ISTILLARE “L’ORGOGLIO DI RAZZA” ALL’ESTERO

GLI EFFETTI DELLE LEGGI RAZZIALI NELLE SCUOLE ITALIANE IN TUNISIA

  • Martino Oppizzi IHTP
Parole chiave: Fascismo, Antisemitismo, Scuola, Tunisia

Abstract

L’introduzione della legislazione antiebraica nelle scuole d’Italia, a partire dal settembre 1938, è stata oggetto di numerose riflessioni storiografiche. Meno conosciuta è invece l’applicazione delle leggi razziali, intese sia nel loro aspetto burocratico-normativo che in quello morale e propagandistico, nelle istituzioni scolastiche delle comunità italiane di emigrazione. Il regime fascista aveva dispiegato uno sforzo notevole nella costruzione di un consenso tra gli emigrati, e le scuole italiane all’estero avevano già svolto anche prima del 1938 un ruolo cardinale in quest’opera. All’irrompere dell’antisemitismo di Stato, le autorità politiche e scolastiche fasciste all’estero diedero risposte eterogenee, certamente influenzate dai diversi contesti politici, culturali e giuridici in cui si trovarono ad operare. Appoggiandosi su una documentazione poco battuta, come i fondi delle Scuole Italiane all’Estero, l’articolo mira a ricostruire l’impatto delle leggi razziali nelle scuole italiane di Tunisia, integrandovi un corpus di testimonianze orali raccolte nel periodo 2013-2017. Il caso tunisino, infatti, appare come un punto di osservazione emblematico per comprendere in che misura le autorità fasciste locali si applicarono per tradurre le direttive di esclusione razziale dal centro alla periferia, nonché il peso giocato dallo zelo e dal conformismo burocratico all’interno del meccanismo persecutorio.

Pubblicato
2019-12-05