https://doi.org/10.36253/rse-16810

Received: November 17, 2024; Accepted: February 3, 2025; Published: June 5, 2025

Educare lo sguardo. I libri e gli albi fotografici per l’infanzia e l’adolescenza nel panorama editoriale italiano

Educating the Eye. Photographic Books and Picture Books for Children and Teenager in the Italian Editorial Landscape

Lucia Paciaroni

Università degli Studi di Macerata, Italia

l.paciaroni2@unimc.it

Abstract. In recent years the sector related to photographic books and picture books has been at the centre of a lively debate during training events, meetings and exhibitions. In the historical-educational field, it is still a largely unexplored topic, and by “digging” into the catalogs of publishing houses, the richness and variety of the world of photographic books for young readers emerge. In Italy, in the 1970s, photography played a central role in serial publications and also appeared in children’s books, such as Ciccì Coccò by Bruno Munari with evocative images by Enzo Arnone. Today, editorial products that use photography are diverse and varied. Photographs are widely used in scientific dissemination books as well as in products aimed at the 0-3 age group. Some books feature artistic or experimental photography that “plays” with the real object and unleashes the reader’s imagination and fantasy. The aim of this article is to reconstruct the genesis of photographic books to understand their development and uses, and to analyze, without claiming to be exhaustive, the products of the current publishing market, highlighting how photography serves as a language capable of speaking to children.

Keywords: photographic books, children’s literature, Italy, 20th and 21st century.

Riassunto. In anni recenti il settore legato ai libri e agli albi fotografici è al centro di un vivace dibattito in occasione di eventi di formazione, incontri e mostre. In ambito storico-educativo si tratta di un tema ancora in larga parte da esplorare e, andando a “scavare” all’interno dei cataloghi delle case editrici, emerge la ricchezza e la varietà del mondo dei libri fotografici per i giovani lettori. In Italia, a partire dagli anni Settanta, la fotografia è al centro di pubblicazioni seriali e viene proposta anche nei libri per l’infanzia, come in Ciccì Coccò di Bruno Munari con le suggestive immagini di Enzo Arnone. I prodotti editoriali che propongono l’uso della fotografia oggi in circolazione sono diversi e variegati. Le fotografie, infatti, sono ampiamente utilizzate nei libri di divulgazione scientifica così come nei prodotti rivolti alla fascia 0-3. Alcuni libri propongono una fotografia artistica o sperimentale, che “gioca” con l’oggetto reale e che sprigiona la fantasia e l’immaginazione di chi legge e osserva. Con questo contributo si intende ricostruire la genesi del filone dei libri fotografici per capirne le origini e gli utilizzi per poi analizzare, senza la pretesa di essere esaustivi, i prodotti dell’attuale mercato editoriale, evidenziando come la fotografia rappresenti un linguaggio che può parlare ai bambini e alle bambine.

Parole chiave: libri fotografici, letteratura per l’infanzia e per l’adolescenza, Italia, XX e XXI secolo.

Contents

Introduzione

Gli albori della letteratura per l’infanzia in Italia tra illustrazioni e fotografie

Bruno Munari, Giovanni Belgrano e Mario Lodi, sperimentatori nell’editoria per l’infanzia

Albi e libri fotografici in Italia

Conclusioni

Bibliografia

Introduzione

Negli ultimi anni, in Italia, si è diffusa una maggiore attenzione nei confronti dei libri fotografici destinati ai bambini e alle bambine. A dimostrarlo, oltre un numero considerevole di pubblicazioni di libri e albi fotografici di qualità, anche incontri, convegni1, workshop2 e mostre3 promossi da diverse realtà, come librerie, associazioni, fotografi, musei, illustratori, esperti in educazione visiva e in letteratura per l’infanzia.

Come evidenziato in Cent cinquante ans de photolittérature pour les enfants – un volume che propone un viaggio attraverso «centocinquant’anni di letteratura foto-illustrata nell’ambito dell’editoria per l’infanzia europea e nordamericana» – per molto tempo le fotografie nei libri per l’infanzia sono state ritenute non adatte ai bambini. Tra i motivi di questa diffidenza, la convinzione che fossero troppo realistiche, lasciando dunque poco spazio alla fantasia (Cfr. Le Guen 2022, 5); ma fu soprattutto in Francia, in particolare tra gli anni Ottanta e Novanta, che la prospettiva cambiò: studi, mostre, convegni e tesi di dottorato hanno contribuito a superare questa visione stereotipata (Cfr. Le Guen 2022, 5). Come ben evidenzia Anna Castagnoli,

l’accusa che viene mossa più spesso alla fotografia nel libro per bambini, infatti, è quella di non mettere, tra il bambino e il mondo, il filtro di una interpretazione personale, stilizzata abbastanza da ridurre le componenti drammatiche della realtà. In modo meno forte, questa accusa viene mossa anche al disegno quando è troppo realistico. Il realismo desta sempre sospetto e timore nei libri destinati all’infanzia, come se per il bambino fosse pericoloso, o troppo difficile, guardare in una riproduzione bidimensionale la realtà ‘così come è’ (Castagnoli 2021, 173).

Questo concetto viene ben spiegato anche da Giovanna Zoboli: «Il pregiudizio che nutriamo verso la fotografia nei libri per ragazzi dipende dallo stereotipo secondo cui una narrazione per ragazzi è una narrazione fantastica; e dall’altra da un’idea di fantastico e di fiabesco in cui è l’illustrazione, la sua elaborazione immaginativa (nel senso di ‘non oggettivo’), a godere del favore dell’infanzia» (Grassi 2020, 30).

Fino ai primi del Novecento, come evidenzia Castagnoli, salvo qualche eccezione, a dominare la scena – nell’ambito dei libri per l’infanzia in cui è presente la fotografia – sono opere nelle quali ritroviamo fotografie raffiguranti bambini. Il primo autore per bambini della storia ad accompagnare i suoi versi con questo tipo di immagini è Hans Christian Andersen: nel 1866 collabora con il fotografo ufficiale della corte danese Harald Paetz e pubblica Fotograferede Børnegrupper, considerato «il primo libro illustrato con la fotografia» (Castagnoli 2021, 177) nel quale inserisce «sei ritratti di bambine e bambini fotografati in pose trasognate» (Castagnoli 2021, 177). Più tardi, a partire dagli anni Trenta, inizieranno a comparire libri per bambini dove ad essere fotografati sono anche gli oggetti della vita quotidiana. Uno dei primi esempi è The First Picture Book. Everyday Things for Babies di Mary Steichen Calderone e Edward Steichen, pubblicato a New York nel 1930, e che contiene immagini in bianco e nero di oggetti di uso quotidiano che il bambino può facilmente riconoscere, come un orsacchiotto di peluche o alcune palline (Le Guen 2022, 42). Un altro significativo esempio è rappresentato dal libro di Emmanuel Sougez, Alphabet, pubblicato nel 1932, dove la pagina di sinistra contiene una lettera dell’alfabeto e una parola in tre lingue (tedesco, inglese e francese), mentre la pagina di destra la fotografia in bianco e nero dell’oggetto corrispondente alla parola.

A partire dagli anni Settanta, protagonista indiscussa dei libri fotografici, soprattutto concept book, è la fotografa statunitense Tana Hoban. La sua è una pluridecennale esperienza fatta di simboli, lettere, numeri, forme e colori accesi. Si pensi, ad esempio, a Count and see (1972), dedicato ai numeri in cui abbina al numero 1, la fotografia di un idrante, al numero 3, quella di tre scuolabus. Tramite queste immagini, «Tana Hoban insegna a guardare alle cose di tutti i giorni, le più comuni e ordinarie […] E così facendo avvicina il bambino alla realtà, ne educa insieme il senso estetico, in un nesso tanto originale quanto affascinante» (Dal Gobbo 2019, 88). Nel 1978 negli Stati Uniti esce Is it red? Is it yellow? Is it blue?, un albo fotografico che invita i bambini a osservare ciò che li circonda e a esplorare colori e forme, pubblicato in Italia da Camelozampa nel 2023. Ogni pagina contiene una fotografia a colori e sotto ad essa compare un cerchio colorato: il gioco è proprio quello di cercare quel colore nella foto. Nel 2023 Camelozampa pubblica anche Look Book (1997), un divertente libro-gioco dove, attraverso uno “spioncino” al centro della pagina, i lettori possono provare ad indovinare chi o cosa troveranno voltando pagina.

Nel panorama internazionale si ricorda anche Jill Hartley. I suoi lavori sono stati pubblicati dalla casa editrice messicana Petra Ediciones, tra cui, solo per fare un esempio, ricordiamo Rojo+verde (2007), dove la fotografa statunitense propone colorate foto scattate in Messico, in cui spicca il vivace accostamento tra rosso e verde. È, però, l’area francofona quella che si è distinta maggiormente per la ricca sperimentazione con le fotografie nei libri per bambini e ragazzi. Solo per fare alcuni esempi, si ricorda la casa editrice Les Grandes Personnes che ha pubblicato Imagine. C’est tout blanc di Claire Dé (2015), un libro cartonato dedicato al colore bianco, oppure Qui suis-je? (2018), dove ogni immagine propone un indovinello e le foto – che ritraggono volti di bambini di una scuola dell’infanzia con in mano un frutto – suggeriscono la risposta. Sul retro del libro, costruito a fisarmonica, ci sono divertenti facce realizzate con la frutta (Cfr. Dal Gobbo 2019, 86-87). Les Grandes Personnes ha pubblicato anche i lavori di François Delebecque, poi usciti in Italia con la casa editrice L’Ippocampo, come Il piccolo mondo del giardino. Fiori, frutti e animaletti… (2024), un libro-gioco con le alette in cui sagome nere nascondono fotografie che servono per scoprire tutto ciò che si racchiude in un giardino.

La casa editrice Terre di mezzo, negli ultimi anni, ha inserito nel suo catalogo due albi dedicati a una storia di amicizia. Il mio asinello Benjamin e io è un libro di Hans Limmer con le fotografie di Lennart Osbeck, tradotto da Giulia Mirandola. È una storia tenera e commovente di amicizia e di cura che il lettore ripercorre attraverso le parole della protagonista Susi e le fotografie in bianco e nero che la ritraggono con il suo asino Benjamin. Si tratta di un libro che rappresenta un classico della letteratura per l’infanzia in Germania: è stato pubblicato con il titolo Mein Esel Benjamin dall’editore tedesco Hanns Reich Verlag nel 1968; mentre l’albo La litigata di Victoria Scoffier con le foto di Alain Laboile è stato pubblicato in origine nel 2017 con il titolo La Dispute da Èditions des Arènes. Scoffier spiega che le fotografie in bianco e nero di Laboile

raccontano la vita dei suoi sei figli così com’è, sospesa ai margini del mondo. Nil e i suoi fratelli vivono in una bolla verdeggiante ai bordi della foresta, in cui troneggiano un Pan gigante in ferro battuto e una balena in terracotta […] Il papà-fotografo si mette all’altezza dei suoi bambini per raccontare il mondo. Le immagini sono vere e spontanee, senza alcuna messa in scena. Conosciute e apprezzate dagli adulti nel mondo intero, incarnano l’infanzia libera e selvatica (Scoffier 2024).

Anche in questo caso, il lettore incontra la storia di un forte legame, quello tra una bambina e un gatto, i quali, dopo un litigio, capiscono che: «l’amicizia è più bella se non è un possesso, ma un regalo» (Scoffier 2024).

Gli albori della letteratura per l’infanzia in Italia tra illustrazioni e fotografie

Per quanto riguarda la nostra penisola, l’Ottocento, come è noto, è il secolo in cui iniziano a delinearsi filoni e generi letterari, forme linguistiche e paradigmi comunicativi destinati a connotare la letteratura per l’infanzia nei decenni seguenti e ad influenzarne profondamente l’evoluzione e i successivi sviluppi (Ascenzi, Sani 2018, 7). In questo secolo, come evidenzia Paola Pallottino, si può parlare di veri e propri libri illustrati per l’infanzia a partire dagli anni Venti dell’Ottocento, anche se si tratta di «opere polivalenti che […] verranno messe in mano ai bambini in assenza di libri più adatti alle loro inesplorate esigenze» (Pallottino 2020, 214):

La maggior parte delle illustrazioni per l’infanzia fino agli anni Sessanta e Settanta, sono quasi sempre di autore ignoto, o siglate dal loro incisore, come nel caso di Zambelli per molte opere di Cesare Cantù, mentre si diffondono le illustrazioni straniere, importate insieme alle traduzioni, delle opere di Berquin, Schmid, De Foe, Wyss, Bremer, Woillez, Blanchard, Miss Edgeworth (Pallottino 2020, 216).

Successivamente, si assisterà a un cambiamento nelle proposte editoriali e si darà vita a una produzione di collane illustrate graduate per età (Pallottino 2020, 216), così come a diverse riviste per l’infanzia arricchite da illustrazioni.

Per quanto riguarda la fotografia, già a partire dalla fine del XIX secolo, inizia a comparire all’interno di libri e periodici. Come sottolinea Pallottino, «un attento esame […] di tutti i prodotti editoriali forniti di apparati iconografici, consente di individuare, soprattutto a partire dall’ultimo quarto del XIX secolo, l’adozione di fotografie a fini illustrativi» (Pallottino 2020, 206-207). La «fotografia illustrativa», quindi l’illustrazione che utilizza la fotografia, come puntualizza Pallottino, comprende due categorie in editoria:

alla prima appartengono tutte le fotografie a carattere eminentemente didascalico e di natura documentale […] Alla seconda appartengono tutte quelle fotografie, che l’opzione ‘estetico-narrativa’, denunciata dalla dichiarata genesi di foto in posa espressamente realizzate in studio, destina alle opere letterarie (Pallottino 2020, 207-208).

La pratica di utilizzare fotografie per illustrare romanzi e racconti ebbe una certa voga durante il primo decennio del secolo, per venire in seguito ripresa con alterna fortuna, ma senza mai affermarsi e mantenne sempre un carattere prevalentemente sperimentale (Pallottino 2020, 208). Nel periodo 1908-1913 si concentrerà il maggiore impiego di fotografie illustrative in libri e periodici (Pallottino 2020, 208) e, nell’ambito delle riviste rivolte all’infanzia che si sono distinte proprio per l’impiego della fotografia, si ricorda «Il Giornalino della Domenica», fondato da Luigi Bertelli nel 19064.

Un punto di forza del settimanale risiedeva nelle copertine: erano, infatti, realizzate da illustratori di grande prestigio come Ezio Anichini, Filiberto Scarpelli, Ugo Finozzi, Antonio Rubino e Umberto Brunelleschi. Gli articoli erano spesso accompagnati da disegni come esclusivi supporti visivi di ciò che si leggeva ma non solo: Bertelli aveva deciso di introdurre anche le fotografie (Boero, De Luca 2023, 142) e, come si vedrà, avranno un ruolo fondamentale nelle pagine del periodico. Infatti, l’intento di Bertelli era proprio quello di porre l’attenzione verso l’educazione all’immagine e desiderava «avviare i ragazzi alla conoscenza delle potenzialità espressive e alla pratica quotidiana della fotografia come strumento di comunicazione e di conoscenza» (Greco 2011, 340). Nel Decalogo/Programma del «Giornalino», Bertelli specifica «di voler adornare gli scritti con riproduzioni e illustrazioni che non offendano, come spesso purtroppo accade, il gusto estetico con figure mal disegnate e peggio colorate» (Greco 2011, 342).

Il fondatore del «Giornalino», come anticipato, intendeva far conoscere il mondo della fotografia ai lettori e pubblica, già a partire dal numero 8 del primo anno, alcuni articoli dedicati alla storia della fotografia e alle principali tecniche di riproduzione dell’immagine. Successivamente, le iniziative legate alla fotografia diventano numerose: dai concorsi fotografici alle collaborazioni con la Società Fotografica Italiana, dai servizi corredati da veri e propri reportage fotografici – come quello realizzato nel 1907 da Mario Nunes Vais in occasione di una giornata organizzata dalla redazione ai Bagni di Viareggio o quelli della Festa del Grillo – alle rubriche dedicate esclusivamente alle immagini inviate dagli abbonati, come Dal nostro album di fotografie, curata dall’illustratore Ugo Finozzi, che si firma con lo pseudonimo di Pellicola, o La cronaca fotografica estiva, promossa dallo stesso Vamba. È il 12 aprile 1908 quando la tradizionale copertina a colori cede il posto, per la prima volta, a una fotografia di Ugo Finozzi che ritrae un bambino che gioca.

Nei mesi successivi la fotografia continua a ricoprire un ruolo di grande importanza nel settimanale: infatti, il 30 agosto 1908 esce un numero stampato su carta speciale, splendidamente illustrato e tutto dedicato al mare, che contiene 48 pagine contro le 16 normali e ben 200 fotografie. Inoltre, nel dicembre 1908 viene fondata la Società Fotografica Giornalinesca su base nazionale con lo scopo di realizzare e inviare reportage con foto e testi dedicati alle attività «giornalinesche» (Greco 2011, 351-352). La società si era dotata di un bollettino mensile che veniva pubblicato nelle pagine rosa del «Giornalino», a partire dal numero 52 del 27 dicembre, e, come evidenziato da Andrea Greco, questo strumento di comunicazione «documenta chiaramente come nel “Giornalino” l’uso della fotografia fosse diventato un modo consueto di espressione, spesso coordinato ad altri in modo sinergico» (Greco 2011, 352). Oltre alle tante iniziative citate, nel «Giornalino» la fotografia veniva utilizzata anche a corredo di articoli a carattere storico e artistico. Vamba, quindi, impiegava la fotografia anche a scopo meramente documentale, allo scopo di far avvicinare i piccoli lettori ai beni storico-artistici del paese e alle tradizioni nazionali. Egli era convinto che la fotografia dovesse essere “imparata” sin dalla gioventù e che, attraverso essa, si tenesse in esercizio lo spirito di osservazione e si promuovesse l’educazione allo sguardo.

Bruno Munari, Giovanni Belgrano e Mario Lodi, sperimentatori nell’editoria per l’infanzia

È, però, tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, che assistiamo a un intenso rinnovamento culturale, sociale e politico, che investe anche il mondo dell’editoria per l’infanzia. Sono, infatti, gli anni di sperimentazioni innovative come quelle di Enzo Mari, Bruno Munari, Giovanni Belgrano e Mario Lodi. Irrompono sulla scena immagini e contenuti inediti come quelli proposti, a partire dal 1966, dalla Emme Edizioni di Rosellina Archinto, impegnata nel difendere un’idea di editoria di ricerca e di qualità e artefice di una vera e propria rivoluzione visiva all’interno dei libri per bambini. Questi libri fecero i conti, inizialmente, con coloro che li ritenevano troppo sofisticati e troppo costosi (Terrusi 2012, 32). Come evidenzia anche Paolo Canton,

[…] la Emme Edizioni finisce per collocarsi in una posizione scomoda: da una parte, i suoi libri sono percepiti come strani e freddi dalla parte più conservatrice del pubblico, abituata a pensare al fregio e allo svolazzo come elementi che connotano una bellezza avulsa da qualsiasi funzione narrativa […]; e dall’altra come snob e inutilmente estetizzanti da un’avanguardia progressista che, per un malinteso pauperismo, voleva destinati all’educazione del popolo solo prodotti che rinunciassero programmaticamente a ogni pretesa di bellezza e di pregio (libri “per i figli degli architetti” li chiamavano) (Canton 2013, 113).

Nel catalogo della Emme Edizioni, così innovativo per temi, linguaggi visivi e concezione complessiva, non potevano mancare, già a partire dagli anni Settanta, anche alcuni libri e albi in cui la fotografia ricopre un ruolo centrale: si pensi a titoli come Da lontano era un’isola (1971) di Bruno Munari, Ariele, un bambino e il mare (1976) di Collettivo Tre e Giochi d’acqua, Giochi d’aria, Giochi di terra di Giovanni Belgrano.

Di questa “rivoluzione visiva ed editoriale”, Bruno Munari è stato uno dei protagonisti già a partire dagli anni Quaranta, quando iniziò a portare avanti «un lavoro di studio e innovazione progettuale nell’ambito della comunicazione visiva e del design accogliendo sperimentazioni che si rivolgevano anche al libro, e in particolare al libro per bambini» (Terrusi 2012, 31). Nei libri del designer milanese troviamo spesso la fotografia, un linguaggio universale che non aveva bisogno di essere tradotto. Si pensi, al suo Supplemento al dizionario italiano, pubblicato nel 1958, nel quale, attraverso il gesticolare delle mani, i gesti, l’espressione del viso e l’atteggiamento della persona, Munari rappresenta tanti modi di esprimersi senza parlare.

Tra i primi e rari libri dove viene usata la fotografia, si ricorda Ciccì Coccò, pubblicato per la prima volta nel 1982 da Fotoselex e oggi edito da Corraini. Munari ha scritto frasi semplici e brevi rime che accompagnano gli scatti di Enzo Arnone, suggestive immagini in bianco e nero realizzate tra gli anni Settanta e Ottanta che raccontano una storia di infanzia, di gioco e di scoperta, una fase della vita dove «tutto è nuovo, tutto è da imparare e il gioco favorisce la memorizzazione» (Arnone, Munari 2000).

Tra le collaborazioni della Emme Edizioni, c’è anche quella con il pedagogista, insegnante e direttore didattico vicino al Movimento di Cooperazione Educativa, Giovanni Belgrano. Dall’impegno nel promuovere una didattica attiva – anche con cinepresa e macchina fotografica – e dalle ricerche di carattere sperimentale, nasce la sua collaborazione con Bruno Munari, con cui, negli anni Settanta, lavora alla progettazione di giochi didattici composti da carte quadrate combinabili tra loro in tanti modi diversi in origine prodotte da Bruno Danese e Jacqueline Vodoz e ora riedite da Corraini – come Più e Meno, Strutture, Trasformazioni, Immagini della realtà, Otto sequenze da mettere in ordine (Corraini Edizioni 2024). Alcuni di questi giochi vedono l’impiego delle fotografie, come Immagini della realtà, che contiene quaranta immagini fotografiche che rappresentano alcuni soggetti ripresi da vari punti di vista e in una varietà di forme diverse. Il gioco mette a confronto la fotografia realistica a colori con quella in bianco e nero, con il negativo fotografico e, infine, con la parola scritta (in sei lingue).

Belgrano, negli anni Settanta, è anche autore di alcuni libri didattici editi dalla Emme Edizioni: Giochi d’aria, Giochi di terra e Giochi d’acqua, nei quali vengono proposti alcuni giochi da realizzare coinvolgendo i tre elementi, terra, acqua e aria. Si tratta, dunque, di veri e propri libri-laboratorio, in cui l’autore inserisce testi, disegni e fotografie in bianco e nero e invita i lettori a osservare, costruire e giocare (Fig. 1).

Figura 1. Giochi d’aria, Giochi d’acqua e Giochi di terra di Giovanni Belgrano.

La fotografia rientrava anche tra le passioni del maestro Mario Lodi. Lo ricorda il fotografo Luigi Briselli, con il quale Lodi collaborò alla realizzazione di mostre e libri fotografici:

Mario amava moltissimo la fotografia. Gli piaceva camminare per la campagna e fotografare quello che incontrava, nella sua realtà naturale, senza selezioni estetizzanti. Amava la campagna, la vita di cascina e vi portava molto spesso i suoi alunni per indimenticabili lezioni esperienziali all’aperto. […] Era affascinato dagli alberi. Li fotografava in qualsiasi modo e condizione. Un giorno vidi presso di lui i disegni dei bambini con poesie e racconti dedicati agli alberi. Ne fui colpito per la magia e la freschezza che esprimevano. Decidemmo così di pubblicare un volume di alberi e di poesie: disegni, fotografie e testi poetici. Lo componemmo in tre parti: lo sguardo poetico e affascinato dei bambini commentato da Mario Lodi; le fotografie degli alberi protagonisti del nostro paesaggio commentate da Edo Ronchi e accostate ai versi di grandi poeti; gli alberi monumentali fotografati fra nord e centro Italia, corredati dalle descrizioni e dalle riflessioni di Riccardo Groppali. Fu pubblicato da Persico nel 1998 (Casa delle Arti e del Gioco Mario Lodi 2024).

Nel 1971, Mario Lodi e un gruppo sperimentale da lui coordinato danno vita a «Biblioteca di Lavoro», una pubblicazione seriale realizzata come alternativa al libro di testo, dove la fotografia viene utilizzata non solo come testimonianza storica di un’immagine collettiva della scuola e con l’intento di rivelare il clima pedagogico e sociale di quel periodo (Cfr. Valecchi, Pacelli 2024, 68; Di Santo 2022) o come foto di corredo a un testo di carattere storico o socio-culturale, ma anche come strumento per educare lo sguardo e per invitare a fermarsi a osservare le piccole cose. Ci sono, infatti, tante cose da scoprire, in cortile, lungo i muri, nelle aiuole, come sottolinea Lodi (Lodi (a), 8), ed è proprio «l’acuta vista dei bambini» che riesce a scovare tanti piccoli dettagli. Lodi invita ad usare l’apparecchio fotografico per «scattare diapositive a colori di ogni […] significativa scoperta dai bambini, nessuno escluso, da commentare poi insieme quando la proietteremo». Non è, dunque, una realtà statica quella riprodotta dall’apparecchio fotografico, ma una realtà ricca e variegata che, secondo Lodi, diventava poi un alfabetiere ricco, anzi un vocabolario logico, dove ogni parola richiama un oggetto e il suo posto e i suoi amici (Lodi (a), 11):

Come il lombrico che sta nella terra ed è amico dell’acqua; come il passero che vive di chicchi e vola in cielo (Ibid.).

Lodi riteneva la fotografia – accompagnata dal commento – una risorsa preziosa per utilizzare «la capacità di osservazione, espressiva e creativa dei bambini, patrimonio generalmente sprecato» (Lodi (b), 15).

In alcuni numeri si incontra anche un utilizzo innovativo della fotografia che si va a mescolare con l’illustrazione diventando un’unica immagine, come in Giovannino senza paura curato da Caterina Foschi Pini. Il libretto – dedicato alla seconda classe – narra la storia di Giovannino, un bambino di sei anni che parte da casa e raggiunge piazza del Duomo a Milano in sella alla sua bicicletta. Nelle pagine, le illustrazioni realizzate dai bambini e le fotografie in bianco e nero vengono a contatto, si completano a vicenda e si sovrappongono (Fig. 2).

Figura 2. Un’immagine tratta dal numero della «Biblioteca di Lavoro» intitolato Giovannino senza paura.

Tra le pubblicazioni della «Biblioteca di Lavoro» ci sono anche storie raccontate per sole immagini, un vero e proprio libro senza parole, come nel numero dedicato allo zoo, curato da Caterina Foschi Pini e illustrato da Ivo Sedazzari. Le fotografie di animali in libertà sono proposte all’interno di un fumetto, in contrapposizione con le illustrazioni della pagina accanto, dove gli animali sono rappresentati chiusi in una gabbia allo zoo. Una proposta che dimostra l’efficacia della fotografia. Infatti, come sottolinea Foschi Pini:

Le storie di sole immagini ci sembrano efficaci perché per il bambino le immagini sono un linguaggio essenziale che parla alla mente per il tramite dell’occhio. […] Il racconto figurato diventa una lettura del «reale» rappresentato che abitua il bambino a osservare, riflettere, collegare i fatti, contribuendo alla formazione del senso critico che gli servirà per analizzare poi il «reale» vissuto (Foschi Pini, 16).

Con la fotografia si può anche giocare e divertirsi: lo dimostra l’artista Mario Mariotti, autore di una serie di divertenti volumi tra gli anni Ottanta e Novanta, come Animani e Fallo di mano, editi da La Nuova Italia e da Fatatrac, in cui mani dipinte si trasformano e diventano animali, come elefanti e trichechi, e giocatori di calcio5. Dunque, sono diverse le proposte che, già a partire dagli anni Sessanta, mettono al centro la fotografia attribuendole, da un lato, il ruolo di “narratrice” di storie fantastiche e divertenti e, dall’altro, riconoscendo ad essa la capacità di sviluppare il senso critico e il ragionamento nei piccoli lettori.

Albi e libri fotografici in Italia

Se guardiamo al mercato editoriale per l’infanzia e l’adolescenza oggi in Italia, possiamo trovare diverse proposte di qualità che hanno “consacrato” l’importante ruolo della fotografia nei libri per i più piccoli. Tra le proposte più interessanti nel panorama nazionale, un posto di rilievo è occupato dal lavoro dell’illustratrice Marianna Balducci, vincitrice del Premio Andersen 2021. Le sue tavole mescolano la fotografia con l’illustrazione dimostrando come la fotografia non mostri sempre e puntualmente la realtà. La realtà, infatti, può essere trasformata dalla combinazione fotografia-disegno e questo ci permette di aguzzare l’ingegno e di attivare la fantasia. Per esempio, Balducci riesce a trasformare oggetti di uso comune e far vivere loro esperienze straordinarie. È quello che succede in La vita nascosta delle cose dove, pagina dopo pagina, oggetti di uso comune vengono trasformati dalla matita dell’illustratrice riminese (Fig. 3):

Figura 3. La vita nascosta delle cose di Marianna Balducci [Immagine concessa dalla casa editrice].

Ogni tanto succede che gli oggetti si stanchino di essere quello che sono sempre stati e decidano di prendersi una vacanza […] Le cose, persino quelle che abbiamo sempre sotto gli occhi o quelle che ormai abbiamo dimenticato, hanno una vita segreta e, se siamo attenti, forse saremo così fortunati da farcela raccontare (Balducci 2020).

Nelle prime pagine troviamo una griglia di piccole fotografie – realizzate da Fabio Gervasoni – che rappresentano oggetti come il temperino, la punta di un pennino e le forbici. Voltando pagina, il lettore può scoprire la nuova vita di questi oggetti: il temperino, per esempio, diventa una porta e due bambini tentano di scrutare cosa ci sia oltre e di aprirla.

Tra i lavori della Balducci, L’ammiraglio si è preso il cielo rappresenta un altro straordinario esempio in cui le illustrazioni “giocano” con la fotografia. Sul foglio dell’albo è riprodotta la foto del cielo, un’immagine che, però, pagina dopo pagina, viene strappata, attorcigliata, accartocciata dall’avido ammiraglio protagonista di questa storia. L’ammiraglio, infatti, decide di prendersi il cielo: quindi ripiega le nuvole, cuce i fulmini, spegne i tramonti. Però, come scrive la Balducci, ricordando Gianni Rodari, «il cielo è di tutti» e sarà un bambino a notare uno strappo nella pagina e, insieme agli altri personaggi, riuscirà a farlo tornare «a essere ciò che è sempre stato e sempre sarà: un dono per tutti» (Clichy 2024) (Fig. 4).

Figura 4. L’ammiraglio si è preso il cielo di Marianna Balducci [Immagine concessa dalla casa editrice].

Sono poi noti i lavori nati dalla collaborazione tra Massimiliano Tappari e Chiara Carminati. Spesso si tratta di libri cartonati, di formato quadrato, con gli angoli smussati. Tra i più famosi, A Fior di pelle, che contiene piccole rime per giocare e muovere e massaggiare le parti del corpo che sono rappresentate dalle fotografie. Un recente e interessante lavoro è anche quello pubblicato dalla casa editrice Editoriale Scienza e che rientra nella collana di divulgazione scientifica «I libri dell’Orto», realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova. Si tratta di Piccolo verde, un inno alla lentezza e al meravigliarsi di ciò che si trova proprio all’altezza dei nostri piedi. Le frasi in rima e le fotografie con piccoli dettagli urbani ci invitano ad abbassare lo sguardo. Un libro-laboratorio, dunque, che ci suggerisce di andare nel mondo e continuare a cercare altra meraviglia. Intorno a noi possiamo anche cercare forme nascoste e inaspettate, come nel divertente libro-gioco Cerca cerchi, in cui si chiede al lettore di guardare ciò che lo circonda in un modo diverso e alternativo. Ogni pagina propone quattro immagini accompagnate da un testo in rima: lo scopo è quello di cercare la forma circolare alla quale fanno riferimento le parole.

Un suggestivo e divertente uso della fotografia lo ritroviamo nell’albo Sonno gigante sonno piccino di Giusi Quarenghi e Giulia Sagramola. Aprendo questo albo, ci si immerge negli album di famiglia di Anita e Rina, le nonne di Giulia. Le foto in bianco e nero e dai bordi ondulati sanno di un tempo passato e accompagnano una dolce ninna nanna circondata da fotografie dove c’è stata una piacevole “incursione” di colori accesi, oggetti e situazioni surreali disegnate (Fig. 5).

Figura 5. Sonno gigante sonno piccino di Giusi Quarenghi e Giulia Sagramola [Immagine concessa dalla casa editrice].

Tra le varie tipologie di libro in cui viene impiegata la fotografia, troviamo anche i libri nomenclatura, dove alla fotografia viene abbinata una parola, o i libri-alfabetieri, dove sono inserite lettere dell’alfabeto, parole e fotografie; mentre per la prima infanzia, vengono proposti anche i cosiddetti «libri con le facce». Tra i più conosciuti, il cartonato Guarda che faccia!, prima pubblicazione del programma nazionale Nati per Leggere, che propone ritratti di bambini che esprimono diverse emozioni abbinate alle espressioni verbali.

Conclusioni

È dunque evidente come la fotografia si sia affermata e si stia affermando, anche nel nostro Paese, sempre più come un linguaggio che può parlare ai bambini e alle bambine. Con questo contributo si è inteso, quindi, ricostruire la genesi del filone dei libri fotografici per capirne le origini e gli utilizzi per poi analizzare, senza la pretesa di essere esaustivi, i prodotti dell’attuale mercato editoriale. L’intento è quello di proseguire questa ricerca focalizzandola su altri periodi e altre proposte con lo scopo di approfondire la diffusione in Italia di questa tipologia di libro.

Da quello che è emerso finora, si può evidenziare come i libri fotografici rappresentino una macrocategoria all’interno della quale ritroviamo numerose sottocategorie che fanno parte del panorama editoriale per i bambini e i ragazzi: oltre le classiche enciclopedie e i libri di divulgazione scientifica, da sempre caratterizzati dall’utilizzo delle fotografie e oggi proposti spesso in chiave moderna e innovativa, ci sono anche libri d’artista, libri-gioco, libri-laboratorio, libri nomenclatura, libri con le facce, libri catalogo, albi illustrati e così via. Nelle varie sottocategorie la funzione della fotografia è sempre diversa: a volte rappresenta ciò che è riportato nel testo, altre volte viene “contaminata” dall’illustrazione, altre volte ancora è un’opera d’arte, mentre nei libri per la prima infanzia si usa spesso come strumento per stimolare una parola o per giocare. Come evidenzia Mara Pace, ci sono esempi di libri che

utilizzano la fotografia nell’incontro con la parola poetica, lavorano sullo sguardo creativo, sull’analogia che lega un’immagine all’altra. Ma le fotografie rappresentano anche un potente strumento narrativo. Hanno un forte legame con la realtà, ma come ci ricorda Susan Sontag “non spiegano niente” e sono “inviti inesauribili alla deduzione, alla speculazione e alla fantasia”. Possono quindi diventare tasselli di storie: narrazioni che, nonostante siano visivamente radicate nella realtà, sono frutto dell’immaginazione. (Pace 2024, 25-26)

Proprio ai libri che hanno scelto anche la fotografia come linguaggio narrativo, negli ultimi anni, è stato conferito un prestigioso riconoscimento italiano, il Premio Andersen. Dopo la vittoria, nel 2023, di Diario di un’esplorazione fuori dalla tana. Appunti e scoperte di Edmond il Coniglio dell’autore francese Thierry Dedieu, edito da Franco Cosimo Panini nella categoria “miglior libro fatto ad arte”, nel 2024 il Premio per la categoria “miglior libro mai premiato” è stato assegnato a Fammi una domanda! di Antje Damm, mentre La camera buisssima di Elisa Lauzana e Irene Lazzarin ha ottenuto il riconoscimento come “miglior libro di divulgazione scientifica”.

I libri fotografici per bambini sono dunque risorse importanti per lo sviluppo nelle giovani generazioni di diverse competenze, come l’interpretazione delle immagini e la comprensione delle storie che trasmettono, e, allo stesso tempo, sono un elogio alla lentezza e un invito a cambiare il nostro sguardo sul mondo, così come un ottimo “mezzo” per viaggiare con la fantasia. Sono poi evidenti le grandi potenzialità di questi libri per progettare attività didattiche nei diversi contesti educativi: essi costituiscono, infatti, un’occasione preziosa per vestire i panni di esploratori ed esploratrici, per poi semplicemente guardarsi intorno, anche sotto casa, e prendersi del tempo o “perdere” del tempo per osservare, perché «a volte, perdere tempo è il modo migliore per guadagnarlo» (Tappari 2021, 45).

Bibliografia

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Zannelli, Diletta, Laura Formenti e Andrea Pinotti, cur. 2021. Immagini come alfabeto. La dimensione pedagogica della fotografia. Cinisello Balsamo: Silvana Editoriale.


1 Si pensi al convegno “Photography in Children’s Literature”, organizzato dall’Università di Stoccolma il 20 e 21 maggio 2021, i cui contributi sono confluiti in un volume che rappresenta un importante studio internazionale che esamina la vasta gamma di tecniche artistiche, temi e generi utilizzati nei libri fotografici per bambini.

2 Solo per fare alcuni esempi, si ricorda il convegno sull’educazione all’immagine, tenutosi nel mese di ottobre del 2020 e promosso dal Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo i cui contributi sono poi confluiti nel volume Immagini come alfabeto. La dimensione pedagogica della fotografia, curato da Diletta Zannelli, Laura Formenti e Andrea Pinotti. Recentemente, sono stati proposti anche corsi e incontri con esperti in educazione visiva, fotografi, illustratori e artisti che hanno fatto della fotografia nei libri e albi per l’infanzia la propria cifra stilistica: la libreria indipendente SpazioB**K di Milano ha organizzato il primo ciclo di incontri “Quattro passi nei libri fotografici per l’infanzia” per poi proporre “Altri quattro passi nei libri fotografici per bambini e ragazzi”. L’illustratrice Marianna Balducci è stata protagonista degli incontri organizzati, nel 2022 e nel 2024, da Irene Greco, ideatrice del progetto “Leggimiprima, l’arte di comunicare con i bambini attraverso i libri e le storie”.

3 Solo per citare alcuni esempi, si ricorda la mostra bibliografica “Libri per bambini con il culto dell’immagine”, organizzata dall’associazione Cartastraccia in collaborazione con il fotografo Alessandro Dandini de Sylva e inaugurata nel 2018 a Roma, presso la Fondazione Pastificio Cerere. Si tratta di una mostra di editoria fotografica per l’infanzia con pubblicazioni provenienti dalla collezione privata di Giuseppe Garrera e dalla biblioteca della Fondazione Malaspina. Nel 2020 l’associazione Cartastraccia ha organizzato una mostra di libri fotografici presso la Biblioteca di Cisterna di Latina, selezionando per la biblioteca una bibliografia di libri fotografici disponibile nel catalogo online della biblioteca (https://opac.regione.lazio.it/SebinaOpac/query/KF_SO:%22fi%20libri%20fotografici%20per%20ragazzi%22?sysb=RL1YN&context=catalogo). A proposito di mostre e libri fotografici per l’infanzia, nel 2024, all’interno del festival internazionale di fotografia “Cortona on the move”, è stata organizzata la mostra “Giro Giro Corpo. Fotolibri per bambini e adulti bambini”, la cui ricerca editoriale è stata curata dalla libreria SpazioB**K e da Kublaiklan Collective. E infine, si ricorda il fondo “FOCUS. Libri fotografici per bambini e ragazzi”, conservato presso la Biblioteca della Provincia di Trento.

4 Su Luigi Bertelli, si veda: Lettere a Vamba. «Il Giornalino della Domenica» nei rapporti epistolari tra Luigi Bertelli e i suoi collaboratori (Ascenzi 2006, 317-365) e Tra mobilitazione giovanile e costruzione dell’identità nazionale. Luigi Bertelli/Vamba scrittore per l’infanzia dall’età giolittiana al primo dopoguerra (Montecchiani 2022).

5 Si ricorda la mostra “Animani”, un omaggio a Mariotti tenutasi negli spazi espositivi dell’Istituto degli Innocenti a Firenze dal 29 novembre 2009 all’11 aprile 2010 e curata da Stefano Filipponi, Francesca Mariotti, Gianni Pozzi e Andrea Rauch. La mostra presentava un centinaio di opere di “pittura sul corpo” realizzate dall’artista negli anni Ottanta e Novanta e riprodotte attraverso media e linguaggi di grande diffusione come la fotografia, il libro, il video e la pubblicità (Istituto degli Innocenti 2024).

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