https://doi.org/10.36253/rse-18094
Received: June 25, 2025; Accepted: July 27, 2025; Published: December 11, 2025
Carriere e mobilità dei maestri nella provincia di Sassari a cavallo tra il XIX e il XX secolo: un approccio statistico
Teaching Careers and Mobility in the Province of Sassari at the Turn of the 20th Century: A Statistical Approach
Università degli studi di Sassari, Italia
Abstract. This paper analyzes the careers, entry pathways, and mobility of primary school teachers active in the province of Sassari who began their service between the late 19th century and 1914. The study is based on a sample of approximately 150 teachers, identified through summary records preserved in the Provveditorato fund at the State Archives of Sassari. Compiled in the 1920s for pension purposes, these documents – though partial, as they only cover surnames from F to Z – provide valuable data on appointments, locations, salaries, and length of service. The sample allows for an investigation into key questions about the teaching profession in early 20th-century Sardinia: the geographic origins of teachers (urban centers vs. rural areas), age at qualification, time to secure permanent appointments, and common patterns of territorial mobility. The analysis also incorporates a gendered perspective, relevant in light of the increasing feminization of the profession. The research focuses on a crucial phase in the legal definition of elementary teachers’ status, marked by a generational turnover that coincides with the so-called crisi magistrale (teachers’ crisis). The methodology is quantitative, based on the systematic processing of career summary sheets compiled by Provveditorato staff, rather than detailed prosopographical reconstruction. This approach enables meaningful comparisons with other Italian and international contexts, helping to identify how the teaching profession was configured differently across diverse geographic and socio-economic settings, beyond individual biographies.
Keywords: teachers’ mobility, province of Sassari, teaching careers, quantitative approach, Giolittian era.
Riassunto. L’intervento analizza carriere, modalità di accesso e mobilità dei maestri attivi nella provincia di Sassari, entrati in servizio tra l’ultimo decennio dell’Ottocento e il 1914. La base dell’indagine è un campione di circa 150 insegnanti, individuati attraverso le schede conservate nel fondo Provveditorato dell’Archivio di Stato di Sassari, redatte negli anni Venti per fini pensionistici. Pur parziali – le pratiche riguardano solo i docenti i cui cognomi iniziano con le lettere dalla F alla Z – queste fonti offrono dati preziosi su incarichi, sedi, stipendi e durata del servizio. Il campione consente di affrontare interrogativi chiave sulla professione magistrale in Sardegna: provenienza geografica dei docenti (centri maggiori o piccoli comuni), età di abilitazione, tempi di accesso al ruolo, mobilità territoriale. L’analisi, oltre a delineare dinamiche generali, si arricchisce di una lettura di genere, rilevante in un contesto di progressiva femminilizzazione della categoria. Lo studio si concentra su una fase cruciale per la definizione dello statuto giuridico degli insegnanti elementari, marcata da un ricambio generazionale che si colloca negli anni della cosiddetta “crisi magistrale”. L’approccio adottato è di tipo quantitativo, basato sull’elaborazione sistematica delle schede sintetiche prodotte dal personale del Provveditorato, e non su una ricostruzione prosopografica individuale. Tale metodologia rende possibile un confronto con altri contesti regionali e internazionali, permettendo di cogliere le diverse configurazioni assunte dalla professione docente in relazione alle specificità geografiche e socioeconomiche.
Parole chiave: mobilità dei maestri, provincia di Sassari, carriere magistrali, approccio quantitativo, età giolittiana.
Contents
Traiettorie nella carriera degli insegnanti
Conclusioni e prospettive di ricerca
Questo articolo vuole analizzare le carriere magistrali nella provincia di Sassari, non attraverso un approccio prosopografico, comunque auspicabile1, ma attraverso un approccio quantitativo. L’obiettivo non è quindi quello di ricostruire le biografie individuali degli insegnanti, ma di individuare le tendenze generali che caratterizzano la loro attività sul territorio, al fine di comprendere meglio i processi di diffusione dell’alfabetizzazione in Sardegna in un periodo cruciale: il passaggio tra XIX e XX secolo, quando l’isola comincia a superare il ritardo rispetto alle altre regioni italiane in termini di scolarizzazione.
Alla luce della storia amministrativa della Sardegna, per condurre un’indagine quantitativa sulle carriere degli insegnanti elementari è necessario fare riferimento ai fondi del Provveditorato agli Studi conservati presso gli Archivi di Stato di Cagliari e Sassari. Questi due fondi presentano caratteristiche molto diverse: quello di Cagliari, attualmente oggetto di riordino e ricondizionamento, include i fascicoli personali dei docenti della scuola primaria e secondaria per l’intera provincia storica, comprendente anche l’attuale provincia di Oristano e parte di quella di Nuoro. Al contrario, il fondo di Sassari, che copre il capo nord dell’isola, conserva soltanto i fogli riepilogativi delle carriere degli insegnanti, privi dei più ricchi dossier personali.
Se dunque il fondo cagliaritano consente uno studio prosopografico approfondito delle vite e delle carriere dei docenti, quello sassarese fornisce dati più scarsi e limitati, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti biografici (a eccezione di poche informazioni, come stato civile e figli). Tuttavia, proprio la struttura sintetica di questa documentazione, simile a un record di un database, si presta con facilità a un trattamento sistematico e alla successiva elaborazione statistica. È su questa base che si è scelto di impostare l’analisi della classe magistrale nella provincia di Sassari.
Il campione statistico
Per ottenere un campione gestibile, ma al contempo coerente e statisticamente significativo, sono state operate alcune selezioni sulla vasta documentazione contenuta nel fondo Provveditorato agli Studi dell’Archivio di Stato di Sassari. In linea con gli obiettivi del progetto PRIN Istruzione e sviluppo nel Sud Italia dall’Unità all’età giolittiana (1861-1914) 2, nell’ambito del quale si colloca il presente studio, l’analisi si è concentrata esclusivamente sui maestri entrati in servizio entro l’anno scolastico 1914, seguendone le carriere fino alla loro conclusione, in alcuni casi anche fino agli anni Sessanta del Novecento.
Il campione disponibile è stato tuttavia condizionato da un problema di conservazione della documentazione. Il fondo del Provveditorato, presso l’Archivio di Stato di Sassari, è composto da 5 buste e 38 registri: al momento della consultazione risultava mancante una delle buste, quella contenente le schede di carriera dei maestri con cognomi compresi tra le lettere A e D. Nonostante questa lacuna, è stato comunque possibile ricavare un campione consistente, costituito da 158 maestri entrati in servizio tra il 1893 (data dell’informazione più remota nel fondo) e il 1914. Tale soglia cronologica è coerente con l’arco temporale del progetto PRIN in cui questa ricerca si inserisce. Le carriere sono state ricostruite, ove possibile, fino alla conclusione dell’attività lavorativa. I dati raccolti nella fase preliminare di schedatura comprendono:
Il campione è stato poi suddiviso in tre gruppi, in base al decennio di nascita: anni Settanta, Ottanta e Novanta dell’Ottocento, al fine di individuare le più significative differenze generazionali nei percorsi professionali, differenze che rispecchiano i mutamenti normativi riguardanti la professione magistrale nei primi anni del Novecento, ma sono anche specchio dei cambiamenti dell’istruzione elementare in Sardegna nell’ultimo quarto del XIX secolo. Il campione così scomposto si struttura in questo modo:
Il luogo di nascita
Negli anni Sessanta e Settanta dell’Ottocento, la scuola elementare in Sardegna si sviluppa in un contesto di forte arretratezza strutturale e culturale3 che ne condiziona profondamente la ricezione e l’attuazione delle riforme nazionali, a partire dalla legge Casati del 1859 (Piseri, 2024a; Piseri, 2024c). Una tale debolezza del percorso di studi primario, che consente di concludere il percorso superiore solo in pochi comuni, si riverbera sulla scuola secondaria (Piseri, 2024b) che non ha un bacino di utenza potenziale abbastanza ampio da reggersi senza comportare, per le amministrazioni comunali dei capoluoghi di circondario, il dubbio sull’opportunità di mantenerle attive.
Questo, nonostante la cronica carenza di insegnanti elementari in Sardegna nei decenni che vanno dall’Unità al volgere del XIX secolo, vale anche per la scuola normale di Sassari. Nella città turritana venne istituita una scuola normale maschile con convitto che doveva essere il contraltare di quella femminile di Cagliari4. Tale configurazione, a causa del rapido crollo della vocazione maschile alla professione magistrale, ebbe vita breve. Il consiglio comunale di Sassari decise di chiudere il convitto, che ospitava solo nove studenti, nel 1871 e, controvoglia, accettò il cambiamento di genere della scuola nel 1873 (Pruneri 2024b, 364), anno di nascita della maestra più anziana del campione preso in analisi, la sassarese Vittoria Marcellino, che vi si diplomerà nel 1894. L’offerta formativa per i maestri nella provincia era completata con la scuola magistrale maschile di Nuoro, attiva dai primi anni Sessanta, che, pur operando in condizioni materiali modeste, conferiva patenti di grado inferiore, si ampliò negli anni Ottanta e Novanta con l’istituzione di una Scuola magistrale rurale maschile, poi trasformata in Scuola normale inferiore con convitto e successivamente in Scuola normale superiore (Pruneri 2024b, 365-368).
Sulla base di questi presupposti, l’analisi diacronica dei luoghi di nascita delle maestre e dei maestri del campione riflette sia il consolidamento delle scuole elementari sul territorio, sia l’ampliamento dell’accesso all’istruzione normale e magistrale a strati sociali un tempo esclusi. Infatti, come scrive Fabio Pruneri (2025, 125):
nascere in un comune di qualche decina di migliaia di abitanti significava poter godere di una serie di servizi culturali e scolastici che erano di fatto esclusi nei villaggi. Per cui la prosecuzione degli studi aveva spesso il carattere dell’esodo dal piccolo paese di nascita verso i centri più popolosi.
Osservando il campione completo, Sassari si conferma nettamente come il comune che dà i natali al maggior numero di maestre e maestri, con 80 insegnanti su 158 nati nel capoluogo, a testimonianza del ruolo trainante svolto dalla città sia in termini di offerta formativa sia come bacino privilegiato di reclutamento. Seguono, con valori sensibilmente inferiori, centri i capoluoghi di circondario: Alghero (12), Ozieri (8), Nuoro (5), con Tempio molto staccato. Il resto del campione è distribuito in modo frammentato tra una pluralità di piccoli comuni rurali, spesso rappresentati da una o due unità ciascuno, con l’eccezione di Sorso (7), comune che dista solo una decina di chilometri dal capoluogo. Disaggregando i dati per decennio di nascita, si rilevano alcune tendenze interessanti che confermano il progressivo miglioramento dell’istruzione elementare nel territorio. Tra i nati negli anni Settanta, Sassari e la vicina Alghero sono il comune di origine della quasi totalità del campione (Figura 1 e 2). Questa tendenza è in perfetta continuità con la presenza di soli nove ospiti nel convitto maschile della scuola normale di Sassari nel 1871, cioè poco oltre un decennio prima che questo gruppo del campione intraprendesse il percorso normale. Come si può osservare nella Figura 2, invece, nei decenni successivi la platea dei comuni che offrono studenti diplomati alle scuole normali e magistrali si amplia notevolmente.
Sebbene non si possano escludere casi di inurbamento, questo risultato, apparentemente limitato, è invece significativo e si può inscrivere negli esiti a lungo termine della politica scolastica di Salvator Angelo De Castro, provveditore agli studi della Provincia di Sassari dal 1868 al 1878 (Piseri 2024c, 20-21). De Castro, sacerdote e intellettuale liberale che si attesta su posizioni giobertiane (Zichi 2015, 66), cambiò l’orientamento del suo predecessore, Giovanni Pasquale, per quanto riguarda la politica di erogazione di sussidi provinciali agli insegnanti. Durante il suo mandato, De Castro distribuì sussidi a beneficio di 509 insegnanti in 114 località. Sebbene Sassari e Alghero ricevessero la quota più consistente dei sussidi, così come con Pasquale, il provveditore cercò di riequilibrare la distribuzione includendo anche i comuni con meno di 1000 abitanti, ai cui insegnanti andò il 17% del totale erogato (Piseri 2024c, 27). Anche se il gap tra città e comuni rurali resterà a lungo sensibile, le politiche degli anni Settanta segnano un primo passo verso una maggiore attenzione alle esigenze educative delle aree rurali da parte dell’amministrazione scolastica locale e trova riscontro nelle tendenze evidenziate da Ester De Fort (2003) analizzando i dati sull’analfabetismo tra 1881 e 1911 (Figura 3), tendenze che sovrapponendosi, dal punto di vista cronologico, al periodo di formazione dei 158 insegnanti del campione, trovano conferma nella provenienza sempre più diversificata dei maestri elementari attivi sul territorio. Un’alfabetizzazione più diffusa comporta l’apertura dell’istruzione normale e magistrale a giovani provenienti da centri rurali e rispecchia il lento ma sensibile superamento di una concentrazione urbana del capitale umano scolastico (Capelli 2019; Capelli e Vasta 2020). Ciò permette di leggere il dato del luogo di nascita degli insegnanti non solo come indicatore geografico, ma come esito concreto delle politiche scolastiche e di alfabetizzazione di massa, politiche che hanno contribuito, nella Sardegna postunitaria, a rendere la scuola elementare uno strumento di mobilità sociale.
Genere e stato civile
Il campione, come prevedibile, è composto da una preponderante maggioranza di donne, 131 su 158, pari all’83% (Figura 4) e, nonostante non sia esaustivo di tutti i maestri attivi nell’arco cronologico preso in esame, denota una difformità significativa rispetto ai dati nazionali che per il 1900 censiscono una percentuale di maestre pari al 67,8% (Ghizzoni 2003, 57).
I dati ricavabili dalle fonti archivistiche5 e dalle statistiche ministeriali6 mostrano che la femminilizzazione della professione magistrale in Sardegna si afferma tra gli anni Ottanta e Novanta dell’Ottocento7, con un leggero ritardo rispetto alla tendenza nazionale8. L’andamento del rapporto tra maestri e maestre nella provincia di Sassari non segue però un percorso lineare: il processo di crescita della componente femminile del corpo docente risulta disomogeneo e influenzato da fattori locali. Nell’anno scolastico 1860-61, il primo successivo all’applicazione della legge Casati, la provincia conta 127 maestri contro 48 maestre. Nel 1864 il numero degli insegnanti maschi sale a 143, mentre quello delle donne, pur restando inferiore, cresce sensibilmente fino a 110 unità9. Tuttavia, circa un decennio dopo, nel 1873-74, i maestri attivi in provincia risultano essere 130, mentre le maestre scendono a 93. Questo calo, in controtendenza rispetto alle statistiche nazionali, è in parte spiegabile con la mancanza, fino a quell’anno, di una scuola normale femminile nella provincia: le aspiranti maestre erano poco propense a trasferirsi nel “capo di sotto” per formarsi a Cagliari, come osserva Pruneri (2024, 356), rendendo necessaria l’attivazione di una sede formativa autonoma a Sassari. Quella che si attesta è, però, una certa sfiducia nei confronti dell’educazione femminile da parte delle amministrazioni comunali, non ultima quella di Sassari, i cui consiglieri sono apertamente sfavorevoli alla conversione della scuola normale:
Il Consigliere Cossu Cano, in conformità al voto da lui dato nelle deliberazioni che concernono la soppressione Convitto, dichiara che voterà per la riapertura di questo, ma non mai per la istituzione di un Convitto Normale femminile; poiché, il primo come lo credeva necessario prima soppressione lo è ancora oggi e molto più del femminile.
[…]
Il Consigliere Garavetti, per maggior delucidazione come pure per portare il Consiglio sul vero terreno la discussione sulla proposta conversione vorrebbe che tutta la corrispondenza nonché i verbali del Consiglio che la concernono fossero depositati sul banco della presidenza; a questa sola condizione appoggia il voto sospensivo proposto dal Consigliere Tanda. In merito poi afferma che di maestre non vi ha penuria; e tanto asserisce ciò vero in quanto che qualvolta si mostra vacante qualche posto di maestra pubblica, sono molto numerose coloro che vi aspirano10.
Il consiglio comunale, nonostante il Regolamento per le scuole elementari del 15 settembre 1860 concedesse «ai comuni la facoltà di affidare il corso inferiore delle scuole elementari maschili alle maestre» (Ghizzoni 2003, 28) ritiene non ci sia bisogno di maestre perché, di fatto, le scuole femminili, in particolare quelle di grado superiore, erano ancora relativamente poche. L’offerta di istruzione femminile, però, per ragioni socioeconomiche è in crescita nella Sardegna degli anni Settanta dell’Ottocento, dove «si verifica un fenomeno inatteso cioè la maggiore frequenza, in taluni casi, delle scuole elementari femminili rispetto a quelle maschili» (Pruneri 2024b, 350). Ciò accadeva perché contadini e pastori tendevano a far lavorare i bambini sottraendoli agli ultimi mesi di scuola, mentre le bambine erano incoraggiate a continuare gli studi11. Questo spiega la tendenza per cui, oltre un decennio dopo, quando le maestre e i maestri più anziani del nostro campione affrontano il percorso magistrale, la femminilizzazione della professione magistrale si afferma in modo così marcato: la percentuale di maestri decresce dal 19% per i nati negli anni Settanta, al 14% per quelli nati negli anni Novanta (Figura 5).
Questa particolarità del contesto sardo e sassarese, inoltre, spiega anche la diffusione della “vocazione” magistrale sul territorio. Nel corso degli anni, infatti, l’attrattività del percorso di studi magistrale crebbe per le giovani donne perché la scuola normale rappresentava, nella maggior parte dei casi, l’unica opportunità di formazione post-elementare realmente accessibile alle ragazze, data la scarsa frequenza agli studi classici nonostante l’apertura del 188312. Questo aspetto si rafforza poi, a partire dal 1889, con l’istituzione del corso complementare. La professione magistrale poi costituiva una delle pochissime carriere socialmente legittimate per le donne (Covato e Sorge 1994, 35; Bertoni Jovine 1964).
Più lineare rispetto alle aspettative si presenta la distribuzione per stato civile. Tra le donne, risulta fortemente prevalente la condizione di nubile, coerente con la normativa e la cultura del tempo che scoraggiavano il matrimonio delle insegnanti (Trisciuzzi 2022). Al contrario, tra i maestri uomini, lo stato civile è quasi esclusivamente di coniugato, solo due individui nel campione risultano celibi, confermando la tendenza per cui per i maestri il matrimonio era visto come un indicatore di stabilità, moralità e responsabilità, qualità ritenute essenziali per chi aveva il compito di educare.
Traiettorie nella carriera degli insegnanti
La documentazione individuale conservata nel fondo del Provveditorato agli Studi consente una ricostruzione più articolata e continua delle carriere degli insegnanti rispetto ai registri scolastici, che spesso presentano lacune dovute a condizioni di conservazione disomogenee. È frequente, infatti, imbattersi in registri mancanti, annate intere prive di documentazione, o versamenti incompleti da parte di istituti e comuni, anche per periodi generalmente ben coperti sotto il profilo archivistico. Queste criticità risultano particolarmente penalizzanti per i docenti la cui carriera è caratterizzata da una marcata mobilità tra diversi comuni del territorio: in questi casi i registri sono una fonte frammentaria e spesso insufficiente per ricostruirne con continuità il percorso professionale. La scomposizione diacronica del campione per decennio di nascita consente di cogliere alcune dinamiche evolutive della professione magistrale nel passaggio tra XIX e XX secolo, a partire dalle modalità di ingresso in servizio.
Le carriere degli insegnanti nati negli anni Settanta, che iniziano la loro attività negli ultimi anni dell’Ottocento, riflettono due orientamenti opposti per quanto riguarda l’ingresso a servizio che sono espressione di due diverse realtà riguardanti la professione magistrale. Da un lato abbiamo sei maestri che iniziano ad insegnare prima dell’abilitazione, di cui quattro almeno cinque anni prima. Questi sono lo specchio dell’urgenza che il territorio sassarese ha, ancora nell’ultimo scorcio del secolo, di assumere maestri per completare l’organico provinciale (Figura 6). Dall’altro, altrettanti maestri entrano in servizio tre o più anni dopo il conseguimento della patente: la professione magistrale è quindi una delle opzioni lavorative che, soprattutto i maestri, si prefiggono, ma non necessariamente la prima scelta13. Queste considerazioni sono comprovate anche dall’età media abbastanza alta di abilitazione e di ingresso, rispettivamente di 23 e 25 anni. In questo campione ci sono casi limite, come il maestro Paolo Sanna che, nato a Sedini il 14 settembre del 1879, entra in servizio all’età di 34 anni presso la scuola di Bortigiadas per conseguire la patente a 40 anni, nel 1919, con due brevi sospensioni negli anni scolastici 1914-15 e proprio 1919-2014. Del maestro Edoardo Fiori, nato il 17 gennaio 1874, come per altri maestri nati in epoca così remota, non si conservano informazioni nella scheda riguardo il conseguimento della patente, ma sappiamo che all’età di 39 anni inizia ad insegnare in una frazione di Posada.
Uno dei casi più peculiari, infine, è quello del maestro di origini siciliane Giuseppe Solarino. Nato a Casteltermini in provincia di Agrigento, si sposa nel 1908 con una nuorese e, un anno dopo, diviene padre per la prima volta (avrà altri quattro figli, di cui uno morto a soli tre anni). Inizia ad insegnare senza patente a Torpé nel 1910, comune dell’attuale provincia di Nuoro che nel censimento dell’anno seguente contava poco più di 1˙300 abitanti. Conseguirà la patente solo nel 1916 a Nuoro. Negli anni tra l’ingresso in servizio e la patente insegnerà soprattutto in frazioni come Lollove (Nuoro) e Agrustos (Posada), con brevi interruzioni, ma anche in un comune come Thiesi che in quel periodo contava ben oltre i 3˙500 abitanti. Rispecchia quindi il profilo di un individuo probabilmente preparato che, fuori dal suo contesto di origine, inizia ad insegnare nel momento in cui deve garantire il mantenimento della famiglia15.
L’alta età media di abilitazione e presa di servizio non è dovuta solo a questi casi: infatti anche la moda statistica del dato è alta e si attesta a 21 anni per entrambi gli aspetti analizzati. La mancanza dei corsi complementari fino agli anni Novanta sicuramente contribuisce a rendere l’accesso alla formazione normale eterogeneo per età e quindi allo sviluppo di percorsi scolastici non lineari e non uniformi. Come è facile intuire anche grazie agli esempi portati, la carriera di questi insegnanti segue traiettorie non sempre coerenti ed è caratterizzata da un fortissimo precariato. La maggioranza relativa ottiene il ruolo di ordinario contestualmente alla presa di servizio, anche a causa della carenza di personale, ma il dato medio altissimo di 7,4 anni è dovuto al forte precariato che caratterizza la professione magistrale in Sardegna negli anni intorno al passaggio del secolo. Due insegnanti ottengono lo status di ordinario dopo 22. La mobilità degli insegnanti compresi in questa parte di campione è più varia rispetto a quella dei maestri nati nei decenni seguenti. In media cambiano tra le tre e le quattro sedi nell’arco della loro carriera e solo il 44% insegna almeno un anno nel comune di nascita e ancora meno, il 41%, vede il comune di nascita come sede principale o finale della propria traiettoria professionale. Essendo per la maggior parte nati a Sassari o ad Alghero, infatti, si trovano nella necessità di spostarsi per poter lavorare, potendo sperare di rientrare nel momento in cui una cattedra si liberi o sia aperta una nuova classe16.
Le maestre e i maestri nati nel decennio successivo, al contrario, tendono maggiormente a tornare nel luogo di nascita: il 55% insegna almeno un anno nel comune d’origine e di questi circa tre quarti vi passano la maggior parte della loro carriera. Le pratiche concorsuali, che hanno spesso un approccio localistico (Piseri 2022), tendono sicuramente a favorire un candidato locale, anche con poca esperienza, ma la ragione che spinge tanti a tornare nel comune di nascita è anche legata alla paucità dello stipendio: non dover provvedere all’alloggio e avere una rete sociale di riferimento rende meno gravose le condizioni di vita dei maestri e soprattutto delle maestre che hanno così l’opportunità di vivere con la famiglia.
Il rapporto tra l’abilitazione e l’entrata in servizio partecipa allo stesso tempo delle tendenze peculiari del campione dei nati negli anni Settanta e di quelle del campione dei nati negli anni Novanta (Figura 7, 8, 9). Come nei primi, infatti, abbiamo un numero considerevole di maestri che prendono servizio prima (16) e dopo l’abilitazione (19), alcuni anche oltre i cinque anni, ma poco meno della metà (32) dei maestri trova lavoro immediatamente dopo il conseguimento della patente. Ciò significa che la domanda di lavoro è ancora alta e che per le maestre che compongono l’83% di questo gruppo il percorso di studi normale equivale alla garanzia di un lavoro forse poco retribuito, ma decisamente sicuro. L’età media dell’abilitazione e dell’ingresso in servizio si abbassa sensibilmente attestandosi poco sopra i 21 anni. Come i nati negli anni Settanta, la media delle sedi in cui i maestri lavorano è tra le 3 e le 4, con un dato che però alza di molto il valore: Giovanni Maria Oggiono, infatti, cambia ben 22 sedi nella sua relativamente breve carriera di 35 anni. Si tratta di un maestro con una carriera decisamente saltuaria che inizia pochi mesi dopo l’abilitazione nel 1912 a Lula, paese dell’entroterra nell’attuale provincia di Nuoro, per continuare, nel 1915, a Nuchis, frazione di Tempio Pausania, e poi nel 1917 a Oschiri come supplente. Continua poi a insegnare a singhiozzo, ottenendo una cattedra per due anni consecutivi, nel 1923-24 e nel 1924-25. La continuità arriverà solo a partire dal 1927, ma un passaggio in Veneto a cui segue un ritorno in Sardegna rende sempre precaria la sua situazione lavorativa. Pur non avendo accesso a documenti come i verbali di visita, non conservati nel fondo Provveditorato dell’Archivio di Stato di Sassari, ritengo che una simile traiettoria di carriera, che potrebbe anche essere spiegata da ragioni comportamentali, stia ad indicare che i posti vacanti nella provincia di Sassari siano relativamente pochi negli anni che precedono la riforma Gentile17.
Questa considerazione potrebbe essere confermata dalle tendenze delle carriere dell’ultimo gruppo del campione: non vi è più la necessità di insegnanti non abilitati e quindi nessuno insegna prima del conseguimento della patente, pur avendo nel campione una maestra, Verina Monne, che si diploma e inizia a insegnare all’età di 17 anni18. Solo un’insegnante entra in aula per la prima volta più di due anni dopo: la sassarese Giuseppa Ignazia Talu che, dopo aver insegnato a Nulvi nel 1912 e nel 1913 e a Bonorva nel biennio successivo, insegnerà a Sassari fino al pensionamento nel 1956. Il percorso formativo di queste maestre e maestri è molto più rapido e lineare rispetto a quello dei più anziani: si diplomano tra i 18 e i 19 anni, raggiungono l’ordinariato nella metà del tempo (7,4 anni per entrambi gli altri gruppi, 3,9 per i più giovani), segno di una condizione lavorativa favorita dalle riforme dell’età giolittiana, dalla legge Nasi alla Daneo-Credaro (De Fort 1996, 199-309), e di un percorso formativo ormai ben consolidato e coerente sul territorio. Il passaggio nella scuola del comune di origine per gli insegnanti di questo gruppo è una tendenza ancora più marcata. Coinvolge infatti il 69% del campione (Tabella 1).
| Età di abilitazione | Età ingresso in servizio | Anni scol. per ord. | Sedi | Anni di Carriera | ||
|---|---|---|---|---|---|---|
| Nati negli anni 70 | MEDIA | 23,6 | 25 | 7,4 | 3,4 | 41,1 |
| MODA | 21 | 21 | 0 | 1 | 43 | |
| MINIMO | 18 | 18 | 0 | 1 | 29 | |
| MASSIMO | 40 | 39 | 22 | 9 | 49 | |
| Nati negli anni 80 | MEDIA | 21,5 | 21,6 | 7,4 | 3,8 | 42 |
| MODA | 20 | 22 | 3 | 3 | 46 | |
| MINIMO | 17 | 16 | 0 | 1 | 22 | |
| MASSIMO | 32 | 29 | 42 | 22 | 55 | |
| Nati negli anni 90 | MEDIA | 18,9 | 19,3 | 3,8 | 2,8 | 39,2 |
| MODA | 19 | 20 | 4 | 3 | 48 | |
| MINIMO | 16 | 16 | 0 | 1 | 22 | |
| MASSIMO | 22 | 22 | 12 | 5 | 49 |
Le maestre e i maestri nati nell’ultimo decennio dell’Ottocento, quindi, scelgono la professione magistrale e la abbracciano come carriera senza le riserve che sembrano caratterizzare molti dei percorsi umani e lavorativi degli insegnanti più anziani. A determinare a questo cambiamento nella percezione della professione magistrale contribuiscono un percorso di studi più coerente, un più solido statuto giuridico dei maestri e le maggiori garanzie, anche economiche19, offerte da una delle poche professioni “borghesi” a cui hanno accesso le donne.
Conclusioni e prospettive di ricerca
L’analisi condotta sulle carriere degli insegnanti attivi nella provincia di Sassari tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, integrando fonti archivistiche e dati quantitativi, restituisce un quadro articolato della trasformazione della professione magistrale in Sardegna. La progressiva apertura dell’istruzione normale e magistrale a giovani provenienti anche da centri minori testimonia una lenta ma tangibile democratizzazione dell’accesso alla professione, favorita da politiche scolastiche nazionali e locali volte a renderla più giuridicamente ed economicamente stabile: la durata media delle carriere supera i quarant’anni, e l’età di ingresso tende a ridursi progressivamente, a indicare un accesso più precoce e regolare; la mobilità si concentra nei primi anni di servizio, spesso in sedi periferiche e rurali, mentre negli anni successivi prevale la tendenza alla stabilizzazione, con una sempre più spiccata preferenza per il comune di origine, spesso anche a favore di sedi cittadine più prestigiose e meglio retribuite.
Questo approccio allo studio delle carriere magistrali in Sardegna è ancora in una fase iniziale, ma l’analisi condotta sul campione selezionato mostra chiaramente il potenziale conoscitivo di una ricerca sistematica su scala regionale. I risultati ottenuti giustificano l’estensione dell’indagine sia in senso quantitativo, con un ampliamento del campione, sia metodologico, attraverso l’integrazione di fonti e strumenti diversi. In particolare, le schedature già disponibili sui registri scolastici (Pireddu 2010), pur meno continue, ma cronologicamente più estese, potrebbero essere messe in relazione con la documentazione raccolta nell’ambito del progetto PRIN Istruzione e sviluppo nel Sud Italia dall’Unità all’età giolittiana (1861–1914). Da tale convergenza potrebbe nascere un repertorio prosopografico integrato per le due province storiche della Sardegna, utile tanto per analisi sincroniche quanto diacroniche. A questo si potrebbe affiancare l’applicazione di metodi di network analysis, individuando come nodi gli insegnanti e i comuni in cui hanno prestato servizio, al fine di visualizzare le reti di mobilità e circolazione professionale. L’uso congiunto di strumenti di geolocalizzazione e network analysis, infine, aprirebbe la strada alla costruzione di una piattaforma interattiva e accessibile, capace di rappresentare graficamente non solo le traiettorie di spostamento degli insegnanti, ma anche l’evoluzione della rete scolastica e degli organigrammi nel tempo. Una simile infrastruttura digitale, già testata su un campione di 10 insegnanti (Figura 10, 11, 12), fondata su dati storici rigorosi, costituirebbe un contributo innovativo alla storia dell’istruzione e alla valorizzazione del patrimonio documentario sardo.
Bibliografia
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1 Nell’anno accademico 2009-2010 è stata discussa una tesi di laurea che affronta il tema con una ricca appendice di schede prosopografiche dei maestri. Per questo articolo si parte da un campione ricavato da fonti primarie che impongono limiti cronologici più ristretti e si usano strumenti e criteri analitici diversi (Pireddu 2010).
2 Il progetto PRIN 2017 Istruzione e sviluppo nel Sud Italia dall’Unità all’età giolittiana (1861-1914), che si è da poco concluso, si è posto come obiettivo di indagare in chiave storico-educativa le relazioni tra alfabetizzazione e sviluppo socioeconomico nel Mezzogiorno postunitario. Ispirato alle suggestioni di Literacy and Development in the West di Carlo M. Cipolla, il progetto ha adottato un approccio interdisciplinare, fondato sulla raccolta sistematica di fonti archivistiche locali, l’elaborazione di dati quantitativi e l’impiego di strumenti digitali (georeferenziazione, database relazionali) per la costruzione di una mappatura analitica dell’istruzione nel Sud Italia. L’indagine ha interessato oltre 2000 comuni e ha riguardato la scuola elementare, le scuole normali, il personale docente e i contesti socioculturali locali, con l’obiettivo di superare le letture stereotipate del divario nord/sud e restituire una rappresentazione più articolata delle dinamiche formative meridionali tra Otto e primo Novecento (Pruneri 2024a)
3 Per una riflessione sullo stato dell’istruzione e sulla formazione dei maestri nella prima metà dell’Ottocento rimando a Pruneri (2023).
4 Per le future maestre, nel capo settentrionale dell’isola, dal 1853 era attiva una scuola magistrale femminile che offriva «corsi di soli tre mesi, poi ampliati a sei-sette nel 1855 e, finalmente, nove dal 1860 al 1865» (Pruneri, 2024, 361).
5 Sono varie le statistiche conservate in Archivio Storico della Provincia di Sassari (ASPSs), Pubblica Istruzione, Unità 17 – Scuole elementari. Sussidi 1861-1870. Per un’analisi più dettagliata rimando a Piseri (2024a e 2024c).
6 Ad esempio, l’Annuario della istruzione pubblica del Regno d’Italia pel 1873-74 sintetizzato, per quanto riguarda il numero delle scuole, dei maestri e degli alunni in Sardegna in Pruneri (2024, 372).
7 In tutta l’Isola nel 1873 ci sono 338 maestri e 206 maestre, vent’anni dopo, nel 1892 le maestre sono 472 a fronte di 445 maestri (Pruneri 2024, 372).
8 «Il numero delle maestre si rivelò in costante crescita nell’ultimo trentennio dell’Ottocento: nel 1863-1864, i maestri in servizio erano 18443 mentre le maestre 15820; nel 1875-1876, il numero di queste ultime sorpassò, anche se di poco, quello dei colleghi, attestandosi a quota 23818 a fronte di 23267 maestri» (Pironi 2019, 297). Sul tema rimando anche a Ghizzoni e Polenghi (2008).
9 I dati presentati in Piseri (2024c, 8) sono rielaborati dalle tabelle riassuntive per il quinquennio 1860-1864 conservate in ASPSs, Pubblica Istruzione, Unità 17 – Scuole elementari. Sussidi 1861-1870.
10 Archivio Storico del Comune di Sassari, Registri delle delibere del consiglio comunale, Reg. C 21, Delibera n. 31 del 21 agosto 1872, Conversione della scuola normale maschile in scuola normale femminile (Luzzu 2024).
11 Fabio Pruneri (2024b) rielabora in questo passaggio il contenuto del testo de Documenti sulla istruzione elementare nel Regno d’Italia del 1870.
12 L’accesso al percorso di studi classico per le giovani sassaresi non è semplice. La prima presenza femminile nel ginnasio Azuni di Sassari si registra per l’anno scolastico 1885-86. Ester Baracca, originaria di Sorso, frequentò il primo anno e, nonostante avesse superato gli esami, decise di ripetere l’anno in una classe in cui avrebbe trovato sei nuove iscritte (due delle quali, però, non erano di origini sarde). Un’altra presenza è censita nel 1890, anche in questo caso si tratta di una studentessa proveniente da Reggio Emilia (Bua 2014, 197).
13 Con riferimento agli anni Novanta dell’Ottocento Fabio Pruneri (2024b, 350) scrive «I maschi […] potevano impiegare più utilmente quel tempo frequentando l’istruzione tecnica o ginnasiale e poi passare ai corsi normali, spesso solo se si trovavano in condizioni d’indigenza, dato che questo tipo di sbocco era culturalmente meno formativo e la professione magistrale era economicamente meno remunerativa di altre».
14 Archivio di Stato di Sassari (ASSs), Provveditorato agli studi, b. 5, scheda di Sanna Paolo.
15 ASSs, Provveditorato agli studi, b. 5, scheda di Solarino Giuseppe.
16 Dinamiche simili, ma per la realtà di Oristano sono studiate in Piseri (2022).
17 ASSs, Provveditorato agli studi, b. 4, scheda di Oggiono Giovanni Maria.
18 ASSs, Provveditorato agli studi, b. 2, scheda di Monne Verina. Nata il 6 aprile 1896 a Porto Torres, si diploma nel giugno del 1912 ed entra in servizio nell’ottobre dello stesso anno presso la scuola elementare di Anela (Ss). Entrerà l’anno successivo come insegnante di ruolo nelle scuole elementari del capoluogo, posizione che lascerà con il pensionamento nel settembre 1960.
19 La parità stipendiale tra maestri e maestre è sancita dalla legge Nasi del 1903 (Ghizzoni 2003, 64-66).