https://doi.org/10.36253/rse-17506

Received: March 21, 2025; Accepted: July 25, 2025; Published: December 11, 2025

Book Reviews

G. Armenise, D. De Leo, Immaginario: intreccio di vivenze. Viperetta vs Violetta. Prefazione di Antonella Cagnolati. Lecce, Milella, 2024, pp. 100

Carmen Petruzzi

Università degli Studi di Foggia, Italia

carmen.petruzzi@unifg.it



Il volume Immaginario: intreccio di vivenze Viperetta vs Violetta si presenta come un originale tentativo – possiamo a buon diritto affermare pienamente riuscito – di coniugare efficacemente un’approfondita ricerca teorica sui fondamenti culturali legati alla letteratura per l’infanzia con un approccio decisamente più pragmatico e fattuale al fine di fornire un utile strumento di lavoro a coloro che, a vario titolo, ruolo e funzione, si avventurano nel mondo dell’educazione e dell’istruzione, soprattutto per le fasce d’età più precoci. Il libro viene pubblicato nella collana Scienza interdisciplinare che fin dal suo esordio mira a proporre testi importanti, intelligentemente legati da un filo rosso rappresentato dall’efficace intersezione tra le varie discipline, una strategia che si rivela illuminante e feconda di profittevoli risultati.

Affascinante e sagace generatore di curiosità appare fin da subito il titolo che si fonda su alcune key words di ampio respiro. In primis sottolineerei il lessema immaginario che ci guida all’interno di quel mirabile contenitore di fantasie, sogni, desideri, finzioni che, pur nella loro immaterialità, governano le nostre esistenze e plasmano le nostre coscienze. Si tratta pertanto di un ambito oltremodo indagato dalle Autrici come attestano i pregevoli numeri della rivista Segni e comprensione1 (prestigiosa rivista di Fascia A) apparsi recentemente, in cui veniva messa a fuoco – servendosi di una strategia comparativa e interdisciplinare – una serie di suggestioni filosofiche e culturali che spaziano in un ampio raggio di tematiche.

L’immaginario si pone dunque come suggestione primaria e porta d’ingresso per l’adozione di un framework metodologico che fa perno sulla fertile possibilità di individuare intrecci, non pensando meramente ad interrelare fra di loro fenomeni e contenuti, bensì a prospettare anche nuovi significanti per comprendere ciò che le autrici definiscono con arguto neologismo “vivenze”. Come viene sottolineato nel testo, “vivenze” risulta essere un calco dal termine husserliano Erlebnisse e coincide con «un campo semantico più articolato: non solo ciò che si sta vivendo nel presente dell’azione, ma anche ciò a cui si tende, e ciò che non si potrà mai realizzare (sconfitte, occasioni perdute)» (nota 9, pp. 83-84). A corollario di tale impostazione, che ben illustra il progetto costitutivo che sta alla base del volume, appaiono due distinti nomi propri, Viperetta e Violetta, che rappresentano una sorta di Doppelgänger, ovvero la caratterizzazione duale – in negativo e in positivo – della protagonista del volume che viene accuratamente indagata per poi desumere linearità progettuali di stampo educativo, ovvero la bambina che occupa come figura centrale il libro di Antonio Rubino, uno degli storici fondatori del “Corriere dei Piccoli”, da molti considerato il padre del fumetto italiano che appare per l’editore Scalpendi di Milano nel 1919, più volte ripubblicato2, per giungere fino al volume curato da Martino Negri nel 2010 che ripropone il testo originale in forma anastatica, illustrandone al contempo i caratteri letterari e iconografici nonché la storia editoriale. Come si vedrà in seguito, la scelta di tale carattere non è casuale perché offre ampi margini di riflessione sulle caratteristiche ritenute assolutamente negative per una bambina, quali la ribellione, l’eccesso di parola, i capricci e la disubbidienza.

Quanto sia ricca ed eterogenea la letteratura per l’infanzia ce lo dimostra la quantità notevole di saggi, ricerche e pubblicazioni che sempre con maggior frequenza negli ultimi anni hanno affollato il panorama non solo della storia dell’educazione, ma altresì quello della pedagogia e della didattica in generale. Se pensiamo alla valenza educativa dei modelli che vengono presentati come assunti paradigmatici all’interno di questa enorme mole di volumi che riguardano un considerevole arco anagrafico (dalla primissima infanzia fino a quelli che vengono definiti “giovani adulti”), non possiamo non sorprenderci constatando l’efficacia di alcuni personaggi che popolano un immaginario spesso altamente creativo e multiforme che ci viene presentato dagli autori più innovativi.

Allo scopo di illuminare l’importanza di riproporre esempi che hanno nel tempo popolato la fantasia di giovani lettori, possiamo evidenziare l’archetipo del “monello”, ormai opportunamente declinato secondo schemi di appartenenza di genere. Pertanto, con frequenza sempre maggiore, accanto ai tradizionali Pinocchio, Giannettino e Gianburrasca, possiamo collocare quelle figure che nell’immaginario femminile hanno ricoperto un ruolo sempre più dirompente, allo scopo di prospettare comportamenti del tutto divergenti rispetto a percorsi educativi che vedevano le bambine titolari di insegnamenti focalizzati sulla sottomissione, il silenzio, l’umiltà, la devozione, l’ubbidienza.

La figura del monello, radicata nella tradizione letteraria, si contrappone da sempre ai modelli educativi rigidi e autoritari. Dai tempi di Pinocchio di Collodi, il monello incarna lo spirito ribelle e la sfida alle regole imposte dal mondo adulto, spesso con un intento pedagogico di correzione e redenzione. Personaggi come Tom Sawyer di Mark Twain o Giannettino di Luigi Bertelli (Vamba) si collocano perfettamente in questo solco narrativo, rappresentando l’infanzia in tutta la sua irrequietezza e vivacità. Tuttavia, la letteratura per l’infanzia non si è limitata a offrire una visione unidimensionale di questo archetipo, ma ha saputo ampliarlo e adattarlo alle nuove sensibilità pedagogiche e sociali.

In parallelo alla figura del monello maschile, più analizzata e consolidata nella tradizione letteraria, emergono progressivamente le figure delle monelle, spesso trascurate dagli studi accademici fino a tempi recenti. Personaggi come Pippi Calzelunghe di Astrid Lindgren, Jo March di Louisa May Alcott e Viperetta di Antonio Rubino incarnano un ideale di ribellione e indipendenza femminile che si scontra con le convenzioni sociali della loro epoca. La monella si fa portatrice di un messaggio pedagogico alternativo, che pone in discussione il ruolo passivo assegnato alle bambine nella società e nell’educazione tradizionale.

Tuttavia, la letteratura per l’infanzia deve uscire dagli scaffali delle librerie e delle biblioteche per farsi sempre di più agente di mutamento nel rapporto tra bambino, scuola, spazio e ambiente. In questa nuova dimensione che raccorda elementi imprescindibili nella formazione dei bambini e delle bambine, la dinamica osmotica tra la corporeità intesa come strumento conoscitivo attraverso l’uso costante e interrelato dei sensi e l’ambiente in cui i piccoli discenti vengono a trascorrere le loro giornate assume un ruolo primario. L’esigenza di un coordinamento tra tematiche pedagogico-letterarie e le prassi educative sfocia pertanto in una progettualità attiva che vede nella riproposizione di alcune figure con il loro portato di ribellione e trasgressione una traccia importante per delineare percorsi che devono essere dapprima sapientemente appresi e poi costruiti da coloro che si apprestano a predisporsi come educatori.

Il prezioso volume curato amorevolmente da Gabriella Armenise e Daniela De Leo ci propone una lodevole sinergia tra un’analisi di modelli tratti dalla letteratura e la messa in opera di una serie di strategie che mirano a formare gli studenti e le studentesse – e non solo – nell’ambito delle scienze della formazione per far sì che diventino proponenti di messaggi paritari e contrastino gli stereotipi ormai obsoleti che tanta parte hanno avuto nella storia dell’educazione. Dopo un’ampia ed approfondita parte dedicata ai classici della letteratura per l’infanzia che vedono come protagonisti alcuni dei più famosi e riconosciuti monelli quali in particolare Pinocchio, Tom Sawyer, Giannettino e Gianburrasca, il volume tratteggia un’ampia digressione sulla figura delle “monelle”, mai analizzate in profondità se non in tempi piuttosto recenti.

Quale dunque la valenza pedagogica di tale riproposizione? In primo luogo, si tratta di un pregevole excursus che pone in rilievo la dissonanza fondamentale tra personaggi quali Viperetta, Pippi Calzelunghe ed altri meno conosciuti rispetto alla società adulta che non comprende la loro appassionata forma di ribellione a canoni precostituiti e costrittivi, tanto che si limita meramente a reprimere e a punire le effrazioni più evidenti perpetrate contro i codici comportamentali vigenti. In secondo luogo, viene posta in luce la validità di una strategia operativa che consideri i libri di tal genere come strumenti per estrapolare elementi utili alla progettazione pedagogica. Non a caso, in maniera assolutamente efficace e di grande utilità, il volume è corredato nell’ultima parte da una serie di schede il cui utilizzo si basa su una serie di finalità di straordinaria rilevanza per facilitare il dialogo critico, l’intersoggettività e la costruzione identitaria. Non da ultimo, mi preme sottolineare il valore interdisciplinare di tale operazione didattica che si basa sulla consapevolezza della complessità di ogni Bildung a partire da anni oltremodo precoci.

Dunque, una proposta che tocca le corde più sostanziali sia della progettazione didattica sia della modalità di operare all’interno di contesti educativi assolutamente delicati per l’età anagrafica e che risulta di notevole utilità per il lavoro che si può svolgere efficacemente nelle aule universitarie. Ritengo pertanto che il volume di Armenise e De Leo rappresenti un exemplum di grande portata e che possa essere preso a modello per ulteriori operazioni di tal fatta volte ad agevolare una progettualità concreta nell’ambito di quel meraviglioso universo dell’educazione il cui scopo consiste nel formare giovani menti e giovani cuori.


1 La rivista giunta al trentottesimo anno di pubblicazione e 108 numeri già pubblicati viene pubblicata dall’Università del Salento e si avvale di importanti collaborazioni con centri e gruppi di ricerca internazionali quali il Centre de Recherches en Histoire des Idées in Francia e il Gruppo di ricerca Escritoras y Escrituras (composto da 50 membri appartenenti a diversi Paesi del mondo).

2 La Nuova Italia (Firenze 1934); Einaudi (Torino 1975, 1993, 1994); Scalpendi (Milano 2010).