del popolo italiano di volta in volta descritte e narrate, occorreva inserire costumi, ricorrenze e “vanti” del popolo americano; le pagine esaltanti l’Italia e i grandi italiani di tutte le epoche dovevano essere precedute e seguite da pagine «che mettessero in rilievo i grandi americani, già cari al cuore di questi ragazzi» italo-americani, perché «non sarà mai abbastanza ripetuto – puntualizzava il direttore Giani – che solo con l’imparzialità pei loro grandi si potrà ispirare l’ammirazione e la stima per i grandi nostri». E infine, sempre al fine di rendere più interessanti tali libri ai giovani italo-americani, accanto alle illustrazioni (disegni e fotografie) del Belpaese, bisognava inserire immagini di città, monumenti e uomini illustri d’America.
Il giudizio di Giani sul libro della prima classe redatto dalla maestra Clementina Bagagli era di aperta e totale censura («lo rifarei daccapo», scriveva), non tanto per il suo valore intrinseco, quanto per lo specifico destinatario a cui andava in mano negli Stati Uniti: ossia gli allievi della prima classe dei corsi di italiano pomeridiani, provenienti «dal quarto grado elementare americano» (di età 9-10 anni), dunque ormai lontani dal linguaggio infantile utilizzato nelle prime quaranta pagine di quel volume (Figura 1). Non fu più magnanino il giudizio sul libro per la quarta compilato dalla Die: «per contenuto e per stile» esso si rivelava «addirittura… una muraglia cinese» per gli alunni italo-americani (Figura 2). «Buono» e «meraviglioso» erano giudicati, rispettivamente, i libri di terza e quinta10.
Giani proponeva di adottare una strategia di accostamento leggera alle “grandezze” nazionali: bisognava non essere troppo espliciti nella loro esaltazione come invece facevano, con toni sovente enfatici, i libri di stato per le scuole italiane d’oltreconfine. Tutt’altra tattica doveva seguirsi per far innamorare i giovani italo-americani dell’Italia e della lingua italiana. L’esposizione doveva avvenire senza particolari commenti, in punta di penna – con frugalità, discrezione, arte dell’implicito –, lasciando all’insegnante «il compito d’insinuare in una piacevole conversazione tutto quello che il libro sapientemente taceva». Il fanciullo italo-americano doveva essere convertito alla causa italiana senza accorgersene, avvincendolo «con l’interesse del racconto e con l’orgoglio delle difficoltà linguistiche superate», in modo da risvegliare nella sua coscienza la fierezza «latente ed assopita, di appartenere ad una razza gloriosa».
Se tale tattica non sarà seguita – concludeva Giani, mostrando di aver assimilato alcuni principi dell’attivismo pedagogico –, le lezioni dell’insegnante saranno solo delle aride e quasi inutili lezioni di lingua, se non addirittura dannose, perché l’avversione provocata da letture difficili e non interessanti potrebbe estendersi fatalmente all’intero libro in lettura, a tutti i libri stampati nella stessa lingua e a tutto quello che si riferisce all’Italia e agli Italiani.
Pochi giorni prima, la questione della distribuzione gratuita dei libri di testo pubblicati dalla Die fu inserita all’interno di un elenco di questioni ancora irrisolte con il governo italiano dall’ambasciatore statunitense in Italia presso il Segretario di Stato, Samuel Miller Breckinridge Long11. Occorreva procedere celermente.
Ai primi di aprile del 1935, l’ambasciatore Rosso, sentito il consolato italiano in New York, informava Parini che i professori Covello e Giacobbe «avrebbero presentato nel più breve tempo possibile uno schema di libri per l’insegnamento dell’italiano nelle scuole elementari»12. Parini sembrò convincersi della bontà dei rilievi espressi e prese in parola il direttore Giani tanto che, con telegramma 12 aprile 1935, a lui affidò la scrittura del testo per le classi prima e seconda («uniti»), e approvò il coinvolgimento dei professori Covello e Giacobbe per la stesura dei libri di terza e quarta classe («separati»), mentre l’elaborazione del testo di quinta fu posticipata all’anno a venire13. Quale imprescindibile contenuto dei nuovi testi Parini indicava, in apposito telegramma, l’«opportuno risalto» al contributo dato dai navigatori e pionieri italiani alla storia americana, suggerendo al riguardo di ricavare elementi utili dal libro Italians in America di Giovanni E. Schiavo (1898-1982)14.
Dopo circa un mese emersero le prime defezioni e prese di distanza. Covello e Giacobbe compresero immediatamente i rischi di un’iniziativa orchestrata dalla Die e improntata alla consueta aggressiva propaganda nazionale (la guerra d’Etiopia incombeva): comunicarono la loro disponibilità a redigere uno «schema di libro di testo italo-americano e non di libri di Istituto italiano [ossia, editi dalla Die] destinati a giovani italo-americani»15, e con questa limpida precisazione, di fatto, si fecero da parte. Questa posizione rifletteva la visione pedagogica di Covello, per il quale l’insegnamento della lingua italiana doveva servire a rafforzare l’identità della comunità italo-americana e a promuoverne l’emancipazione e l’assimilazione nella società statunitense, anziché fungere da strumento di propaganda nazionalista e fascista volto alla creazione di ipotetiche “quinte colonne”.
Covello e Giacobbe furono sostituiti dal professor Peter M. Riccio (1898-1990), membro dell’Education Bureau in seno alla Casa Italiana della Columbia University (Ragusa 1994 e 2005; Faedda 2017), e dalla professoressa Rina Ciancaglini, «docente da dieci anni in una “High School” di New York e da due anni al “Teachers College” e alla Columbia University» (Salvemini 1977, p. 40), entrambi assidui collaboratori del “Giornalino” di Prezzolini (Dolci 2018, p. 85 ss.)16. Si consolidava così l’orientamento delle autorità diplomatiche e consolari italiane a fare affidamento su quel gruppo di insegnanti italo-americani legati all’Italian Teachers Association, fondata nel 1912 (ma riorganizzatasi nel 1921) con l’obiettivo di promuovere l’insegnamento della lingua italiana nelle scuole e nei college (Dolci 2018, p. 21 ss. e 2021, p. 230).
Riccio e Ciancaglini accettarono l’incarico ma significativamente, nonostante la loro aperta adesione al fascismo, chiesero di non figurare come autori di una pubblicazione della Die, organismo ormai sotto i riflettori delle autorità statunitensi e dell’opinione pubblica locale17. Una simile richiesta non poteva essere considerata né irriverente né fuori luogo: basti pensare che, nel giugno 1935, fu lo stesso ambasciatore Rosso a chiedere a Parini, in vista di una possibile distribuzione negli Stati Uniti del «bel volume» di premio ricevuto da Roma, di rimuovere dal testo – «per le ragioni note» – sia la prefazione del direttore della Die, sia la dicitura “Scuole Italiane all’estero”, «sempre allo scopo di evitare obiezioni e contrasti da parte delle autorità locali»18.
3. Soluzioni pasticciate
Con l’approssimarsi del nuovo anno scolastico (1935-’36) ai consolati si ripresentò la questione dei libri di testo da inviare alle scuole, considerando che i vecchi erano ritenuti improponibili e per i nuovi occorreva attendere un anno ancora. L’ambasciatore Rosso, rifacendosi alla soluzione escogitata nel 1934 dal console a New Orleans per i corsi di lingua italiana nelle scuole di quel territorio, invitò i consolati italiani negli Stati Uniti a «strappare» alcune pagine, quelle più accesamente nazionalistiche e inneggianti il fascismo, dai testi unici di prima, seconda e terza classe – una defascistizzazione che ricorda quella che sarà compiuta dal comando Alleato nel 1943-’44 sui libri unici in Italia (Bacigalupi, Fossati 1986, pp. 234-235) –, mentre sospese la distribuzione dei volumi di quarta e quinta, in quanto «troppo gran parte del contenuto avrebbe dovuto venir soppressa»19.
Con uno stringatissimo telegramma, un risentito Parini accusò il colpo, e decise di passare al contrattacco20. In attesa dei dattiloscritti dall’America, il direttore generale ritenne che il tempo degli indugi era terminato e occorreva chiamare a sé persone fidate e di sperimentata competenza, come Clementina Bagagli e Angelo Della Torre – autori peraltro di alcuni dei libri “sotto accusa” – ai quali, tra fine 1935 e inizio del nuovo anno, fu commissionata la compilazione di un nuovo libro (unico) per le scuole d’italiano negli Stati Uniti, scritto e illustrato avendo riguardo ai rilievi e alle osservazioni giunte da oltre oceano21. Ma il direttore si spinse oltre: individuò la persona – la scrittrice Milly Dandolo – che avrebbe dovuto mettere mano al nuovo libro di 4^ (che uscì l’anno seguente) e mise in cantiere la pubblicazione di un nuovo testo di 5^, che sarà pubblicato a fine 1938, dopo la sua defenestrazione dalla Die (Pretelli 2010, pp. 36-37; Cavarocchi 2010, p. 127; Luatti 2023, pp. 72 e 97)22.
Quando giunsero a Roma i dattiloscritti della 1^ e 2^ parte del volume per la prima e seconda classe redatti da Giani (febbraio 1936) e, soprattutto, quelli dei volumi per la terza e la quarta da Ciancaglini e Riccio (ottobre 1936) i giochi erano praticamente già chiusi.
Nella lettera di accompagnamento al testo di Giani, l’ambasciatore Rosso manifestò la propria soddisfazione per la sua riuscita, rispondente «allo scopo per il quale ne era stata preordinata la preparazione dal superiore Ministero», e avanzò la proposta di utilizzare la seconda parte, antologica, del libro (destinata alle classi seconde delle scuole americane di lingua italiana) come testo anche per la classe terza, in attesa del volume della Ciancaglini, la cui redazione, precisava, «è ancora all’inizio»23. Per queste ragioni, sollecitava la Die a procedere celermente alla pubblicazione del volume, «in considerazione che la necessità di avere i nuovi testi almeno per le prime classi, è aumentata col notevole sviluppo preso quest’anno dalle scuole elementari sia parrocchiali che private».
Di tutt’altro tenore, invece, la relazione con cui, nell’ottobre 1936, il console generale di New York, Gaetano Vecchiotti, trasmetteva le bozze dei libri per la terza e la quarta all’ambasciatore italiano a Washington, Fulvio Suvich, subentrato a Rosso nell’agosto di quell’anno. Merita leggerne alcuni frammenti.
[…] il Prof. Riccio, testé tornato da Roma, mi ha consegnato il copione del libro da lui scritto per gli alunni del quarto anno delle scuole d’italiano in America, e il copione della Prof.ssa Ciancaglini, scritto per gli alunni del terzo anno. Il Prof. Riccio mi ha detto di aver rimaneggiato e corretto tali dattiloscritti, su cui avevo già avuto occasione di riferire – con rapporto del 20 dicembre 1935 – e cioè che i brani scelti non sono tutti rispondenti alle finalità dei nuovi testi, troppo posto è dato alle traduzioni di autori stranieri, la lingua sia delle traduzioni dall’inglese, sia dei brani scritti dai compilatori, lascia piuttosto a desiderare, l’insieme si presenta slegato ed inorganico. […] A parte la lingua, che è tutt’altro che curata, e risente dell’abitudine degli autori di parlare in inglese, il Riccio e la Ciancaglini hanno bensì escluso la propaganda fascista dai libri che devono essere distribuiti a ragazzi di cittadinanza americana, ma hanno esagerato nel non parlare del fascismo […]. Mi rendo conto della difficoltà per un italo-americano, anche se di sinceri sentimenti fascisti, di scrivere un libro che il Governo italiano distribuisce a ragazzi italo-americani24.
Evidentemente, la “tattica” suggerita da Mario Giani – tenersi a debita distanza, non dire troppo delle glorie italiane e del fascismo – aveva guidato la mano dei due autori. Nel rapporto inviato a Roma, Suvich rimarcò il giudizio negativo espresso nella relazione Vecchiotti – «la preoccupazione di non fare della propaganda fascista è andata troppo in là, perché non è ammissibile che in un libro italiano non si parli dell’Italia di oggi»25, scriveva, all’oscuro delle mosse intraprese da Parini –, e su suggerimento del console propose di affidare il compito di riadattare i copioni di Riccio e Ciancaglini alla «signorina» Margherita Daisy di Carpenetto (1902-1952), scrittrice residente negli Stati Uniti, nota agli albori della sua carriera come Marga di Challant, profonda conoscitrice, ad avviso del Suvich, della «mentalità americana» e, quindi, «certamente capace di trovare la giusta via»26. Dopo di che, scriveva, «non vedo nessun altro qui che possa tentare la compilazione dei nuovi testi o neppure la correzione dei copioni già scritti»27.
Non sappiamo se, al riguardo, la Contessa di Carpenetto fu effettivamente coinvolta, sappiamo invece che per salvare la faccia con i professori Riccio e Ciancaglini, la cui collaborazione in passato aveva «dato ottimi frutti in altri campi», e dunque procedere «nel modo meno spiacevole al loro amor proprio», il console Vecchiotti escogitò la soluzione di inviare comunque a Roma i copioni dei due libri bocciati in partenza; comunicò ai due autori l’avvenuto invio «per la prevista pubblicazione», precisando che questa era decisa, ma solo dopo alcuni tagli necessari a uniformare i loro testi a quelli delle altre classi, prefigurando così l’intervento correttivo28. Di fatto, i dattiloscritti fecero un lungo quanto inutile viaggio a Roma.
La questione dei libri di testo, tuttavia, si stava facendo sempre più urgente: il nuovo anno scolastico (1936-‘37) era ormai alle porte e dei nuovi testi promessi non c’era traccia. L’irritazione dei direttori didattici e, di conseguenza, delle istituzioni consolari conobbe un’impennata quando, tra settembre e ottobre 1936, si videro recapitare, peraltro in ritardo rispetto all’avvio del nuovo anno, i medesimi libri di testo del passato, giudicati inservibili «da tutti gli insegnanti» (se non ricorrendo all’amputazione di alcune parti)29.
A novembre 1936 Parini comunicò all’ambasciatore Suvich la decisione presa: non si poteva «dar corso alla stampa» dei testi ricevuti, e conseguentemente il ministero aveva provveduto «a darne incarico a persona idonea, la quale saprà tener conto delle raccomandazioni fatte da codesta R. Ambasciata, affinché le nuove pubblicazioni destinate agli studenti degli Stati Uniti rispondano nella forma e nella sostanza ai nostri scopi»30. La faccenda era ufficialmente archiviata.
Dei dattiloscritti di Giani, Riccio e Ciancaglini non vi sono tracce nella documentazione custodita presso l’Archivio Storico-diplomatico del Ministero degli Affari Esteri: furono evidentemente restituiti agli autori a seguito delle loro reiterate richieste presentate al console di New York, e da questi all’ambasciatore Suvich, il quale più volte provvide a richiederli alla Die31. I plichi contenenti i copioni, giunti a Roma e forse mai nemmeno aperti o letti, fecero così ritorno negli Stati Uniti.
Negli anni in cui si svolsero queste vicende, anche e soprattutto per effetto della decisione presa dalle autorità diplomatiche e consolari di amputare i libri di lettura editi dalla Die di un certo numero di pagine o addirittura di non utilizzarli (per le classi 4^ e 5^), si determinarono dei “vuoti” e delle resistenze nelle adozioni del libro di stato che spinsero gli insegnanti dei corsi di lingua italiana a riprendere dagli scaffali i vecchi, ma sempre prediletti, e forse mai del tutto abbandonati, testi di lettura. A quanto pare, alcuni editori cercarono di inserirsi in questa situazione di stallo: la torinese Paravia, ad esempio, nel 1935, cioè in tempo di regime di testo unico, pubblicò per il mercato statunitense – per le scuole e per i doposcuola di quel Paese, dove ho rinvenuto alcune copie con timbro di appartenenza –, un corso di lettura per le scuole elementari scritto da Giulio Alberti32 (Fig. 3). Il testo per la quarta classe, l’unico del corso che ho reperito – il che parrebbe avvalorare l’ipotesi avanzata, in quanto di “rimpiazzo” al fascistissimo libro di quarta del 1933, tolto d’autorità dalle aule scolastiche nordamericane – era assai simile nei temi e nella matrice valoriale ai libri scolastici pubblicati nei primissimi anni Venti con l’esaltazione del lavoro, della famiglia, della vita nei campi, della religione, della Grande guerra, nonché la celebrazione del contributo civilizzatore dell’Italia al mondo (e, appunto, agli Stati Uniti in particolare), la discendenza da Roma, il genio artistico degli italiani. La materia era trattata sempre con toni pacati, più da posizioni di un generico patriottismo che di acceso nazionalismo, e all’Italia nuova e al regime mussoliniano per il vero mai era fatto cenno.
4. Il nuovo libro di letture scolastiche per i giovani italo-americani
Il nuovo testo di lettura, specificatamente pensato per le scolaresche italo-statunitensi, e che sarà distribuito anche nei corsi di lingua italiana organizzati in quel Paese, fu Voci d’Italia (1937), della cui redazione fu incaricata, come già sappiamo, la maestra Bagagli per le apprezzate capacità di scrittura vicine all’animo e alla sensibilità giovanili (Pretelli 2010, p. 142; Luatti 2017, pp. 268-269; Dolci 2021, p. 242)33. Contrariamente a quanto spesso affermato, questo non fu l’unico caso di libro destinato alle scuole italiane all’estero (o ai corsi di lingua italiana presso scuole autoctone del livello elementare) adattato a una specifica realtà nazionale o linguistica. Sia in epoca liberale che durante il fascismo – prima e dopo l’introduzione del regime del libro unico di stato – circolarono infatti alcuni testi scolastici, sia di lettura che disciplinari, nonché del genere parascolastico, pensati appositamente per determinati contesti “paese”. Tra i numerosi progetti ipotizzati, programmati e talvolta realizzati, ma mai pubblicati concretamente, si segnalano in particolare quelli destinati alle scuole italiane in Brasile, in Francia e nelle aree francofone, prodotti tanto da enti statali quanto da editori privati (Luatti 2023). Ciò che rende Voci d’Italia “opera unica” è che fu concepita appositamente per un contesto nazionale come risposta a una controversia diplomatica. Da qui discendono alcune peculiarità.
In primo luogo, il volume era privo – nella copertina, nel frontespizio, nel colophon – di espliciti riferimenti alla Die e alle Scuole italiane all’estero, e mancava della consueta roboante prefazione di Parini, in ciò ottemperando all’indicazione dell’ambasciatore Rosso del giugno 193534. Di conseguenza, anche al fine di completare quest’opera di mimetizzazione, la copertina recava il nome dell’autrice e dell’editore stampatore, mai apparsi nella previa (e successiva) produzione (statale) di libri di lettura per le scuole all’estero (Fig. 4).
In secondo luogo, per superare, almeno “di facciata”, la questione della “gratuità” dei libri destinati ai giovani italo-americani, oggetto delle reiterate proteste della diplomazia statunitense, la quarta di copertina del nuovo volume recava stampato a grandi caratteri il prezzo di vendita del volume («Prezzo Lit. 15 - Price $ 1»). Si trattò, in effetti, di un ulteriore escamotage, dal momento che i volumi della Die – e pure quelli editi dalla Segreteria generale dei fasci italiani all’estero – furono sempre distribuiti gratuitamente, e Voci d’Italia non fece eccezione. A parte alcune opere, soprattutto del genere parascolastico, che furono talvolta commercializzate anche sul mercato interno, questi volumi non riportarono mai l’indicazione di un prezzo (Luatti 2023, p. 86). E ancora: per ovviare alle osservazioni critiche di carattere fonetico e linguistico molte parole furono accentate e a piè di pagina fu posta la traduzione in inglese dei vocaboli italiani, integrale per i primi racconti, parziale per i racconti più lunghi delle pagine successive (Fig. 5). Anche in questo caso, si trattò di un accorgimento che mai prima era stato adottato nella redazione di un libro per gli allievi italo-oriundi. Da notare, al riguardo, che a fine 1938 dal Consolato di Boston giunse alla Die un lungo elenco di errori ortografici presenti nel testo delle note in lingua inglese, il che determinò la predisposizione di una nuova edizione di Voci d’Italia, uscita nel maggio 193935.
Il volume cartonato dalla bella fattura editoriale, con numerosi disegni al tratto e alcune tavole policrome a piena pagina, fu illustrato con misura e sobrietà da Angelo Della Torre, il quale evidentemente recepì le indicazioni impartite dalla Die, mostrando, nella sua giovane militanza artistica nelle fila del fascismo, una certa duttilità del segno e una capacità di aggiustarsi di volta in volta agli stimoli e allo spirito pedagogico (e propagandistico) del testo. Brevi innocui racconti e quadretti bucolici si alternavano a ogni pagina, con la riproposizione di alcune letture tratte dai libri di Bagagli (di prima, seconda e terza); sporadici i riferimenti diretti agli emigrati, mentre numerose erano le pagine dedicate agli esploratori e ai navigatori, ai poeti e agli scienziati italiani (“Il Bel paese”, “Gli italiani nel mondo”, “Grandi navigatori italiani”, “Era nuova”) e alla Grande guerra vittoriosa (che, si precisava, aveva rinsaldato «i vincoli di fratellanza e di simpatia che uniscono indissolubilmente» Italia e America), localizzate soprattutto nell’ultima parte del volume. Né più né meno di quanto succedeva nei corsi di lettura per l’estero dei primi anni Venti e nei testi unici della prima serie (1929). Una lettura, dopo aver richiamato a mente l’inizio dell’era nuova con la scoperta dell’America (e, oggi, sottinteso, inaugurata dal fascismo), magnificava l’apporto degli emigrati italiani allo sviluppo del Paese, e faceva appello al ritrovato orgoglio degli italo-discendenti36.
Completamente assenti, invece, erano i riferimenti alla storia e alle “glorie” degli Stati Uniti. Le parole del presidente americano Theodore Roosevelt, unica figura illustre americana a comparire nel volume, venivano impiegate per esaltare l’Italia e Roma, presentate come culla della civiltà occidentale37.
Il volume era punteggiato da brevi ma celebri discorsi di Mussolini sulla nobiltà del lavoro, la sacralità del pane, la “maestà” di Roma; in chiusura, venivano riportati ampi passaggi di un messaggio “orale” del duce, risalente a dieci anni prima e rivolto al popolo degli Stati Uniti (“Agli americani e agli italiani d’America”, Roma, 14 dicembre 1926). In esso, Mussolini ribadiva i legami di amicizia e interdipendenza tra le due nazioni e metteva in luce il contributo degli italiani emigrati oltreoceano (Fig. 5)38. Il messaggio di Mussolini era accompagnato da illustrazioni raffiguranti uno stendardo e il saluto romano, unica concessione esplicita all’iconografia fascista. Il nuovo testo, dunque, rispose solo in parte alle richieste provenienti da più fronti. Di più, evidentemente, Roma non era disposta a concedere.
Negli stessi anni in cui si sviluppò la controversia sui libri di testo, e anche nel periodo successivo, la distribuzione negli Usa di altri volumi per i giovani italo-americani pubblicati dalla Die rallentò sensibilmente, pur senza interrompersi del tutto. Ciò è vero soprattutto per i testi di carattere parascolastico di cui restano tracce significative nelle biblioteche pubbliche e universitarie americane (Luatti 2023). Restò vigile il controllo delle autorità statunitensi (i vari Board of Education locali) sui materiali scolastici che promuovevano apertamente la propaganda a favore di potenze straniere; anzi, con l’approssimarsi del conflitto mondiale, i controlli si fecero più stringenti e portarono alla messa al bando di alcuni libri di testo, dai contenuti spiccatamente nazionalistici e pro-fascist, in uso nei corsi d’italiano delle High Schools (Pretelli 2006, p. 187 e 2008; Dolci 2018, pp. 169-170 e 2021, pp. 241-243). L’insieme di questi elementi consente di ritenere plausibile che, in seguito ai fatti qui descritti, i testi unici fascisti per il corso elementare pubblicati dalla Die, dopo la breve stagione del ricorso alla pratica amputativa, siano stati rimossi dai programmi di italiano nelle scuole americane e che le edizioni successive pubblicate tra il 1937 e il 1942, caratterizzate da una connotazione ancora più marcatamente fascista – sia nei contenuti testuali che in quelli iconografici –, non vi siano mai state introdotte. Probabilmente, anche Voci d’Italia ebbe una vita effimera nei corsi di lingua italiana delle scuole americane e nei doposcuola, molti dei quali furono soppressi nel dicembre 1941, in seguito alla dichiarazione di guerra dell’Italia agli Stati Uniti.
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1 Die, Dispaccio-circolare n. 38025-62 del 3/9/1928, recante “La politica dell’emigrazione in Regime Fascista”, in «Raccolte delle circolari e istruzioni ministeriali», vol. VII, dal 1° gennaio 1888 al 30 settembre 1904, Tip. riservata del Ministero degli Affari Esteri, Roma, 1938, p. 157.
2 In una comunicazione interministeriale della Die si precisava che «nell’America del Nord esistono soltanto corsi di italiano istituti presso le scuole parrocchiali o ad iniziativa delle Società italo-americane. Per coordinare e migliorare i risultati di detti corsi, questo Ministero ha inviato nel 1934 nelle maggiori sedi un insegnante di ruolo con incarico direttivo»: ASDMAE, AS 1936-’45, b. 117, fasc. “Stati Uniti. Libri di testo per le scuole italiane negli St. Uniti”, pos. III/I, Direzione Generale Italiani all’Estero, A Comm. Romolo Giandolini, Direttore Capo della Ragioneria, Roma, 4/5/1936, f.to U. Pullino.
3 Si v. Fascist Book from Italian Course, in “The Morning Tribune”, 22/11/1934 e Fascist Book Banned from in School, in “New York Times”, 23/11/1934, citati da Pretelli 2010, p. 141.
4 Foreign Relations of the United States. Diplomatic Papers 1935 (In four Volumes). Volume II. The British Commonwealth. Europe, United States Government Printing Office, Washington, 1952, p. 543-551 (Representations by the Department of State regarding Fascist propaganda activities of certain Italian consular officers in the United States, n. 811.00F/201).
5 Cfr. ASDMAE, AS 1936-’45, b. 117, fasc. “Stati Uniti. Libri di testo per le scuole italiane negli St. Uniti”, pos. III/I, P. Parini, A R. Ambasciata d’Italia Washington. Libri di testo per le scuole italiane all’estero, 5/2/1935.
6 Roselli pubblicò in quegli anni alcuni studi sullo stato dell’insegnamento dell’italiano negli Stati Uniti (The Teaching of Italian in the United States. A Historical Survey, J.J. Little and Ives Company, New York, 1934; Italian yesterday and today. A history of Italian teaching in the United States, The Stratford Company, Boston, 1935) e una monografia su Francesco Vigo per i giovani italo oriundi, edita dalla Segreteria dei fasci italiani all’estero (Francesco Vigo. Una grande figura storica fra gli italiani degli Stati Uniti, Roma, 1932), ripubblicata, con modificazioni, in inglese (Vigo: A forgotten Builder of the American Republic, The Stratford Company, Boston, 1933).
7 Cfr. ASDMAE, ivi, A. Rosso, A Die (s.t.), 3/4/1935.
8 Il libro di Covello e Giacobbe è First Book in Italian (The MacMillian Co., New York, 1928), più volte ristampato, il quale «rappresenta in un certo senso il punto di svolta nella manualistica di italiano a stranieri, al quale molti negli anni successivi faranno riferimento e dal quale evolveranno» (Dolci 2021, p. 239). Nel 1933, i due autori pubblicarono un testo più avanzato First Reader in Italian.
9 Cfr. ASDMAE, ivi, M. Giani (Direttore delle scuole italiane di New York), A R. Consolato di New York, Come dovrebbero essere redatti i libri per le scuole italiane del Nord America (Secondo il mio modesto modo di vedere e di pensare), 26/3/1935.
10 Ibid. per tutte le citazioni nel testo.
11 Foreign Relations of the United States. Diplomatic Papers 1935, cit., telegramma 20/2/1935, pp. 549-550 (Representations by the Department of State regarding Fascist propaganda activities of certain Italian consular officers in the United States, 811.00F/208).
12 ASDMAE, ivi, R. Ambasciata Washington, A Die, 3/4/1935 (f.to Rosso).
13 ASDMAE, ivi, P. Parini, A R. Ambasciata d’Italia Washington, Libri di testo, 12/4/1935.
14 Cfr. ASDMAE, ivi, P. Parini, A R. Ambasciata d’Italia Washington, Libri di testo, 20/4/1935.
15 ASDMAE, ivi, A. Rosso Ambasciata d’Italia Washington, A Die, Libri di testo, telegramma 4/5/1935.
16 Ibid. (per la citazione nel testo).
17 Ibid. Peter Riccio fu autore di numerosi manuali per l’apprendimento dell’italiano per stranieri, tra cui Home Study course in Italian composition and contemporary Italian lecture (1933), Home study course in Intermediate Italian (1933), Italian authors of today (1938), Ridete e imparate! An Integrated Italian Reader for Beginners (1942); v. Peter M. Riccio Papers (1911-1977), Rare Books and Manuscripts Library, Columbia University in the city of New York, Box 6, F. 9, Parini, Minister Piero Correspondence [n.p.], 1929-1937.
18 ASDMAE, ivi, R. Ambasciata d’Italia Washington (f.to A. Rosso), A Piero Parini, s.t., 28/6/1935. Il riferimento al «bel volume» era senza dubbio al lussuoso testo di Gioacchino Volpe, Il Risorgimento dell’Italia, edito dalla Die e dai Fasci italiani all’estero nel 1934, riccamente illustrato con tavole cupe e stentoree del pittore Mario Sironi, e con prefazione del direttore Parini.
19 Cfr. ASDMAE, ivi, R. Ambasciata d’Italia Washington, A Ministero degli Affari Esteri, Libri di testo per le scuole, 14/8/1935.
20 Cfr. ASDMAE, ivi, P. Parini, A R. Ambasciata d’Italia Washington, Libri di testo per le scuole, 30/9/1935.
21 È quanto si desume dal contenuto di una lettera inviata dal Ministero all’editore Alfieri & Lacroix, in ASDMAE, ivi, Ministero degli Affari Esteri Die Uff. III (f.to Pullino), A Spett. Ditta Alfieri e Lacroix, Libri di testo per le Scuole America Nord, 18/4/1936.
22 L’accelerazione impressa alla vicenda a fine 1935 si spiega anche con l’impegno profuso da Parini nella campagna e conquista dell’Etiopia a cui partecipò nel primo semestre del 1936 con la “Legione Parini”, un’unità militare creata da lui medesimo e che raggruppava poche migliaia di fascisti sparsi per il mondo (Bertonha 2018).
23 ASDMAE, ivi, Ambasciata d’Italia Washington (f.to Rosso), A Regio Ministero degli Affari Esteri, Libri di testo per l’insegnamento dell’italiano, 24/1/1936 (è mancante la relazione di Giani che accompagna il volume di cui si parla nella lettera di Rosso).
24 Ibidem.
25 Cfr. ASDMAE, ivi, Ambasciata d’Italia Washington (f.to F. Suvich), A Regio Ministero degli Affari Esteri, Libri di testo per l’insegnamento dell’italiano, 13/10/1936, con allegata la relazione del Console Vecchiotti, Consolato Generale d’Italia New York, A S.E. F. Suvich, Ambasciatore di S.M. Washington D.C., Libri di testo per l’insegnamento dell’italiano, 7/10/1936.
26 Romanziera di professione, Carpenetto collaborava assiduamente al quindicinale Il Tamburino della giovinezza italiana all’estero, pubblicato dalla Segreteria Generale dei Fasci Italiani all’Estero sotto la direzione di Parini (Ascenzi 2020, p. 35).
27 ASDMAE, ivi, Consolato Generale d’Italia New York (f.to Vecchiotti), A S.E. F. Suvich, Ambasciatore di S.M. Washington D.C., Libri di testo per l’insegnamento dell’italiano, 7/10/1936.
28 Ibid.
29 ASDMAE, 1936-’45, b. 117, “Stati Uniti Providence”, pos. III/9, Consolato Generale d’Italia New York (f.to Vecchiotti), A R. Ministero degli Affari Esteri Die, Istituzioni scolastiche italiane nel Nord America, 30/6/1936 e ivi 13/11/1936 (entrambe trasmettono le relazioni finali di M. Giani); ivi, 3/12/1936 (con cui è trasmesso il rapporto finale sulle scuole d’italiano nello stato del New Jersey, redatto dal fiduciario Sig. Giuseppe De Martin).
30 Cfr. ASDMAE, ivi, Die Uff. 3 (f.to Parini), A R. Ambasciata d’Italia Washington, Libri di testo per l’insegnamento dell’italiano, 16/11/1936.
31 ASDMAE, ivi, Ambasciata d’Italia, A Regio Ministero degli Affari Esteri-Die, Roma, Washington D.C. 28/12/1936 e 18/3/1937, Libri di testo per l’insegnamento dell’italiano (f.to Suvich).
32 G. Alberti, Corso di letture per le scuole elementari. Libro per la quarta classe, G.B. Paravia & C., Torino, 1935.
33 C. Bagagli, Voci d’Italia, Alfieri & Lacroix, Milano, 1937.
34 ASDMAE, ivi, Ambasciata d’Italia a Washington, A Comm. Piero Parini, 22/6/1935 (f.to Rosso).
35 ASDMAE, AS 1936-’45, b. 270, fasc. “Libri di testo. Commissione, concorsi, rilievi. 1938”, pos. XII-5, R. Vice Console Reggente di Boston, A Ministro degli Affari Esteri, I.E. Uff.: III Scuole, 2/11/1938.
36 C. Bagagli, Voci d’Italia, cit., p. 138.
37 Ivi, p. 140.
38 Ivi, pp. 164-165. “Il messaggio al popolo degli Stati Uniti” era già stato antologizzato nei testi di lettura per la quinta classe del 1929 (Letture. Classe quinta, pp. 136-137) e del 1930 (Sole d’Italia, pp. 79-80).